Inutile che ci arrabbiamo. Vivono tutti, spesso per decenni, rinchiusi nelle loro case, occupati nei loro uffici, immersi nei loro pensieri, impegnati nel lavoro, su e giù con le loro auto per mezzo mondo. Poi compaiono. Non hanno idea che cosa comporta l’impegno in politica, che cavolo sia un programma, che significa amministrare e che problemi bisogna andare a risolvere.
Sfruttano il caos del momento per non soccombere ad esso.
E’ i...niziata l'era politica basata non sul simbolo o sul programma bensì sull'immagine del candidato. Assistiamo così al passaggio definitivo e ormai inevitabile dal comizio allo spot di marca personale. Si va in giro a mostrare solo il corpo a discapito della testa. Si presenta il portafoglio dei voti e si nasconde il vuoto delle idee. La maschera al posto del cuore. Quando parlano non si identificano coi problemi della gente a cui si rivolgono, ma sono incentrati solo su problemi "autoreferenziali" fuori dalla realtà. Anche perché non hanno nulla da comunicare. E pensano che non ce ne sia bisogno.
Non c’è fronte, nessuna linea concreta di comunicazione né di rapporto culturale, nessun carro che avanza col suo bagaglio di riferimento ideale e politico, nessuna mente che ripieghi su posizioni coerenti a difesa di un luogo e di un’idea del proprio “Credo” in particolare: l’esercito dei candidati avanza senza stendardi e bandiere nel caos totale di pura mobilità alla ricerca del miglior posto al sole.
Oggi possiamo dire che è caduto l’ultimo mattone ideologico del muro di Berlino.
La politica, minacciata dal terrorismo delle api maia che saltano da un fiore all’altro, sta dando vita a liste ambiziose e rampanti condannati a non sapere nulla del paese che deve governare. Paria albensi tagliati fuori dal contatto con gli altri esseri umani ma col pensiero rivolto ai cazzi propri.
Una volta chi si dedicava alla politica faceva generosa gavetta nelle associazioni giovanili e poi nel partito per apprendere le tecniche di gestione della cosa pubblica e del vivere in una comunità. Sappiamo bene l'importanza della ragione del cuore, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti e certamente non vogliamo diventare dei robot: però ho l'impressione che sia una debolezza micidiale la rinuncia alla logica, alla razionalità e all'intelligenza che sa muovere i pezzi sulla scacchiera e le parole nel discorso e i numeri nei quaderni a quadretti. zac
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