La raccolta fondi fa parte di una mossa animale che noi umani abbiamo imparato a fare alcuni anni fa: trattasi in genere di una forma di sostegno tesa a contenere gli effetti di un disagio economico, che sovente invece si rivela un’azione criminale sotto la coperta buonista di assicurare un aiuto sociale.
Per fare in modo che queste iniziative di volontariato vengano proposte, occorre attivarle mostrando garanzia di particolare onestà e serietà, non solo formale, e condurla a termine a proprie spese e fatiche.
Non è semplice talora metterci la propria faccia e spesso per ottenere il sostegno sociale ed effetti benefici conviene ricercare collaborazione e aiuto a personale comunale e a vere associazioni di sincero volontariato.
E il risultato finale essere poi scaricato sul sito istituzionale.
Non c’è chi dona e chi riceve, non c’è chi dona poco e chi riceve tanto, ma uno scambio continuo di doni e aiuti che arricchiscono tutti.
Non vergogniamoci, condividiamo impegni ed esperienze tra di noi, ma facciamo volontariato alla luce del sole.
E non nascondiamo tutto nella borsa. zac
mercoledì 23 novembre 2016
WORKING POOR OVVERO LAVORATORI POVERI
La solidarietà si accompagna quasi sempre a forme di povertà
materiale e sociale, a privazione di pancia e a difficoltà psico-fisiche poco competitive,
e pertanto non può essere qualcosa d’importanza secondaria e poi essere anche confinata
nel recinto dell’indifferenza.
La precarietà merita sostegno perché oltre ad abbassare il
salario produce miseria sotto l’aspetto quantitativo, nonché austerità che
incide sul livello qualitativo della vita. E giorno dopo giorno si accumula e
cresce ansietà e turbamento, e alla fine si finisce di cadere in un circolo di preoccupazione
e disperazione senza più trovare una via d’uscita.
Ma c’è anche di peggio e più penoso: il calvario della
disoccupazione che uccide. E non solo uccide, ma toglie ogni speranza, toglie
la possibilità di immaginare il futuro e di fare sogni, e sulla soglia della
povertà spegnersi ogni luce in fondo al tunnel delle aspettative umane.
Ci parlano di lavoro giusto e di posto fisso, di industria e
di tecnologia, di produzione sostenibile e di consumo consapevole, di grande distribuzione
e di prospettive futuristiche, ma nel frattempo ci costringono a subire le
logiche criminali delle filiere e dei caporalati, i sistemi liberisti e i
profitti padronali, i sistemi di sfruttamento delle ricchezze e quelli assurdi
della grande distribuzione.
E in effetti i dati raccontano una realtà ben diversa: parlano
di una disoccupazione giovanile che non studia, non lavora più e ha rinunciato
a cercare un’occupazione, della diffusione di forme di contratto precarie e
senza tutele, testimoniata dallo sfrenato utilizzo dei voucher e dal ritorno
del lavoro “a cottimo”, dell’esorbitante numero di giovani che lasciano questo
paese per cercare all’estero opportunità di lavoro.
Questa generazione di working poor non merita il muro dell’indifferenza,
ma vale rispetto e la nostra piena solidarietà. Forza ragazzi ! zac
giovedì 17 novembre 2016
SERVITORI, GIROVAGHI E DISPERATI
La campagna elettorale del 2018 sta vivendo in questo momento la sua fase pre-accattonaggio
di supporters e di candidature, il minuto prima di dare il via alle operazioni
di propaganda che, allo stesso modo del Cavallo di Troia, mira soltanto a
deformare la percezione della realtà, a sostituire con falsi programmi le
urgenze sociali, a falsificare le capacità di produrre lavoro e sicurezza nel
territorio, a manipolare elettori con la fabbrica delle vuote promesse.
Per questo, già ora, si pensa a raccogliere il maggior
numero di militanti, per poter contare sull’appoggio di attivisti che porti al
momento del voto la propria lista al potere. Al potere appunto. Perché di
questo si tratta.
