venerdì 12 ottobre 2018

Quieta non movere et mota quietare


“Quieta non movere et mota quietare” è un motto popolare in lingua latina che viene tradotto in “Non agitare ciò che è calmo, ma calma ciò che è agitato”.

Mentre si avvicinano le elezioni regionali del 10 febbraio 2019 e poi quelle europee dal 23 al 26 maggio 2019, tra i leader politici della cosiddetta destra, stravaccati sulle poltrone del Parlamento, spiccano quelli che tirano le redini del partito della Meloni dove ognuno mira solo a farsi rieleggere, chiusi in una immobilità che, nonostante le chiacchiere dei congressi, applicano la filosofia del “Quieta non movere…”.
Forti di questa inerzia e non avendo più promesse da fare (le hanno già fatte e mai mantenute), vivono di espedienti e di conoscenze verso le alte gerarchie all’interno del partito, ed essendo esperti agorafobici del piccolo orto, fanno a gara nel formare una rete d’interesse soltanto personale nell’anticamera delle intese e delle carriere, dove i nemici-amici fratelli (?) o serpenti che siano, si radunano per ritagliarsi i panni addosso.

Rappresentanti di un partito vuoto, destinato di andare a catafascio senza possibilità di ripresa, drogati di ottuso menefreghismo verso i cittadini, continuano ad essere servi sciocchi di un desolante vecchio nel vicino ovile svilirizzato a forza di condanne.
E tutto questo non eccita la vena del compiacimento popolare che un tempo nei cuori bruciava come il ferro rovente nella fucina paterna di Almirante.

Il navigare tra trasformismo e improvvisazione, il mescolamento di parole vuote ed espedienti vani, le scelte politiche conservative e di stato di necessità, che si pensa di poter sfruttare a proprio favore, sono regali indesiderati destinati al fallimento e al momento del voto a non esplodere nella testa dei cittadini.
Con questa logica di governo, il problema ben radicato nella cultura politica della destra è la difficoltà di smuovere la quiete dei cittadini, impelagati nell’acquitrino umano degli interessi, o peggio ancora nelle sabbie mobili degli accordi sottobanco senza sentire la necessità di saper comprendere l’assetto emotivo delle persone e di saperlo profondamente risvegliare.

Dopo il flop nel comune di Alba Adriatica e poi anche nel comune di Teramo spiace non vedere un risveglio sociale destinato a esplodere in tempi brevi delle coscienze. Il navigare della destra, che elude i problemi fondamentali dell’ineguaglianza nella distribuzione dei beni e della disoccupazione con la precarietà lavorativa, non agita i cuori e non smuove il pensiero esplosivo nella testa delle persone, ma ha purtroppo come unico obiettivo la sua conservazione e la propria riproduzione.

Viviamo in una società talmente chiusa nel suo funzionamento da produrre tanta assuefazione nelle persone, indotte così a vivere in anestesia e ad addormentarsi a occhi aperti.
Fedele applicazione del “Quieta non movere”. zac

venerdì 5 ottobre 2018

REDDITO DI CITTADINANZA


Potrà sembrare strano anche agli amici che mi seguono su Risveglio Albense questo post dedicato al tema del reddito di cittadinanza, tanto caro al M5S.
Attaccato al salvagente della “Piattaforma Rousseau”, di proprietà Casaleggio ma nei fatti sostenuto dai remi delle donazioni degli iscritti e dei sostenitori, il M5S mi porta alla memoria la vita disordinata per molti anni vissuta in quel triste 18.mo secolo dal filosofo J.J. Rousseau.

Evito qui di raccontarne i particolari scabrosi, letti negli anni di liceo. Aggiungo solo i nomi di Diderot, Condillac e Voltaire, suoi amici nel collaborare all’esplosione  della Rivoluzione francese e all’opera dell’Encyclopédie.
Finisco per dire che per costruire il programma che ha portato il M5S al governo ed a spingere fortemente per una riforma radicale del patto sociale modellato sul reddito di cittadinanza, nemmeno sognando ci si è rivolto alla filosofia e agli scritti del tanto declamato pentastellato Rousseau.

Immagino la delusione, ma anche gli altri Stati europei col reddito di cittadinanza in tasca sono arrivati miseramente in ritardo di quasi 100 anni nell’apprendere che già a quel tempo si proponeva un salario benché minimo nella Carta del Carnaro :
“Art. 5 – La Costituzione garantisce inoltre a tutti i cittadini, senza distinzione di sesso, l'istruzione primaria, IL LAVORO COMPENSATO CON UN MINIMO DI SALARIO SUFFICIENTE ALLA VITA, l'assistenza IN CASO di malattia o D'INVOLONTARIA DISOCCUPAZIONE, la pensione per la vecchiaia, l'uso dei beni legittimamente acquistati, l'inviolabilità del domicilio, l'habeas corpus, il risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario o di abuso di potere.”

