mercoledì 28 marzo 2018

CHE CI RIMANE ?

Caro Marco C. accolgo le tue perplessità con l’aprire una finestra sul poco interesse al post dedicato alle trascorse vicende del fenomeno erosivo. 
Inizio col mettere in rilievo (nella foto) la differenza di numero degli amici interessati a seguire i post dedicati all’erosione e quelli meno affascinati dai temi dedicati alla politica.
Ciò non meraviglia più di tanto. 
Questo Paese è nato e cresciuto nei laboratori, cuore della tradizione artigianale della pelletteria. Imparato questo mestiere e fattelo morire per insensate lotte di concorrenza, lo sviluppo di questo paese si concentra sul turismo e sull’immagine di una spiaggia invidiata, che ci vede nelle prime posizioni nel mondo.
Con l’avvento del Centro commerciale di Colonnella, graziato e concesso di allacciare i suoi tubi di scarico al depuratore consortile di Alba-Martinsicuro per gentile (?) concessione di spero trapassati Sindaci, anche l’attività commerciale è andata a farsi fottere.
Tante grazie al misericordioso Sindaco di allora !
Esperti di suicidi amministrativi anche il Sindaco attuale non è da meno del suo collega e concede al Ruzzo Reti l’insediamento di un nuovo depuratore consortile, (e immaginate dove ?), ma certo proprio nella zona artigianale di Alba Adriatica che servirà Alba Adriatica, Villa Rosa, Colonnella, Corropoli e la zona di Colle Luna di Tortoreto.
Alleluia ! Alleluia ! Un po’ di carità si dà a chiunque, specie ai vicinati più prosperosi di territorio.
E allora che ci rimane ? Ma certo, la spiaggia. Detto e fatto.
Bravi come siamo, e dati i precedenti lo do per scontato, ad essere su una scacchiera semplici e utili pedine di inafferrabili re e regine, do per scontato il sacrificio imminente e la fine di quella che fu la nostra spiaggia.
Per questo, non è immaginabile avere una società di tutti guelfi o tutti ghibellini, di chi lavora per se stesso o per la comunità, per chi ama il proprio Paese o il proprio portafoglio, il pane per se stesso o per il futuro dei figli.
Noi lottiamo per dare un senso e una ragione del nostro vivere. E lo facciamo per mostrare talora in concreto altre volte su un semplice post il senso del nostro abitare sul pianeta cittadino. A meno che qualcuno si accontenta di farsi fottere da riconosciute facce toste.
Senza dimenticare che la pancia è anche la sede in cui si forma e transita la merda, molti si lasciano accontentare da nativi imbroglioni, Il che non è una buona scuola. Almeno per i più giovani. Zac

PS: Su questo diario ho la copertura di 3097 amici. Capisco le tue perplessità. Ma va bene così ! Ciao


martedì 27 marzo 2018

Lettera inviata nel 2014 al Sindaco di Tortoreto Alessandra Richi.


Esposizione delle vicende accadute negli anni passati
e la storia recente del fenomeno erosivo.

Nel ringraziarLa sentitamente per l’ attenzione che Lei ha voluto riservare alle problematiche che Le ho esposto, relative all’erosione della costa che attualmente affliggono il Comune di Alba Adriatica, mi rivolgo ancora a Lei nella convinzione di fare cosa buona e giusta nel predisporre la presente nota necessaria per fissare dei concetti definitivi e chiari rispetto ai sopraccennati argomenti.