Anche in un Comune come il nostro, non solo nelle metropoli,
contano i clientelismi da foraggiare, il territorio da colorire a seconda del
pranzo o dello spuntino, le attività da incanalare per dare ai furbi la
ricchezza degli onesti, il mandato da oscurare, che i cittadini albensi avrebbero
dato solo agli uomini di fede per governare questo nostro Paese.
Temo che certe mode e
abitudini contano ancora qualcosa e dipendono dal temperamento prepotente e
aggressivo di certa gentaglia costretta a non apparire e a mettere un servitore
in veste di Arlecchino.
Vedo già sbocciare, benché lontano dalla stagione primaverile,
il paladino della “red class” o meglio il pio pio della “pink class” che
girovaga in veste di fedele pastore.
Sull’altare dell’alternanza vedo vacillare la posizione, e peggiorare
sempre più le sue possibilità, antagonista disperato che per emergere va in
giro a battere pugni sui tavoli e persino con la spada in pugno per ottenere
dagli alleati un maggiore impegno e uno sbiadito rispetto.
Non c’è santo che tenga. Né parole per dire. In attesa non
resta altro che sfogliare le margherite e sperare in uomini migliori. zac
sabato 12 novembre 2016
IL PROBLEMA, IN DEMOCRAZIA, È CONVINCERE GLI ALTRI
Come sempre cerco di accendere lumi sulla politica albense e
di far capire agli amici di Facebook quelle varie stranezze che meritano una
particolare attenzione, diventando anche antipatico per questo e spesso
attaccato da cani rognosi con l’osso del potere, seppur marcio, ben fermo sul
gozzo.
Ci vuole coraggio a testimonianza della verità. Invero lo
sapevo da tempo. Come so che quelli che si schierano davvero dalla parte del
bene popolare vengono evitati, derisi e prima o poi attaccati pure dai
PiDocchiosi.
Accuso questa consorteria ingorda e corrotta, in cui la
menzogna, l'ozio e la rapina trionfano impuniti e anzi venerati, alla faccia dei
bisogni umani e sul dolore degli onesti.
E' per questo che spendo ogni mio pensiero, ogni mia parola
e ogni mio sforzo, a debellare i disonesti e i prepotenti, che fanno della
menzogna lo scudo alle proprie responsabilità e dell’autorità istituzionale lo specchio
sacro per apparire custodi e paladini del benessere famigliare.
E talvolta mi chiedo: Chi c*zzo me lo fa fare !
Non li ho visti in faccia, ma dalla lettura dei giornali
posso immaginare la scena davanti al giudice: Mesti, docili, evasivi, poco
limpidi nel rispondere ad accuse cha vanno dal disastro ambientale all’epidemia
colposa.
Dentro le frontiere segnate da un reticolo intellettivo
deteriorato e poco lucido e in evidente apprensione a non commettere errori, ho
solo visto germinare delusione tra i genitori dei bambini finiti in ospedale costituiti
in parti civili.
Qui ho visto l'umanità che soffre. Fuori solo la menzogna e l’inganno.
E, in cuor mio, non c’è perdono per chi ci inganna. zac
venerdì 11 novembre 2016
POLITICA VIZIOSA E DI PARTE
Rispetto per le idee, gusto per ciò che è umanità.
Insofferenza per chi ostenta boriosità, disprezzo per i lestofanti. Odio per
l’oscurantismo e l’indifferenza.
Per usare un gergo automobilistico sul territorio albense, i
mascalzoni e la vanità sono il freno, l’intelligenza e la comprensione sono l’acceleratore,
il disinteresse e l’indolenza la frizione.
Moderata è solo quel poco di pazienza rimasta. Poi
l’ingiustizia sociale col freno a mano tirato ha reso superflui anche i pedali.