“Le dichiarazioni della Carta del Carnaro costituiscono la prima espressione del nuovo ordinamento spirituale e giuridico degli italiani.” (Giuseppe Bottai nel 1938)

lunedì 24 settembre 2018

Cuori uguali

Maraia Dessântiis - Zaccaretti Piero io ho scritto che l'immaginario collettivo, la gente, specie di sinistra, Pensa ad un militante di CasaPound come ad uno squadrista, ovvero ad uno scimmione senza cervello.
Non era un mio parere sui militanti di casapound, ma ciò che ritengo pensi la gente.
Poi invece, questo che segue è un mio parere:
Se è vero che c'è stata una provocazione e loro si sono fatti strumentalizzare allora Sono proprio degli scimmioni senza cervello.
I pagliacci invece erano gli altri, i provocatori (sempre ammesso che ci siano stati)

Zaccaretti Piero - Maraia Dessântiis
Cuori uguali
Mi consenta la sig.ra Maraia chiarire le motivazioni di CP nel rispondere alle provocazioni dei collettivi di sinistra, che non mi piace definire provocatori, o tantomeno pagliacci.
Ho avuto alcune volte l’occasione di parlare con i rappresentanti di CP, anni fa con quelli di Sanr’Egidio ed oggi con quelli di Alba A., sul tema della provocazione e sul modus operandi di rispondere sul campo aperto alla critica della gente comune.
La risposta ? Dimostrare di non aver paura nello svolgere azioni alla luce del sole e smuovere le coscienze di un popolo da CP ritenuto troppo inerme e pauroso nelle risposte da dare alla politica nel suo insieme.
Sappia sig,ra Maraia che tanto tempo fa abbiamo aperto su facebook una finestra col nome di Risveglio Albense (dal sottoscritto fortemente voluto), appunto perché pensavamo di dare una sveglia agli albensi, andando a smuovere le coscienze dentro le loro case, senza paura, ma incoraggiando la marea umana nel dare risposte, idee e pensieri diversi e contrari…
La risposta ? Nonostante gli inviti, sono rimasto solo a combattere una disarmante inerzia che mi lascia marcire nell’indolenza del cervello e nel menefreghismo civile.
Mi consente signora di lanciare un sasso nelle acque morte delle coscienze albensi, sia verso le anime sinistre che verso quelle di destra, per raggiungere i cuori forti che non hanno paura di scendere nelle piazze, di farsi sentire dai porci del Parlamento.
Non è vero che quelli del FN sono migliori e che quelli di CP sono dei dilettanti, come predica Devis.
Nonostante i muri, entrambi lottano per noi.
Perchè i cuori che li anima sono uguali. zac

giovedì 28 giugno 2018

Corneliu Zelea Codreanu, l'eroe dimenticato


Non è stato dato la fortuna, a quelli della mia età, di conoscere il più grande leader della storia romena. Un politico, con un particolare carattere mistico e religioso di natura veramente rivoluzionaria, fondatore del movimento conosciuto con il nome di “Guardia di ferro”.

Benché poche sono le briciole su Codreanu trovate in Italia nelle biblioteche e nulla mi viene riportato da conoscenze rumene, qualcosa ho trovato sul web. Qualcosa che attrasse ben presto studenti, intellettuali, contadini ed operai di quel tempo.

Premetto ciò che scrisse il giornalista Indro Montanelli in un’intervista allo stesso Codreanu:
Non aveva nessuna idea del denaro (…) Sua moglie doveva sottrargli di nascosto il denaro, quando ce n'era, per impedirgli di farne dono ai poveri e agli amici, che erano poveri anch'essi ”.

Non posso nemmeno negare ciò che scrisse di Codreanu lo storico ebreo-ungherese Nicholas Nagy-Talavera:
Improvvisamente nella folla intervenne il silenzio… Carisma è una parola inadeguata per definire la strana forza che emanava da quell'uomo. (…) E così, in silenzio, egli restò in mezzo alla folla. Non aveva nessun bisogno di parlare. Il suo silenzio era eloquente; egli sembrava esser più forte di noi, più forte dell'ordine del prefetto che gli vietava di parlare. (…) In più di un quarto di secolo io non ho mai dimenticato il mio incontro con Corneliu Zelea Codreanu “.

Mi preme infine citare quanto lo stesso Corneliu Zelea Codreanu scrisse prima di essere massacrato con altri amici e gettato in una fossa comune:
“ Il nostro movimento legionario ha soprattutto il carattere di una grande scuola spirituale. Esso tende ad accendere fedi insospettate, esso mira a trasformare, a rivoluzionare le anime. Gridate ovunque che il male, la miseria, la rovina vengono dall'anima. L'anima è il punto cardinale sopra il quale si deve operare nel momento attuale. L'anima dell'individuo e l'anima del popolo. Sono una menzogna tutti i programmi nuovi e i sistemi sociali fastosamente ostentati al popolo, se alla loro ombra ghigna la medesima anima malvagia, la medesima mancanza di coscienza verso l'adempimento del dovere, il medesimo spirito di tradimento verso tutto ciò che è romeno, la medesima dissolutezza, il medesimo spreco e il medesimo lusso. Chiamate l'anima della stirpe a una vita nuova “.

Dedicato alle anime disoneste di questo Paese. E al popolo che dorme. zac

mercoledì 27 giugno 2018

CORPI MALATI


Sono passati ormai pochi giorni dalle elezioni e sentiamo il bisogno di fare il punto della situazione, di uscire dallo sconforto della sconfitta e di tracciare una linea tra vincitori e vinti, di vedere al di là del crepuscolo la luce e sopravvivere al logorio di una sonora sconfitta, di saltare oltre la siepe degli illusi per migliorare le convinzioni di una vita e accrescere le nostre certezze.