Questa necessità, deriva dalla consapevolezza che l’esatta conoscenza degli avvenimenti svoltisi nel corso degli ultimi anni nel territorio del Comune conterraneo, possa giovare per trarre opportune e quanto mai necessarie conclusioni su come gli errori commessi da una politica imprevidente e cieca delle passate Amministrazioni di Alba Adriatica e Martinsicuro in primis, possano riflettersi, indirettamente, in futuro, anche sul territorio del Comune da Lei amministrato.
Se c’è una lezione che proviene dal passato, questa è quella che mette in rilievo la circostanza che un Amministratore debba poter guardare con lungimiranza oltre il limite del proprio mandato e saper distinguere quali sono le decisioni da intraprendere perché se ne possano cogliere gli effetti a lungo termine .
Le vicende relative al problema della erosione della costa come esplicitato in più sedi ed in diverse occasioni, ebbe inizio con la scelta improvvida del Comune di Martinsicuro di prolungare verso mare il molo del proprio porto, con Io scopo, malcelato, di approfittarne per precostituire, al margine dello stesso, un ricovero per natanti.
Le opere, come poi si constatò, finirono per alterare l’andamento delle correnti provocando serissime problematiche per il mantenimento della dotazione di arenile della vicina Villa Rosa e poi di Alba Adriatica. E siccome al disastro provocato non c’è stato alcun ripensamento critico circa la causa scatenante, si sono eseguite opere che hanno finito, da un lato a non risolvere definitivamente l’erosione e dall’altro per provocare Io stratificarsi di ripetuti ripascimenti ed infine I’ adozione delle cosiddette barriere (pennelli) ortogonali alla costa che trasferiscono più a sud, precisamente sulla zona nord della costa in Comune di Alba Adriatica, quello che era stato il fenomeno iniziale.
Volendo esemplificare, potremmo dire che le soluzioni messe in campo sono diventate esse stesse problematiche; in altri termini i rimedi si sono dimostrati addirittura peggiori degli inconvenienti iniziali.
Purtroppo in questo scenario le passate Amministrazioni di Alba Adriatica si sono dimostrate colpevolmente consenzienti fino al punto di non rendersi conto che oramai i problemi creati dal Comune di Martinsicuro si erano trasferiti, definitivamente, sul proprio territorio.
Di queste vicende il sottoscritto ha evidenziato, in più sedi, le contraddizioni degli Amministratori e anche quelle degli Enti preposti cercando di richiamare I’ attenzione sugli errati provvedimenti messi in atto. E ciò è avvenuto anche sulla scorta di evidenti errori di valutazione, a prescindere dagli elementi conoscitivi che avrebbero consigliato un più accorto procedere.
In questo quadro si inscrive la farsa della cosiddetta Conferenza dei Servizi ove il nostro Sindaco, prima si astiene con motivazione poi, pur avendo di fatto espresso un netto parere negativo a mezzo di apposito atto di Giunta, alla fine soggiace a quanto afferma un funzionario della Regione Abruzzo, che con tono assolutamente dispregiativo afferma che la decisione politica del Comune di Alba Adriatica è del tutto ininfluente ai fini della realizzazione del progetto. A questo punto non può non denunciarsi una sostanziale prevaricazione che non tiene conto né della volontà popolare né delle prevedibili nefaste ulteriori conseguenze che si andavano a precostituire.

Eppure non lontano dalle nostre coste, la Regione Marche, per tutto il suo territorio, in un passaggio della Normativa del “Piano di Gestione Integrata delle Aree Costiere” all’art. 6 comma 1 così recita: è sconsigliata la realizzazione di nuove opere marittime trasversali, compresi i prolungamenti dei moli dei porti esistenti, in considerazione dei comprovati effetti negativi sulla linea di costa.

Cosa si immagina, invece, per questo tratto di costa abruzzese? Si immagina la realizzazione salvifica dei pennelli anche (si vocifera), sul margine a mare del Torrente Vibrata per arginare il problema dell’inquinamento .
Egregio Sig. Sindaco, se queste sono le soluzioni messe in campo da simili luminari…, tra non molto tempo il problema, ob torto collo, lo avrà anche il Comune di Tortoreto con la sua bella erosione a confine con Alba Adriatica.
Bisogna fermarli in tempo e fare un punto definitivo sul problema della erosione ove tutti facciano sentire la propria opinione in merito. Ciò nel novero del concetto che la vocazione territoriale di un’intera zona abbraccia più Comuni ed il problema del vicino è anche il proprio problema”. Nicola Tribuzi

