“Quieta non
movere et mota quietare” è un motto popolare in lingua latina che viene
tradotto in “Non agitare ciò che è calmo, ma calma ciò che è agitato”.
Mentre si
avvicinano le elezioni regionali del 10 febbraio 2019 e poi quelle europee dal
23 al 26 maggio 2019, tra i
leader politici della cosiddetta destra, stravaccati sulle poltrone del
Parlamento, spiccano quelli che tirano le redini del partito della Meloni dove ognuno mira solo a
farsi rieleggere, chiusi in una immobilità che, nonostante le chiacchiere dei
congressi, applicano la filosofia del “Quieta non movere…”.
Forti di
questa inerzia e non avendo più promesse da fare (le hanno già fatte e mai
mantenute), vivono di espedienti e di conoscenze verso le alte gerarchie
all’interno del partito, ed essendo esperti agorafobici del piccolo orto, fanno a gara nel
formare una rete d’interesse soltanto personale nell’anticamera delle intese e
delle carriere, dove i nemici-amici fratelli (?) o serpenti che siano, si
radunano per ritagliarsi i panni addosso.
Rappresentanti
di un partito vuoto, destinato di andare a catafascio senza possibilità di
ripresa, drogati di ottuso menefreghismo verso i cittadini, continuano ad
essere servi sciocchi di un desolante vecchio nel vicino ovile svilirizzato a
forza di condanne.
E tutto
questo non eccita la vena del compiacimento popolare che un tempo nei cuori
bruciava come il ferro rovente nella fucina paterna di Almirante.
Il navigare
tra trasformismo e improvvisazione, il mescolamento di parole vuote ed espedienti
vani, le scelte politiche conservative e di stato di necessità, che si pensa di
poter sfruttare a proprio favore, sono regali indesiderati destinati al fallimento
e al momento del voto a non esplodere nella testa dei cittadini.
Con questa
logica di governo, il problema ben radicato nella cultura politica della destra
è la difficoltà di smuovere la quiete dei cittadini, impelagati nell’acquitrino
umano degli interessi, o peggio ancora nelle sabbie mobili degli accordi
sottobanco senza sentire la necessità di saper comprendere l’assetto emotivo delle
persone e di saperlo profondamente risvegliare.
Dopo il flop
nel comune di Alba Adriatica e poi anche nel comune di Teramo spiace non vedere
un risveglio sociale destinato a esplodere in tempi brevi delle coscienze. Il
navigare della destra, che elude i problemi fondamentali dell’ineguaglianza nella
distribuzione dei beni e della disoccupazione con la precarietà lavorativa, non
agita i cuori e non smuove il pensiero esplosivo nella testa delle persone, ma ha
purtroppo come unico obiettivo la sua conservazione e la propria riproduzione.
Viviamo in
una società talmente chiusa nel suo funzionamento da produrre tanta assuefazione
nelle persone, indotte così a vivere in anestesia e ad addormentarsi a occhi
aperti.
Fedele
applicazione del “Quieta non movere”. zac