Creare una fortezza dentro la quale ritrovare noi stessi e soprattutto di capire una società sempre più lontana dal mondo politico e al momento, siamo sinceri, di non aver ancora compreso il divorzio consensuale tra noi e la società civile, due mondi che oggi mi sembrano non avere molto da dirsi.
La politica è andata per la sua strada con i soliti noti, in una solfa distruttiva uguale a quello di microbi vili che dissolvono i corpi malati di un popolo che resta a guardare e senza avere voce in capitolo.

La mancata riconferma del centrodestra nel fortino di Teramo, benché confortato da un’aggregazione di liste civiche, andrà sfoderato nelle analisi del voto per ben capire la volatizzazione di un sogno nella testa del gatto, segnalato affamato nelle periferie, e la mano sul volto di un Morra illuso di poter vincere col sorriso e di risollevare con patimento una città in decadenza.

Non occorre avere una macchina del tempo e salirci sopra per conoscere il futuro, perché qualcosa che non va c’è sempre in quel che faremo. E nel futuro proprio non c’è scritto nulla. Perché giorno dopo giorno il futuro lo possiamo riscrivere solo noi. zac

sabato 16 giugno 2018

PARTITO SUBLIMINALE

A conclusione di una campagna elettorale, che, per essere benevole, da molti albensi è ritenuta deludente, ma per fare violenza e pur sapendo di non fare cosa gradita a noi di destra, io la definisco gravemente negativa.
Mi si stringe sempre più il cuore, pensando a quello che si poteva e non si doveva fare, vantare quella sensibilità al consenso e mostrare nella realtà di non possederla, decantare quelle capacità che servono a limare i dissidi che spesso sorgono tra forti rivalità ed essere poi incapaci di sminuirli.
Ho riferito questi particolari per dare un’idea del modus-vivendi di chi ha sempre pensato che la strada per la santificazione politica poteva essere percorsa anche attraverso l’imprimatur dall’alto e di non aver poi creduto che la via più pesante e difficile della militanza aiuta in momenti particolari delle elezioni a superare alcuni pericoli e difficoltà.
Dopo quello che è successo ho sentito la necessità e il dovere di sapere il più possibile sulla lista fantasma sparita velocemente nell’aldilà.
Tempo perso. Non è mancato però il fastidio di sentire tante campane e nessuna verità.
Mi consola il fatto di aver evitato altro dolore, pensando a quello che avevo perduto.
Penso che rientra in tale categoria di giudizio, l’apparizione di liste e levitazione di fantasmi, di forza del pensiero, di forze umane che passano attraverso i muri e sollevano i tavoli, di fenomeni sconosciuti, di accordi e messaggi subliminali, la necessità di buttare tutto all’aria, non avendo un vivente la possibilità di mettersi in contatto con esseri occulti.
Specie se ciò non rientra in un partito defunto. zac

mercoledì 13 giugno 2018

MANGANELLATE IN TESTA…(da evitare)


Sapevo già di perdere del tempo nel rastrellare sulle finestre del web gli umori dei perdenti, e dato che non sempre sulla rete si riesce a cogliere lo spirito del momento, a noi curiosi perditempo non resta che trovare una panchina sul lungomare albense dove lanciare qualche curioso sassolino, stuzzicare l’appetito politico, orecchiare qualche provocazione, carpire qualche pensiero.

Gli amici della politica non mi hanno dato una gran mano, dal momento che mi hanno spifferato cose che già conoscevo. A loro piace nascondere nell’inferno delle responsabilità le loro colpe e non manifestare le diverse e personali incapacità.

Ai miei quattro affezionati amici suggerisco di farsi un giretto dalle parti dove circolano le idee dei vincenti e imparare a forgiare una lista molto più gustosa ai concittadini.

Dal punto di vista personale questo è il modo migliore per raggiungere un obiettivo, che poi dovrebbe essere quello comune del centrodestra. Troppo spesso, in questo benedetto Paese, si sono fatte scelte sbagliate sull’onda di uno spirito che non ha una visione pragmatica della realtà albense e nel concreto non sa né ricompattare né scegliere i candidati.

Non comprendere questo significa andare incontro ad altri insuccessi e in prospettiva prendere la scorciatoia migliore per altre manganellate sulla testa da parte di una maggioranza di albensi che non vi ha mai compreso né tanto meno votato.

Poi non ci lamentiamo se noi beoti albensi avremmo potuto evitarle ! zac

giovedì 7 giugno 2018

PENSIERO DEBOLE


Per quanto possa essere un passo avanti il passaggio dalle invettive, vere o false che siano, su un foglio anonimo, a uno spot elettorale dedicato sui media alla politica sociale, è del tutto evidente che la ricostruzione di una comunità unita e civile, alimentata da veleni nuovi e antichi, da vizi ormai storici, dannosi e letali, non può passare solo attraverso una contrapposta promessa che sa più di spettacolare pensiero debole che di preoccupante e necessaria verità.
I mali vecchi e nuovi della società albense, unitamente al nocivo avanzare  dell’antipolitica, hanno contribuito ad allontanare i cittadini dalle favolose promesse elettorali e da un salutare orgoglio di appartenenza.
Questa mutazione genetica, che ha le proprie radici nel passato ed è stata rafforzata dal dilagante intrufolarsi dei disvalori nella società dei consumi in tutti gli aspetti del vivere globalizzato, vede i diritti sociali dimenticati e gettati alle ortiche.
Finire calpestati da una visione distorta della vita.
Prima di sognare rinnovate conquiste sociali, mi preme necessario col mio voto tentare di cancellare il malcostume di una visione eretta a regola di vita, secondo cui tradire principi e valori per il proprio tornaconto è non solo giusto, ma addirittura desiderabile e sintomo di rispetto per se stessi e per le istituzioni.
Ricostruire la spina dorsale di questi amministratori non sarà facile.
Un sogno ? Chissà. Io ci provo. Buon voto a tutti Voi. zac