E la parabola ancora oggi regge per far comprendere che in
politica come nella vita sono necessari attesa e fiducia, sopportazione e
speranza o, per dirla meglio, tanta calma e gesso.
Del resto il nostro è un Paese fermo o che gira a vuoto, con
l'acceleratore a tavoletta e il freno a mano. Dinamico solo per una categoria
protetta, ma abulico di fatto, praticamente fermo per tutte le altre.
Difficile e controversa la ripresa economica. E a
dimostrazione di quanto grave sia il quadro economico albense è giunto il
momento di esporre la carta topografica albense per meglio conoscere come sia
stato distribuito sul territorio il denaro della cassa comunale.
Scegliete pure con calma l’epiteto tra gli insulti peggiori
che ritenete di saper lanciare, ma il divario è tale che vanifica e neutralizza
una politica viziosa e di parte di cui vergognarsi e da denunciare senza paura.
E’ ora di finirla di buttare tanti soldi per l’erosione e
poi fare retromarcia sulla tassa di soggiorno. Il gesto non piace e non giustifica il modo usato dalle varie
associazioni di categoria per neutralizzare anche la politica.
Chi governa deve essere realista, avere senso della misura,
dei limiti e dei confini. Deve sapere che la vita civica inspira ad est ed
espira ad ovest, ha sistole e diastole, è andata e ritorno.
E allora, se non siete capaci di battervi e anche preferite
calarvi le brache, o peggio non curate l’area urbana di questo Paese, suggerisco
di buttatevi giù dal ponte.
Spiace, ma non ha senso conservarvi in vita... zac
giovedì 10 novembre 2016
PROTEGGERE LA LUCE DAL BUIO
Per non stare sempre sul ring a prendere pugni con le mani
legate dietro la schiena, da semplice cittadino di Alba Adriatica penso mi sia
permesso almeno tentare di mettere a nudo la verità dalla bugia, di proteggere
la luce dal buio, di scoprire la certezza dall’oblio.
E di difenderla da chi finge di non ricordare e davanti a un
giudice si affida ad una serie di “probabilmente”, “si pensava”, “sembrava”, e,
come fosse colpito da demenza senile, di non saper dare una risposta precisa da
dove proveniva la sofferenza cronica del depuratore ogni anno in Agosto, da lui
stesso dichiarato.
E pertanto mi piace dare una mano, e nell’occasione ho i
mezzi per farlo, a chi, a suo tempo nella veste di Sindaco, nelle sue mani
aveva il destino di noi albensi e di chi godeva a fare bagni davanti alla nostra
spiaggia nel mese d’Agosto del 2010.
Sul web ho rintracciato una denuncia di Giuliano Marsili sulla
decisione, definita SCELLERATA e INOPPORTUNA, di far allacciare le fogne dei
Centri Commerciali al nostro depuratore, definito da Lei stesso Sindaco “al
limite della tolleranza e in sofferenza cronica”.
Come fa a non ricordarlo ?
Chi ha permesso l’allaccio ? Chi “ha deciso di rendere
ancora più critico e instabile il suo funzionamento” ? Con quale criterio, e con
quale accordo, si è arrivato a firmare l’autorizzazione all’allaccio della rete
fognante dei Centri commerciali e della contrada Riomoro ?
C’è qualcosa da sapere ? o forse da tenere nascosto ?
E infatti tanti cittadini chiedono di conoscere le carte
tenute sino ad oggi nascoste e di sapere se c’erano accordi sotto il banco.
Molti indizi portano a pensarlo.
Specie per la sua memoria troppo corta mostrata davanti al
giudice. zac
mercoledì 9 novembre 2016
Il delirio...