domenica 25 marzo 2018

GLI HOOLIGANS DELLA POLITICA

Basta con i caporioni di partito, con i teppistelli chiassosi, gli animatori di teatrini fasulli, che come piccoli Savonarola provocano incendi dove non possono essere controllati:
- Nascono alleanze tra uomini smarriti, senza memoria e dignità, che fino a ieri si sono denunciati, offesi, vilipesi, mortificati tra liti familiari, storie personali, politiche e sociali.
- Si rompono accordi tra persone senza coerenza e, con l'interesse mal celato per una poltrona di città, fanno a botte e si scornano tra di loro.
- Transfughi dell'era Piccioni con le solite figurine uscite dalle giunte a porte sbattute in faccia. Prima o poi qualcuno ci dovrà pur rispondere su quale altra arca della santa alleanza si sono rifugiati.
- Altri disillusi, dopo la morte di una passata amministrazione, diventano l'unico esempio di fenice se decideranno di rinascere dalle proprie ceneri o in compagnia di altre belle figurine.
Sotto quale ordine di scuderia ? Col Pd perdente sarà una corsa verso una sonora sconfitta.
Sotto quale bandiera ? Di ronzini a zonzo ce ne sono pochi.
- Altri che in passato hanno fatto cadere le amministrazioni di questa Città oggi si ritrovano insieme senza avere il coraggio di un passo indietro e di chiedere scusa per come è stata ridotta la nostra spiaggia.
Nella rete nuotano predatori e pescecani di tutti i colori. Nessuno pensa ad una Città che sta morendo. Adesso basta ! zac

RISIKO ELETTORALE

venerdì 23 marzo 2018

Programmi deludenti

Abituati come siamo ad assistere ai dibattiti e ad ascoltare tutti nelle sedi dei vari movimenti impegnati a stilare una lista di Candidati possibilmente soddisfacente e a raccogliere le istanze dei presenti e le problematiche da inserire nel programma elettorale.
Spiace rilevare di non aver mai sentito, in nessuna occasione, pronunciare parole che hanno a che fare con la Cultura.
-Cultura sociale, quale fattore di coesione, troppe volte ritenuta superflua ed inutile dalla politica, da tempo sacrificata nei bilanci comunali a spese del benessere sociale e quindi della qualità della vita.
-Cultura civile intesa come sistema di costumi, comportamenti e rapporti all’interno della nostra comunità e con quella del mondo esterno, puntando alla formazione dei cittadini sul piano civico e sul ruolo che ci compete nella società.
-Cultura ambientale con l’idea di un mondo creato per il turismo, capace di rispondere ai bisogni dei turisti, ma da ricostruire e riportare alle condizioni iniziali, con un progetto di futuro che va al di là delle ristrette divergenze e delle bieche diversità.
-Cultura umana, con il recupero non solo sul piano morale ma anche sul piano materiale dello spirito sociale e assistenziale che spetta ai cittadini di Alba più deboli e meno protetti, privi di aiuti e mezzi sufficienti per una vita più dignitosa.
Annoto tra le file dei Candidati che la voce Cultura sia un termine vecchio, ammuffito, da topo di biblioteca. Ebbene sbagliano di grosso.
Si può anche essere un ottimo maestro o diventare un valido avvocato, ma prima si è un uomo e pertanto la sensibilità civica non può certo sparire dal vocabolario di chi si accinge ad amministrare una comunità turistica come quella di Alba Adriatica.
Lungo un cammino che arriva dai nostri avi fino ai giorni nostri, la disciplina civile esiste come pensiero guida, in specie per chi intende ben governare e non ridursi a semplice pedina di invisibili favoritismi e deludenti iniquità.
Di fatto il saper convivere va a farsi fottere insieme alla coscienza, tanto lo sappiamo tutti che per riuscire nella vita contano di più le raccomandazioni, l’astuzia, la faccia tosta, la fortuna, gli imbrogli.
Spiace assistere al tramonto del patrimonio umano, lasciato in eredità, che conduce al declino sociale delle coscienze, senza che la politica ne abbia la benché minima coscienza. Torniamo ad essere Uomini con la U maiuscola. zac