martedì 5 giugno 2018

LA DESTRA ALBENSE…


Il senso di smarrimento vissuto dai cittadini albensi (pochi o tanti che siano tradizionali elettori di destra e specie in prossimità dell’elezione comunale) non sfugge agli occhi puntati verso un orizzonte segnato da futuri schemi, formule di unioni ampie e convergenti, capaci di aprire nuovi scenari politici, favorire una crescita sostanzialmente moderna e un’offerta basata sulle esigenze delle persone più in difficoltà.
Sbaglia chi continua ad appiccicare a questi nuovi scenari delle etichette non più vendibili, valevoli forse quarant’anni fa, sbaglia oggi chi vede nei partiti e nei movimenti di destra un fenomeno riconducibile solamente all’area fascista.
Dietro la credenza che la destra sia un’accozzaglia di persone incapaci di comprendere le evoluzioni nel presente e il loro significato, tradotto nel futuro, a rimanere al palo in una antiquata memoria, sta lo scenario oggi vissuto dalla destra albense, goffamente ferma, insensibile ed incapace.
Serve una forza sapientemente capace di capire il malcontento di molti amici riconducibili all’area di destra e potrei raccontarne lo smarrimento, pronti ad andare con le proprie gambe e pienamente capaci di mostrare fedeltà e valori, ma spinti e lasciati delusi ad accaparrarsi candidature e consensi in nuove aree storicamente avverse.
Vedremo se in futuro qualcuno più capace riuscirà a cambiare le carte in tavola, regalandoci un partito pronto a mostrare gli artigli del passato, la modernità sul presente e l’orgoglio nel futuro. zac

venerdì 1 giugno 2018

UNA DESTRA DI FRUSTRATI



In questi ultimi anni nel panorama della destra, dalle ali più moderate, ma pure aperte a molte più alternative, far parte di un centrodestra non significa smettere di rappresentarne le innate istanze materne, ma rappresenta il naturale progresso di un partito che non ha più il torcicollo e che sa guardare al futuro di un mondo che va compreso, accettato così com’è ed aiutato in un percorso sociale contrapposto ad una politica sorda e smarrita.
Se a fare le battaglie sul palcoscenico del centrodestra lasciamo che restino solo dei manager profumatamente pagati, mass media, accademici ed intellettuali con i soliti linguaggi fumosi e politichesi, i soliti cervellotici e inconcludenti programmi, penso sia normale assistere alla solita lenta agonia di un partito che ha come immagine e sfondo l’abbandono del proprio popolo. Una visione distruttiva di questo percorso, per cui oggi se ne raccolgono pochi frutti.
Recuperiamo all’interno del contenitore di centrodestra il valore e l’utilità della nostra identità, come bastione in difesa dei diritti acquisiti dei cittadini italiani in contrapposizione allo smarrimento e al mito del “cittadino del mondo” senza radici e senza capacità di farsi sentire.
Una destra di frustrati che ha smesso di lanciare il guanto di sfida, ed oltretutto in una competizione elettorale non ha esitato nemmeno a delegittimare chiunque ha tentato di farlo, finendo di spingerli a candidarsi in altre liste, non merita neppure di essere nominata.
Spero giunga anche ai piani alti questa personale protesta.
E’ finita il tempo dell’essere nel centrodestra lo zerbino di tutti. Dimostriamo ora di essere diversi. Se cerchiamo di piacere agli altri, finiamo col non piacere a nessuno, tanto meno al nostro popolo. zac

mercoledì 9 maggio 2018

NON C’E’ DUBBIO


Non c’è dubbio. Penelope per 20 anni ha tessuto e disfatto una tela.
Un atto di grande furbizia a dimostrazione che nelle testa della moglie Penelope c’era anche qualcosa del marito Ulisse.
E’ un’astuzia meno spaccona, più silenziosa, più concreta e influente, che cela invece di svelare o mostrarsi, che sa decidere nelle difficoltà e sa navigare in acque putrefatte e confuse.
E’ una scelta che vive di bugie. E’ un raggiro. Ma dimostra coraggio, forza e perseveranza.
Nella bailamme albense l’Odissea politica ci racconta la visione geniale ed impertinente di chi conosce il territorio e lo sguardo attento e matematico di chi sa fare i conti, non importa se si chiamano Renato o Pierluigi: alla resa dei conti, davanti ad una platea disperata e senza dare ascolto alla disperazione dei soliti coglioni, hanno saputo riconoscersi e sopportarsi nelle differenze, e rapportarsi nelle diverse ragioni o visioni del mondo.
Non c’è nessun dubbio: è la vittoria di chi guarda l’orizzonte e di chi vede una strada da seguire. Ci fa capire come costruire un progetto e non lasciarlo morire.
La vita è piena di personaggi che non vorremmo mai frequentare, prototipi poco convincenti ai quali ci affidiamo e poi ci fregano. Sono i simpatici mascalzoni che ci inguaiano. Non li vorremmo come amici, ma alla fine un po’ li ammiriamo.
Senza riuscire a comprendere perché mai sanno fare tutto ciò che noi neppure immaginiamo e anche capaci di restare a galla e sopravvivere in un mondo ricolmo di stronzi illusi. zac

mercoledì 28 marzo 2018

CHE CI RIMANE ?