Il delirio degli irriducibili che ora schiumano rabbia
L'ascesa del «gorilla» Trump scatena lo psicodramma della sinistra chic: una catastrofe peggio del terremoto
È in corso un vero dramma tra i democratici italiani dopo la tranvata clamorosa arrivata dagli Usa. Giornalisti liberal filo Pd, tifosi della Clinton, «esperti» di politica americana (col cuore a sinistra) che dopo aver twittato pronostici trionfali di vittoria e insulti al «gorilla» Trump sono spariti dai radar, generando profonda ansia tra i loro follower.
«Qualcuno ha notizie di Vittorio Zucconi?» si chiedono su Twitter, in attesa che il corrispondente di Repubblica dia segni di vita, dopo aver descritto per giorni il tycoon come un troglodita sessuomane («Hillary sa cosa sono i codici nucleari. L'altro pensa che siano numeri di telefono di modelle e starlet disponibili»). Compatibilmente col fuso orario, Zucconi poi riappare, afflitto per la discesa nel baratro degli Usa come tutti gli altri vedovi inconsolabili della stagione Obama. Tipo Beppe Severgnini, americanista (ma anche anglista) del Corriere traumatizzato dopo la valanga Trump. Consegnare a lui l'America, assicurava Severgnini, «è come affidare lo Space Shuttle a un gorilla», a nessuno verrebbe in mente. Tranne agli elettori americani. A questo punto, l'unica è pregare: «God bless America - twitta la penna brizzolata - Dio benedica l'America. E, già che c'è, butti un'occhiata a tutti noi...». Lapidario Carlo De Benedetti, l'imprenditore tessera numero uno del Pd: «Trump è un imbroglione, dice di valere due miliardi di dollari ma ne vale 200 milioni».
Dopo le magre figure fatte con la Brexit, ripetersi con le presidenziali Usa non è il massimo. Fortuna che almeno Gad Lerner ha un capro espiatorio cui attribuire la cantonata pubblicata sul suo sito alla vigilia del voto: «Dieci motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump». La profezia diventa virale sui social, che sbeffeggiano Lerner (nuovo acquisto della RaiTre a guida Bignardi), finché il giornalista è costretto a intervenire, scaricando la colpa sul giovane collaboratore («Di previsioni sbagliate ne ho collezionate parecchie - scrive a Dagospia - ma questa va invece attribuita al suo legittimo autore, bravo e in questo caso sfortunato: il mio amico Andrea Mollica»). In pieno shock, con sintomi evidenti, la deputata Pd Ileana Argentin che la spara grossa: «Questa elezione è una tragedia, non potevamo avere una notizia più brutta, dev'essere che il 2016 è un anno bisestile. Incredibile, una disgrazia dopo l'altra. Per me l'elezione di Trump è peggio del terremoto francamente» azzarda la parlamentare Pd, prima di affrettarsi a precisare - dopo le polemiche sul paragone col sisma - che «i terremotati sono nel mio cuore, non si può strumentalizzare quel che ho detto».
Effetti collaterali della vittoria di Trump sui nervi sensibili della sinistra italiana. Tradita ancora una volta dai sondaggi, pompati dai media amici. «Tiè, beccate sta sventagliata blu» (il blu è il colore dei Democratici Usa) ha twittato improvvidamente Filippo Sensi, portavoce del premier Renzi, davanti ai primi exit poll che sembravano confermare la mappa del voto favorevole alla Clinton. Tutto sbagliato. Mancava l'esperienza di Walter Veltroni, un altro democratico listato a lutto per Trump alla Casa Bianca. L'ex leader del Pd, sull'Unità, aveva consigliato prudenza: «I sondaggi ormai sono cinquine al lotto». Quel che è certo, spiegava Veltroni, è che la sua vittoria sarebbe una catastrofe planetaria: è «il candidato più estremista che sia mai apparso sulla scena delle elezioni americane», con lui si apre «una grave crisi delle sue istituzioni democratiche», tanto che Veltroni sente ormai chiaramente «scricchiolare la democrazia», nientemeno. La soluzione? Il renziano Fabrizio Rondolino, nell'attesa, individua il problema: «Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale». Luciana Littizzetto, comica politicamente schierata e profumatamente retribuita dalla Rai, sente invece altri tipi di rumori, visto che pubblica - con la consueta eleganza - la foto di un gabinetto con il volto di Trump sul muro e un water al posto della bocca del tycoon: «Questo è quello che ci riserva il futuro, buongiorno un corno». Messaggio quantomeno più incisivo di quello di Laura Boldrini, che si dice «sorpresa per l'esito del voto negli Stati Uniti», ma da femminista ci tiene ad assicurare che «Hillary non è stata sconfitta perché donna ma perché percepita come espressione dell'establishment». Si consola invece, con una lettura originale, l'ex piddino Stefano Fassina, convinto che la vittoria di Trump è «la vittoria degli operai contro il neoliberismo». Convinto lui. Meglio così che inconsolabili.