mercoledì 14 marzo 2018

SPERANZE AL VOTO

Mancano poche settimane alle elezioni comunali, eppure nessuno si ritiene ancora pronto nel presentare una lista valida di candidati, e nemmeno di mettere in luce un programma davvero valido e seducente o di mettere in risalto una proposta elettorale quanto più convincente.

Benché sui giornali si dicono molte cose in merito alle liste di “Voi in Comune” di Remo Saccomandi e di “Etica per Alba” di Gabriele Viviani, nessuno dei suddetti candidati Sindaci sono portatori di progetti sicuri e di idee apprezzabili.
Tutto il resto, cioè la stragrande maggioranza naviga ancora in alto mare, senza cuore e senza bussola, in balia del vento che tira e delle onde che oggi vediamo portar via ciò che era in altra terra e in altro tempo.

Evidentemente prevale chi ammette di non sentirsi pienamente rappresentato e considera la politica uno strumento totalmente inutile, irrimediabilmente pensata come esercizio di potere, non a favore del bene comune, benché anche spinto dalla certezza che non si possa migliorare questo nostro benedetto Paese.
Se però si guarda alla quotidiana gazzarra di scena sulla vicina piazza del popolo o i contatti per le vie cittadine di coloro che considerano la politica un strumento utile per migliorare la vita dei cittadini, ecco apparire allora uno spiraglio di fiducia e di possibilità, che tutti indistintamente dobbiamo in qualche modo alimentare e tenere vivo con proposte credibili e confortanti.

Girando il cannocchiale verso il futuro e mettendo a fuoco una realtà presente di un Paese sfiduciato e spento, di una terra euro-lobotomizzata da quando accade sulla spiaggia e nei vicini litorali, la scelta di come vivere e convivere, di come subire o combattere, dipende solo da noi se vogliamo tenere in vita questa nostra Casa.
Ed oggi, con le vacche magre che corrono, sembra diventata un’assoluta esigenza per tutte le formazioni locali organizzarsi e rappresentare non gli uomini affamati di vite, ma quelli amanti della vita.
Siano essi belli o brutti. Ci siamo tutti dentro. zac




sabato 10 marzo 2018

POLITICA SCHIZOFRENICA



Non ci sono parole ed argomenti in grado di rappresentare compiutamente la situazione paradossale che le iniziative regionali stanno provocando relativamente al problema dell’erosione degli arenili nei comuni di Martinsicuro e Alba Adriatica.
Oramai siamo al paradosso: che i massimi rappresentanti delle Istituzioni regionali partecipano a convegni, come ad esempio quello di Silvi del 29 Settembre 2013, durante i quali condividono le ragioni di coloro che denunciano i danni delle cosiddette barriere ortogonali alla costa e dall’altra assegnano, come nulla fosse e proprio in questi giorni, appalti milionari per realizzarne ex novo in Villa Rosa.
Da una parte gli stessi soggetti danno il beneplacito, proprio in questi giorni, alla rimozione di uno dei cosiddetti pennelli in Cologna spiaggia, perché causa di problemi di erosione in quelle zone, e dall’altra, a pochi chilometri più a nord, sono promotori di lavori che stanno per essere iniziati per realizzarne addirittura tre.
Se questa non è una politica del fare dissociata e schizofrenica, allora che cos’è ???
E’ mai possibile sapere, finalmente, per quali ragioni tutto ciò debba avvenire ???
E’ mai possibile che si realizzino delle opere che, a quanto pare, le stesse Istituzioni sanno bene che creeranno enormi problemi di erosione alle spiagge di Alba Adriatica e che si debba poi intervenire per risolvere situazioni compromesse in una perversa logica dell’emergenza ???
Eppure tutti dovrebbero sapere che, quando incombono le emergenze, le procedure di assegnazione dei lavori rispondono anch’esse alle logiche dell’emergenza.
E allora non è lecito chiedersi per quale ragione in tutto ciò si intravede una giusta procedura ma anche una oscura prassi a beneficio di chi ne trae un vantaggio ???
Non ne beneficia sicuramente la comunità di Alba Adriatica che, al di là delle rassicurazioni e promesse di ripascimenti morbidi mai eseguiti, vede perdere tratti consistenti di arenili con grave danno per il turismo.
Non ne beneficiano neanche le finanze pubbliche dalle quali fuoriescono somme assurde per riparare i danni prodotti nel contesto della logica delle emergenze.
La risposta sta allora nel dispiegarsi degli avvenimenti, nei loro concatenamenti, nella loro storia, e nel saperli mettere in fila, uno alla volta come elementi di un puzzle. Se ciò facciamo ne trarrà forti benefici il turismo di Villa Rosa e di Alba Adriatica, e certo non ci guadagnerà una ristretta cerchia di imprese che hanno fatto e faranno i lavori per collocare altri pennelli.
Ma questa è degna materia per la Corte dei Conti e non soltanto per il TAR al quale pare vogliono adire alcune Amministrazioni Comunali.
Speriamo. Muovendo quando prima le chiappe dalle poltrone. zac