Caro Marco C. accolgo le tue perplessità con l’aprire una finestra sul poco interesse al post dedicato alle trascorse vicende del fenomeno erosivo. 
Inizio col mettere in rilievo (nella foto) la differenza di numero degli amici interessati a seguire i post dedicati all’erosione e quelli meno affascinati dai temi dedicati alla politica.
Ciò non meraviglia più di tanto. 
Questo Paese è nato e cresciuto nei laboratori, cuore della tradizione artigianale della pelletteria. Imparato questo mestiere e fattelo morire per insensate lotte di concorrenza, lo sviluppo di questo paese si concentra sul turismo e sull’immagine di una spiaggia invidiata, che ci vede nelle prime posizioni nel mondo.
Con l’avvento del Centro commerciale di Colonnella, graziato e concesso di allacciare i suoi tubi di scarico al depuratore consortile di Alba-Martinsicuro per gentile (?) concessione di spero trapassati Sindaci, anche l’attività commerciale è andata a farsi fottere.
Tante grazie al misericordioso Sindaco di allora !
Esperti di suicidi amministrativi anche il Sindaco attuale non è da meno del suo collega e concede al Ruzzo Reti l’insediamento di un nuovo depuratore consortile, (e immaginate dove ?), ma certo proprio nella zona artigianale di Alba Adriatica che servirà Alba Adriatica, Villa Rosa, Colonnella, Corropoli e la zona di Colle Luna di Tortoreto.
Alleluia ! Alleluia ! Un po’ di carità si dà a chiunque, specie ai vicinati più prosperosi di territorio.
E allora che ci rimane ? Ma certo, la spiaggia. Detto e fatto.
Bravi come siamo, e dati i precedenti lo do per scontato, ad essere su una scacchiera semplici e utili pedine di inafferrabili re e regine, do per scontato il sacrificio imminente e la fine di quella che fu la nostra spiaggia.
Per questo, non è immaginabile avere una società di tutti guelfi o tutti ghibellini, di chi lavora per se stesso o per la comunità, per chi ama il proprio Paese o il proprio portafoglio, il pane per se stesso o per il futuro dei figli.
Noi lottiamo per dare un senso e una ragione del nostro vivere. E lo facciamo per mostrare talora in concreto altre volte su un semplice post il senso del nostro abitare sul pianeta cittadino. A meno che qualcuno si accontenta di farsi fottere da riconosciute facce toste.
Senza dimenticare che la pancia è anche la sede in cui si forma e transita la merda, molti si lasciano accontentare da nativi imbroglioni, Il che non è una buona scuola. Almeno per i più giovani. Zac

PS: Su questo diario ho la copertura di 3097 amici. Capisco le tue perplessità. Ma va bene così ! Ciao


martedì 27 marzo 2018

Lettera inviata nel 2014 al Sindaco di Tortoreto Alessandra Richi.


Esposizione delle vicende accadute negli anni passati
e la storia recente del fenomeno erosivo.

Nel ringraziarLa sentitamente per l’ attenzione che Lei ha voluto riservare alle problematiche che Le ho esposto, relative all’erosione della costa che attualmente affliggono il Comune di Alba Adriatica, mi rivolgo ancora a Lei nella convinzione di fare cosa buona e giusta nel predisporre la presente nota necessaria per fissare dei concetti definitivi e chiari rispetto ai sopraccennati argomenti.

Questa necessità, deriva dalla consapevolezza che l’esatta conoscenza degli avvenimenti svoltisi nel corso degli ultimi anni nel territorio del Comune conterraneo, possa giovare per trarre opportune e quanto mai necessarie conclusioni su come gli errori commessi da una politica imprevidente e cieca delle passate Amministrazioni di Alba Adriatica e Martinsicuro in primis, possano riflettersi, indirettamente, in futuro, anche sul territorio del Comune da Lei amministrato.
Se c’è una lezione che proviene dal passato, questa è quella che mette in rilievo la circostanza che un Amministratore debba poter guardare con lungimiranza oltre il limite del proprio mandato e saper distinguere quali sono le decisioni da intraprendere perché se ne possano cogliere gli effetti a lungo termine .
Le vicende relative al problema della erosione della costa come esplicitato in più sedi ed in diverse occasioni, ebbe inizio con la scelta improvvida del Comune di Martinsicuro di prolungare verso mare il molo del proprio porto, con Io scopo, malcelato, di approfittarne per precostituire, al margine dello stesso, un ricovero per natanti.
Le opere, come poi si constatò, finirono per alterare l’andamento delle correnti provocando serissime problematiche per il mantenimento della dotazione di arenile della vicina Villa Rosa e poi di Alba Adriatica. E siccome al disastro provocato non c’è stato alcun ripensamento critico circa la causa scatenante, si sono eseguite opere che hanno finito, da un lato a non risolvere definitivamente l’erosione e dall’altro per provocare Io stratificarsi di ripetuti ripascimenti ed infine I’ adozione delle cosiddette barriere (pennelli) ortogonali alla costa che trasferiscono più a sud, precisamente sulla zona nord della costa in Comune di Alba Adriatica, quello che era stato il fenomeno iniziale.
Volendo esemplificare, potremmo dire che le soluzioni messe in campo sono diventate esse stesse problematiche; in altri termini i rimedi si sono dimostrati addirittura peggiori degli inconvenienti iniziali.
Purtroppo in questo scenario le passate Amministrazioni di Alba Adriatica si sono dimostrate colpevolmente consenzienti fino al punto di non rendersi conto che oramai i problemi creati dal Comune di Martinsicuro si erano trasferiti, definitivamente, sul proprio territorio.
Di queste vicende il sottoscritto ha evidenziato, in più sedi, le contraddizioni degli Amministratori e anche quelle degli Enti preposti cercando di richiamare I’ attenzione sugli errati provvedimenti messi in atto. E ciò è avvenuto anche sulla scorta di evidenti errori di valutazione, a prescindere dagli elementi conoscitivi che avrebbero consigliato un più accorto procedere.
In questo quadro si inscrive la farsa della cosiddetta Conferenza dei Servizi ove il nostro Sindaco, prima si astiene con motivazione poi, pur avendo di fatto espresso un netto parere negativo a mezzo di apposito atto di Giunta, alla fine soggiace a quanto afferma un funzionario della Regione Abruzzo, che con tono assolutamente dispregiativo afferma che la decisione politica del Comune di Alba Adriatica è del tutto ininfluente ai fini della realizzazione del progetto. A questo punto non può non denunciarsi una sostanziale prevaricazione che non tiene conto né della volontà popolare né delle prevedibili nefaste ulteriori conseguenze che si andavano a precostituire.