da "il giornale"
L'ascesa del «gorilla» Trump scatena lo psicodramma della sinistra chic: una catastrofe peggio del terremoto
È in corso un vero dramma tra i democratici italiani dopo la tranvata clamorosa arrivata dagli Usa. Giornalisti liberal filo Pd, tifosi della Clinton, «esperti» di politica americana (col cuore a sinistra) che dopo aver twittato pronostici trionfali di vittoria e insulti al «gorilla» Trump sono spariti dai radar, generando profonda ansia tra i loro follower.
«Qualcuno ha notizie di Vittorio Zucconi?» si chiedono su Twitter, in attesa che il corrispondente di Repubblica dia segni di vita, dopo aver descritto per giorni il tycoon come un troglodita sessuomane («Hillary sa cosa sono i codici nucleari. L'altro pensa che siano numeri di telefono di modelle e starlet disponibili»). Compatibilmente col fuso orario, Zucconi poi riappare, afflitto per la discesa nel baratro degli Usa come tutti gli altri vedovi inconsolabili della stagione Obama. Tipo Beppe Severgnini, americanista (ma anche anglista) del Corriere traumatizzato dopo la valanga Trump. Consegnare a lui l'America, assicurava Severgnini, «è come affidare lo Space Shuttle a un gorilla», a nessuno verrebbe in mente. Tranne agli elettori americani. A questo punto, l'unica è pregare: «God bless America - twitta la penna brizzolata - Dio benedica l'America. E, già che c'è, butti un'occhiata a tutti noi...». Lapidario Carlo De Benedetti, l'imprenditore tessera numero uno del Pd: «Trump è un imbroglione, dice di valere due miliardi di dollari ma ne vale 200 milioni».
Dopo le magre figure fatte con la Brexit, ripetersi con le presidenziali Usa non è il massimo. Fortuna che almeno Gad Lerner ha un capro espiatorio cui attribuire la cantonata pubblicata sul suo sito alla vigilia del voto: «Dieci motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump». La profezia diventa virale sui social, che sbeffeggiano Lerner (nuovo acquisto della RaiTre a guida Bignardi), finché il giornalista è costretto a intervenire, scaricando la colpa sul giovane collaboratore («Di previsioni sbagliate ne ho collezionate parecchie - scrive a Dagospia - ma questa va invece attribuita al suo legittimo autore, bravo e in questo caso sfortunato: il mio amico Andrea Mollica»). In pieno shock, con sintomi evidenti, la deputata Pd Ileana Argentin che la spara grossa: «Questa elezione è una tragedia, non potevamo avere una notizia più brutta, dev'essere che il 2016 è un anno bisestile. Incredibile, una disgrazia dopo l'altra. Per me l'elezione di Trump è peggio del terremoto francamente» azzarda la parlamentare Pd, prima di affrettarsi a precisare - dopo le polemiche sul paragone col sisma - che «i terremotati sono nel mio cuore, non si può strumentalizzare quel che ho detto».
