La campagna elettorale del 2018 sta vivendo in questo momento la sua fase pre-accattonaggio
di supporters e di candidature, il minuto prima di dare il via alle operazioni
di propaganda che, allo stesso modo del Cavallo di Troia, mira soltanto a
deformare la percezione della realtà, a sostituire con falsi programmi le
urgenze sociali, a falsificare le capacità di produrre lavoro e sicurezza nel
territorio, a manipolare elettori con la fabbrica delle vuote promesse.
Per questo, già ora, si pensa a raccogliere il maggior
numero di militanti, per poter contare sull’appoggio di attivisti che porti al
momento del voto la propria lista al potere. Al potere appunto. Perché di
questo si tratta.
Anche in un Comune come il nostro, non solo nelle metropoli,
contano i clientelismi da foraggiare, il territorio da colorire a seconda del
pranzo o dello spuntino, le attività da incanalare per dare ai furbi la
ricchezza degli onesti, il mandato da oscurare, che i cittadini albensi avrebbero
dato solo agli uomini di fede per governare questo nostro Paese.
Temo che certe mode e
abitudini contano ancora qualcosa e dipendono dal temperamento prepotente e
aggressivo di certa gentaglia costretta a non apparire e a mettere un servitore
in veste di Arlecchino.
Vedo già sbocciare, benché lontano dalla stagione primaverile,
il paladino della “red class” o meglio il pio pio della “pink class” che
girovaga in veste di fedele pastore.
Sull’altare dell’alternanza vedo vacillare la posizione, e peggiorare
sempre più le sue possibilità, antagonista disperato che per emergere va in
giro a battere pugni sui tavoli e persino con la spada in pugno per ottenere
dagli alleati un maggiore impegno e uno sbiadito rispetto.
Non c’è santo che tenga. Né parole per dire. In attesa non
resta altro che sfogliare le margherite e sperare in uomini migliori. zac
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