Eppure non lontano dalle nostre coste, la Regione Marche, per tutto il suo territorio, in un passaggio della Normativa del “Piano di Gestione Integrata delle Aree Costiere” all’art. 6 comma 1 così recita: è sconsigliata la realizzazione di nuove opere marittime trasversali, compresi i prolungamenti dei moli dei porti esistenti, in considerazione dei comprovati effetti negativi sulla linea di costa.

Cosa si immagina, invece, per questo tratto di costa abruzzese? Si immagina la realizzazione salvifica dei pennelli anche (si vocifera), sul margine a mare del Torrente Vibrata per arginare il problema dell’inquinamento .
Egregio Sig. Sindaco, se queste sono le soluzioni messe in campo da simili luminari…, tra non molto tempo il problema, ob torto collo, lo avrà anche il Comune di Tortoreto con la sua bella erosione a confine con Alba Adriatica.
Bisogna fermarli in tempo e fare un punto definitivo sul problema della erosione ove tutti facciano sentire la propria opinione in merito. Ciò nel novero del concetto che la vocazione territoriale di un’intera zona abbraccia più Comuni ed il problema del vicino è anche il proprio problema”. Nicola Tribuzi

domenica 25 marzo 2018

GLI HOOLIGANS DELLA POLITICA

Basta con i caporioni di partito, con i teppistelli chiassosi, gli animatori di teatrini fasulli, che come piccoli Savonarola provocano incendi dove non possono essere controllati:
- Nascono alleanze tra uomini smarriti, senza memoria e dignità, che fino a ieri si sono denunciati, offesi, vilipesi, mortificati tra liti familiari, storie personali, politiche e sociali.
- Si rompono accordi tra persone senza coerenza e, con l'interesse mal celato per una poltrona di città, fanno a botte e si scornano tra di loro.
- Transfughi dell'era Piccioni con le solite figurine uscite dalle giunte a porte sbattute in faccia. Prima o poi qualcuno ci dovrà pur rispondere su quale altra arca della santa alleanza si sono rifugiati.
- Altri disillusi, dopo la morte di una passata amministrazione, diventano l'unico esempio di fenice se decideranno di rinascere dalle proprie ceneri o in compagnia di altre belle figurine.
Sotto quale ordine di scuderia ? Col Pd perdente sarà una corsa verso una sonora sconfitta.
Sotto quale bandiera ? Di ronzini a zonzo ce ne sono pochi.
- Altri che in passato hanno fatto cadere le amministrazioni di questa Città oggi si ritrovano insieme senza avere il coraggio di un passo indietro e di chiedere scusa per come è stata ridotta la nostra spiaggia.
Nella rete nuotano predatori e pescecani di tutti i colori. Nessuno pensa ad una Città che sta morendo. Adesso basta ! zac

RISIKO ELETTORALE

venerdì 23 marzo 2018

Programmi deludenti

Abituati come siamo ad assistere ai dibattiti e ad ascoltare tutti nelle sedi dei vari movimenti impegnati a stilare una lista di Candidati possibilmente soddisfacente e a raccogliere le istanze dei presenti e le problematiche da inserire nel programma elettorale.
Spiace rilevare di non aver mai sentito, in nessuna occasione, pronunciare parole che hanno a che fare con la Cultura.
-Cultura sociale, quale fattore di coesione, troppe volte ritenuta superflua ed inutile dalla politica, da tempo sacrificata nei bilanci comunali a spese del benessere sociale e quindi della qualità della vita.
-Cultura civile intesa come sistema di costumi, comportamenti e rapporti all’interno della nostra comunità e con quella del mondo esterno, puntando alla formazione dei cittadini sul piano civico e sul ruolo che ci compete nella società.
-Cultura ambientale con l’idea di un mondo creato per il turismo, capace di rispondere ai bisogni dei turisti, ma da ricostruire e riportare alle condizioni iniziali, con un progetto di futuro che va al di là delle ristrette divergenze e delle bieche diversità.
-Cultura umana, con il recupero non solo sul piano morale ma anche sul piano materiale dello spirito sociale e assistenziale che spetta ai cittadini di Alba più deboli e meno protetti, privi di aiuti e mezzi sufficienti per una vita più dignitosa.
Annoto tra le file dei Candidati che la voce Cultura sia un termine vecchio, ammuffito, da topo di biblioteca. Ebbene sbagliano di grosso.
Si può anche essere un ottimo maestro o diventare un valido avvocato, ma prima si è un uomo e pertanto la sensibilità civica non può certo sparire dal vocabolario di chi si accinge ad amministrare una comunità turistica come quella di Alba Adriatica.
Lungo un cammino che arriva dai nostri avi fino ai giorni nostri, la disciplina civile esiste come pensiero guida, in specie per chi intende ben governare e non ridursi a semplice pedina di invisibili favoritismi e deludenti iniquità.
Di fatto il saper convivere va a farsi fottere insieme alla coscienza, tanto lo sappiamo tutti che per riuscire nella vita contano di più le raccomandazioni, l’astuzia, la faccia tosta, la fortuna, gli imbrogli.
Spiace assistere al tramonto del patrimonio umano, lasciato in eredità, che conduce al declino sociale delle coscienze, senza che la politica ne abbia la benché minima coscienza. Torniamo ad essere Uomini con la U maiuscola. zac