Effetti collaterali della vittoria di Trump sui nervi sensibili della sinistra italiana. Tradita ancora una volta dai sondaggi, pompati dai media amici. «Tiè, beccate sta sventagliata blu» (il blu è il colore dei Democratici Usa) ha twittato improvvidamente Filippo Sensi, portavoce del premier Renzi, davanti ai primi exit poll che sembravano confermare la mappa del voto favorevole alla Clinton. Tutto sbagliato. Mancava l'esperienza di Walter Veltroni, un altro democratico listato a lutto per Trump alla Casa Bianca. L'ex leader del Pd, sull'Unità, aveva consigliato prudenza: «I sondaggi ormai sono cinquine al lotto». Quel che è certo, spiegava Veltroni, è che la sua vittoria sarebbe una catastrofe planetaria: è «il candidato più estremista che sia mai apparso sulla scena delle elezioni americane», con lui si apre «una grave crisi delle sue istituzioni democratiche», tanto che Veltroni sente ormai chiaramente «scricchiolare la democrazia», nientemeno. La soluzione? Il renziano Fabrizio Rondolino, nell'attesa, individua il problema: «Il suffragio universale comincia a rappresentare un serio pericolo per la civiltà occidentale». Luciana Littizzetto, comica politicamente schierata e profumatamente retribuita dalla Rai, sente invece altri tipi di rumori, visto che pubblica - con la consueta eleganza - la foto di un gabinetto con il volto di Trump sul muro e un water al posto della bocca del tycoon: «Questo è quello che ci riserva il futuro, buongiorno un corno». Messaggio quantomeno più incisivo di quello di Laura Boldrini, che si dice «sorpresa per l'esito del voto negli Stati Uniti», ma da femminista ci tiene ad assicurare che «Hillary non è stata sconfitta perché donna ma perché percepita come espressione dell'establishment». Si consola invece, con una lettura originale, l'ex piddino Stefano Fassina, convinto che la vittoria di Trump è «la vittoria degli operai contro il neoliberismo». Convinto lui. Meglio così che inconsolabili.
da "il giornale"
sabato 5 novembre 2016
TEMA...
IL PAESE O LA CITTÀ
IN CUI VIVI
Si chiama Arzano*. A Arzano sono tutti sporchi, non si
lavano; le strade sono tutte sgarrupate, i palazzi vecchi e terremotati, c’è
solo munnizzia e siringhe drogate ! Tommaso si butta nei bidoni della
munnizzia, poi viene a scuola e ci porta i pirucchi**. A casa sua nessuno si
lava. Cianno un cane tutto sporco che cammina per le stanze.
A Arzano non c’è niente di nuovo, è tutto vecchio. Non c’è
verde, non ci sono fontanine, i palazzi se ne cadono fracidi.
A Arzano ci sono un sacco di vicoli, che li chiamano vie, ma
sono vicoli, io me ne accorgo. C’è via Petrarca che è un vicolo, via Dante che
è un vicolo, via Pascoli che è un vicolo. Sono tutti vicoli.
Quando viene la domenica mio padre dice che cazzo ci
facciamo in questo paese fetente, andiamocene perlomeno a Napoli !
E così ci vestiamo e andiamo a Napoli. Andiamo al bosco di
Capodimonte. Facciamo marenna ***!
Poi però quando torniamo stiamo un’altra volta a Arzano.
Certi giovani fuori i bar stanno tutti spaparanzati: sono dei banditi ! Quelli
si pensano che Arzano è tutta loro ! Io dico: e tenetevela pure questa città di
vicoli e di munnizza !
*Arzano: Comune in Provincia di Napoli
** pirucchi: podocchi
***marenna: merenda
Un tema di bambino napoletano tratto da “io speriamo che me
la cavo” a cura di Marcello D’Orta. Certo colorato, sgrammaticato, ma
vitalissimo e travolgente il messaggio che scaturisce da questa piccola,
straordinaria mente di bimbo.