venerdì 9 marzo 2018

LA PADELLA E LA BRACE

 (Marcello Veneziani, Il Borghese, marzo 2018)
(Il seguente commento è stato scritto un mese prima delle elezioni e uscito in questi giorni su "Il Borghese").
Ma cosa deve augurarsi adesso un povero elettore di destra? Che alla fine vinca chi e governi con chi? Facciamo innanzitutto il riassunto delle puntate precedenti. Dunque, l’italiano è stato chiamato a votare con un sistema elettorale che già a priori non gli prometteva alcun vero vincitore con maggioranza assoluta in grado di governare.
E si è trovato a scegliere non più nel quadro di una democrazia bipolare ma addirittura tripolare, con l’ipotesi fondata che comunque il partito di maggioranza relativa sarebbe stato quello del non voto, vista la sfiducia diffusa.
Lui, di destra, nazionale e sociale, lui a favore della sovranità politica e popolare, anche se schifa sia la politica odierna sia la volgarità della plebe, si è trovato di fronte tre totem che con la destra non avevano nulla a che fare: Di Maio, candidato nel nome del Padre, Beppe Grillo; Renzi, travestito da Gentiloni, o viceversa; Berlusconi, restaurato, clonato e tutore di Salvini e Meloni.
L’elettore sapeva che vincendo i grillini avremmo avuto l’esperienza romana della Raggi estesa a livello nazionale.
Puro dilettantismo, gente inadeguata senz’arte né parte, priva di un’idea della politica e di una visione, piena solo di rabbia, allineata però al politically correct, capace di sfasciare nel suo ottuso giacobinismo negativo anche quel poco che resta in piedi del nostro Paese.
Sapeva poi che vincendo il Pd con o senza i suoi parenti-serpenti di sinistra, avrebbe rialzato la cresta Matteo La Fuffa, il piazzista erede del berlusconismo con l’aggravante del Pd, o qualche sua grigia protesi, come Gentiloni. Ma soprattutto, viste le leggi approvate dai governi Renzi-Gentiloni, sapeva che la sinistra al governo avrebbe seguitato a sfasciare sul piano bio-etico, famigliare e sociale la struttura tradizionale della società, imponendo il politically correct, l’accoglienza ai migranti, il modello radical e antifascista.
Infine, vincendo Berlusconi avrebbe riavuto al governo un berlusconismo per giunta in versione senile e inciucista: già aveva deluso il Berlusca gagliardo, di vent’anni fa, con una maggioranza solida e alleati forti, una classe dirigente ancora in piedi. Figuriamoci il Berlusconi d’oggi, vecchio, disfatto, rifatto e pronto ad accordarsi coi carnefici di ieri, in Europa come in Italia. Meglio Salvini, a questo punto.
Inutile ricordare che l’ipotesi ritenuta sin dall’inizio più probabile era invece un’altra: nessuno ha i numeri per governare da solo o con la coalizione di partenza, dunque si va verso il governo del presidente, ovvero l’eterno, strisciante consociativismo, con la prospettiva di voto anticipato.
Renzi scarica o è scaricato dalla sinistra, Berlusconi scarica la destra e la Lega, accoglie il suo figliol prodigo e nasce un governo nel nome dell’Europa e della convergenza al centro dei moderati d’ambo i versanti. Berlusconi il padre, Renzi il figlio, Mattarella lo spirito santo.