mercoledì 14 marzo 2018

SPERANZE AL VOTO

Mancano poche settimane alle elezioni comunali, eppure nessuno si ritiene ancora pronto nel presentare una lista valida di candidati, e nemmeno di mettere in luce un programma davvero valido e seducente o di mettere in risalto una proposta elettorale quanto più convincente.

Benché sui giornali si dicono molte cose in merito alle liste di “Voi in Comune” di Remo Saccomandi e di “Etica per Alba” di Gabriele Viviani, nessuno dei suddetti candidati Sindaci sono portatori di progetti sicuri e di idee apprezzabili.
Tutto il resto, cioè la stragrande maggioranza naviga ancora in alto mare, senza cuore e senza bussola, in balia del vento che tira e delle onde che oggi vediamo portar via ciò che era in altra terra e in altro tempo.

Evidentemente prevale chi ammette di non sentirsi pienamente rappresentato e considera la politica uno strumento totalmente inutile, irrimediabilmente pensata come esercizio di potere, non a favore del bene comune, benché anche spinto dalla certezza che non si possa migliorare questo nostro benedetto Paese.
Se però si guarda alla quotidiana gazzarra di scena sulla vicina piazza del popolo o i contatti per le vie cittadine di coloro che considerano la politica un strumento utile per migliorare la vita dei cittadini, ecco apparire allora uno spiraglio di fiducia e di possibilità, che tutti indistintamente dobbiamo in qualche modo alimentare e tenere vivo con proposte credibili e confortanti.

Girando il cannocchiale verso il futuro e mettendo a fuoco una realtà presente di un Paese sfiduciato e spento, di una terra euro-lobotomizzata da quando accade sulla spiaggia e nei vicini litorali, la scelta di come vivere e convivere, di come subire o combattere, dipende solo da noi se vogliamo tenere in vita questa nostra Casa.
Ed oggi, con le vacche magre che corrono, sembra diventata un’assoluta esigenza per tutte le formazioni locali organizzarsi e rappresentare non gli uomini affamati di vite, ma quelli amanti della vita.
Siano essi belli o brutti. Ci siamo tutti dentro. zac




sabato 10 marzo 2018

POLITICA SCHIZOFRENICA



Non ci sono parole ed argomenti in grado di rappresentare compiutamente la situazione paradossale che le iniziative regionali stanno provocando relativamente al problema dell’erosione degli arenili nei comuni di Martinsicuro e Alba Adriatica.
Oramai siamo al paradosso: che i massimi rappresentanti delle Istituzioni regionali partecipano a convegni, come ad esempio quello di Silvi del 29 Settembre 2013, durante i quali condividono le ragioni di coloro che denunciano i danni delle cosiddette barriere ortogonali alla costa e dall’altra assegnano, come nulla fosse e proprio in questi giorni, appalti milionari per realizzarne ex novo in Villa Rosa.
Da una parte gli stessi soggetti danno il beneplacito, proprio in questi giorni, alla rimozione di uno dei cosiddetti pennelli in Cologna spiaggia, perché causa di problemi di erosione in quelle zone, e dall’altra, a pochi chilometri più a nord, sono promotori di lavori che stanno per essere iniziati per realizzarne addirittura tre.
Se questa non è una politica del fare dissociata e schizofrenica, allora che cos’è ???
E’ mai possibile sapere, finalmente, per quali ragioni tutto ciò debba avvenire ???
E’ mai possibile che si realizzino delle opere che, a quanto pare, le stesse Istituzioni sanno bene che creeranno enormi problemi di erosione alle spiagge di Alba Adriatica e che si debba poi intervenire per risolvere situazioni compromesse in una perversa logica dell’emergenza ???
Eppure tutti dovrebbero sapere che, quando incombono le emergenze, le procedure di assegnazione dei lavori rispondono anch’esse alle logiche dell’emergenza.
E allora non è lecito chiedersi per quale ragione in tutto ciò si intravede una giusta procedura ma anche una oscura prassi a beneficio di chi ne trae un vantaggio ???
Non ne beneficia sicuramente la comunità di Alba Adriatica che, al di là delle rassicurazioni e promesse di ripascimenti morbidi mai eseguiti, vede perdere tratti consistenti di arenili con grave danno per il turismo.
Non ne beneficiano neanche le finanze pubbliche dalle quali fuoriescono somme assurde per riparare i danni prodotti nel contesto della logica delle emergenze.
La risposta sta allora nel dispiegarsi degli avvenimenti, nei loro concatenamenti, nella loro storia, e nel saperli mettere in fila, uno alla volta come elementi di un puzzle. Se ciò facciamo ne trarrà forti benefici il turismo di Villa Rosa e di Alba Adriatica, e certo non ci guadagnerà una ristretta cerchia di imprese che hanno fatto e faranno i lavori per collocare altri pennelli.
Ma questa è degna materia per la Corte dei Conti e non soltanto per il TAR al quale pare vogliono adire alcune Amministrazioni Comunali.
Speriamo. Muovendo quando prima le chiappe dalle poltrone. zac