Speriamo di farne tesoro tutti noi per il bene del nostro
Paese. zac
venerdì 4 novembre 2016
Viva la pa-pa-pappa e abbassa la ca-ca-cacca
Una volta Rita Pavone cantava "Viva la pappa col
pomodoro". A volte la si intonava per far capire al bambino che la pappa
era buona e rendere soft e piacevole il compito di imboccarlo.
Ma i tempi sono cambiati ed oggi ognuno può cambiare le
parole e dargli il significato che meglio crede.
Per alcuni, in verità pochi, significa prima di tutto
alimentarsi con piacere e con gusto, e poi, nel rispetto e amore per gli
animali domestici, calmare la fame del proprio cane possibilmente con cura e senso
di responsabilità.
Mettere in pratica tutte queste piccole cose è alla portata
di tutti e meno difficile di quanto sembri. Ma poi, sui bisognini giornalieri, il
compito si fa più complesso da compiere e pertanto più difficile da cantare.
Affrontarlo in modo sostenibile, sia nel senso ambientale
che culturale ed etico, significa infatti addentrarsi in un campo quanto mai ampio,
in cui si mescolano cultura, abitudini, istinti, preferenze personali, buon
senso (o sua assenza) e molto altro ancora.
Per tanti, e per non dire troppi, le passeggiate avvengono fuori
casa ed i bisognini quasi mai raccolti vengono lasciati sui marciapiedi a
rovinare la giornata di qualche sprovveduto e a rendere poco piacevole, attraente
ed accogliente questo nostro Paese.
Spero prevalga il buon senso dei stimati cittadini albensi,
il rispetto civile e decoroso verso gli altri e la cura del nostro territorio.
Impariamo a farlo tutti. Grazie. zac
MASTER PLAN INUTILE
Nel febbraio del 2010 la giunta Chiodi approvò un documento
nominato Master Plan, diretto a favorire la ripresa produttiva della regione
Abruzzo con un piano di interventi e strumenti finalizzati a rafforzare e
valorizzare il territorio e offrire nuove opportunità di sviluppo, promuovendo
le tante eccellenze naturali e culturali che caratterizzano il territorio
abruzzese.
Parte integrante al documento, vennero individuati gli
obiettivi prioritari, le modalità attuative e i relativi costi.
La Giunta
regionale del presidente Luciano D’Alfonso ha approvato la ricognizione
definitiva degli interventi.
Tra essi uno stanziamento di un milione di euro:
500mila al Comune di Alba A. per il ripascimento morbido e 500mila al Comune di
Martinsicuro per i pennelli in legno.
Tutto a posto. Pace fatta. Stretta di mano. Auguri e Buone
Feste a tutti, specie a chi incassa e si gode il malloppo per i lavori da fare,
che uniti a quelli fatti negli ultimi 8 anni supera oramai i 100milioni di euro.
A nessuno frega niente !
Nemmeno se il risultato di questi interventi è prossimo
allo zero… e anche se da un punto di vista ambientale e sociale è pesantissimo
e va pertanto abbandonato.
Da tempo cerchiamo di far comprendere a questa Amministrazione
che l’origine dell’erosione parte dal molo prolungato sul fiume Tronto, che di
fatto impedisce verso sud il rilascio dei sedimenti trasportati.
Le barriere e
i pennelli poi non hanno fatto altro che spostare l’erosione verso sud e quindi
a raggiungere la nostra spiaggia.
Ora è inutile gridare.
La lunga lotta del popolo albense all’erosione è per il
momento perduta e crediamo ci sia poco da fare.
Da membro di un popolo tradizionalmente imbelle e remissivo,
per di più governato da chi ha poca voglia di farsi ascoltare, ammiro chi è
capace di dare risposte decise e convinte, e mai compiacenti.
Ma ahimé !
E’ come parlare al vento a chi sa solo organizzarsi
per morire in piedi. Non è vero, Signora Sindaco ? zac
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