Ora, in questo contesto, cosa deve sperare un uomo di destra? Quali aspettative nutrire e quali ipotesi incoraggiare o temere di più? Deve auspicare che Salvini e Meloni siano della partita e dunque vadano al governo in condominio oppure no, che sia meglio invece la spaccatura tra berlusconiani e sovranisti e i secondi vadano all’opposizione?
O terza ipotesi, meglio sottrarsi in partenza, magari avendo già disertato il voto o votato per puro spirito di testimonianza (tipo CasaPound), maledicendo urbi et orbi e adottando la vecchia linea del rancore e del rifiuto, chiamandosi fuori e vedere di nascosto l’effetto che fa? L’anima è salva, la Patria no; ci rimette l’Italia ma tu non ci metti la faccia.
È terribile doverlo ammettere, ma qualunque cosa l’uomo di destra abbia scelto, alla fine, sarà ininfluente sul destino del Paese e non potrà far nulla non solo in termini positivi per governare, cambiare, restaurare ma anche in termini negativi, cioè per impedire, frenare, fermare.
Il problema è che, a conti fatti, nessuna coalizione rappresentava anche solo in grandi linee parziali una sensibilità politica, non dirò ideale e culturale, di destra. Si poteva optare per chi vagamente almeno ricordava, già nel suo simbolo, qualcosa del passato affettivo-politico, più vicino al cuore dell’uomo di destra, come la fiamma.
Ma non c’era da aspettarsi nulla, sia nell’ipotesi che a vincere fossero stati gli altri, sia nell’ipotesi che a vincere fosse Berlusconi col suo centro-destra accroccato, unito solo per ragioni elettorali.
Vincere in nome di che, per far cosa?
Già Alleanza Nazionale, che era un grosso partito, strutturato, con un leader sopravvalutato e una forza elettorale rilevante, seconda forza nel centro-destra, non riuscì a ottenere alcun significativo risultato nei suoi nove anni circa di governo.
Figuriamoci un piccolo partito, senza classe dirigente, guidato da una giovane, battagliera giovane mamma, efficace in tv ma non navigata nella strategia politica, nelle relazioni e non supportata da nessun Richelieu, nessuna élite di vertice, niente media, costretta a districarsi tra la padella padana e la brace berlusconiana…
Da qui nasce il segreto auspicio di tanti che la destra in Italia torni a essere un movimento di pura testimonianza, inutile ed egregio, capace di suscitare sentimenti ma non di governare il Paese, capace di emozionare non di amministrare.
Una destra magari presente nel territorio, nelle città, nei social, nelle aule con la sua voce nobile e inascoltata, dignitosa e marginale. Pronta a salvare l’onore, perché l’Italia invece è insalvabile. È questo che volete, è questo che vogliamo?
Ho smesso di pensare, fino a prova contraria, che in Italia sia possibile una destra di governo in grado di padroneggiare la situazione, di migliorare il paese e orientarlo, centrando i suoi obbiettivi. Salvo sorprese o miracoli.
Il resto è quel che avete sotto gli occhi e che noi, mentre scriviamo, abbiamo solo nella sfera di cristallo. Il vostro presente, il nostro presentimento.