venerdì 9 marzo 2018

LA PADELLA E LA BRACE

 (Marcello Veneziani, Il Borghese, marzo 2018)
(Il seguente commento è stato scritto un mese prima delle elezioni e uscito in questi giorni su "Il Borghese").
Ma cosa deve augurarsi adesso un povero elettore di destra? Che alla fine vinca chi e governi con chi? Facciamo innanzitutto il riassunto delle puntate precedenti. Dunque, l’italiano è stato chiamato a votare con un sistema elettorale che già a priori non gli prometteva alcun vero vincitore con maggioranza assoluta in grado di governare.
E si è trovato a scegliere non più nel quadro di una democrazia bipolare ma addirittura tripolare, con l’ipotesi fondata che comunque il partito di maggioranza relativa sarebbe stato quello del non voto, vista la sfiducia diffusa.
Lui, di destra, nazionale e sociale, lui a favore della sovranità politica e popolare, anche se schifa sia la politica odierna sia la volgarità della plebe, si è trovato di fronte tre totem che con la destra non avevano nulla a che fare: Di Maio, candidato nel nome del Padre, Beppe Grillo; Renzi, travestito da Gentiloni, o viceversa; Berlusconi, restaurato, clonato e tutore di Salvini e Meloni.
L’elettore sapeva che vincendo i grillini avremmo avuto l’esperienza romana della Raggi estesa a livello nazionale.
Puro dilettantismo, gente inadeguata senz’arte né parte, priva di un’idea della politica e di una visione, piena solo di rabbia, allineata però al politically correct, capace di sfasciare nel suo ottuso giacobinismo negativo anche quel poco che resta in piedi del nostro Paese.
Sapeva poi che vincendo il Pd con o senza i suoi parenti-serpenti di sinistra, avrebbe rialzato la cresta Matteo La Fuffa, il piazzista erede del berlusconismo con l’aggravante del Pd, o qualche sua grigia protesi, come Gentiloni. Ma soprattutto, viste le leggi approvate dai governi Renzi-Gentiloni, sapeva che la sinistra al governo avrebbe seguitato a sfasciare sul piano bio-etico, famigliare e sociale la struttura tradizionale della società, imponendo il politically correct, l’accoglienza ai migranti, il modello radical e antifascista.
Infine, vincendo Berlusconi avrebbe riavuto al governo un berlusconismo per giunta in versione senile e inciucista: già aveva deluso il Berlusca gagliardo, di vent’anni fa, con una maggioranza solida e alleati forti, una classe dirigente ancora in piedi. Figuriamoci il Berlusconi d’oggi, vecchio, disfatto, rifatto e pronto ad accordarsi coi carnefici di ieri, in Europa come in Italia. Meglio Salvini, a questo punto.
Inutile ricordare che l’ipotesi ritenuta sin dall’inizio più probabile era invece un’altra: nessuno ha i numeri per governare da solo o con la coalizione di partenza, dunque si va verso il governo del presidente, ovvero l’eterno, strisciante consociativismo, con la prospettiva di voto anticipato.
Renzi scarica o è scaricato dalla sinistra, Berlusconi scarica la destra e la Lega, accoglie il suo figliol prodigo e nasce un governo nel nome dell’Europa e della convergenza al centro dei moderati d’ambo i versanti. Berlusconi il padre, Renzi il figlio, Mattarella lo spirito santo.
Ora, in questo contesto, cosa deve sperare un uomo di destra? Quali aspettative nutrire e quali ipotesi incoraggiare o temere di più? Deve auspicare che Salvini e Meloni siano della partita e dunque vadano al governo in condominio oppure no, che sia meglio invece la spaccatura tra berlusconiani e sovranisti e i secondi vadano all’opposizione?
O terza ipotesi, meglio sottrarsi in partenza, magari avendo già disertato il voto o votato per puro spirito di testimonianza (tipo CasaPound), maledicendo urbi et orbi e adottando la vecchia linea del rancore e del rifiuto, chiamandosi fuori e vedere di nascosto l’effetto che fa? L’anima è salva, la Patria no; ci rimette l’Italia ma tu non ci metti la faccia.
È terribile doverlo ammettere, ma qualunque cosa l’uomo di destra abbia scelto, alla fine, sarà ininfluente sul destino del Paese e non potrà far nulla non solo in termini positivi per governare, cambiare, restaurare ma anche in termini negativi, cioè per impedire, frenare, fermare.
Il problema è che, a conti fatti, nessuna coalizione rappresentava anche solo in grandi linee parziali una sensibilità politica, non dirò ideale e culturale, di destra. Si poteva optare per chi vagamente almeno ricordava, già nel suo simbolo, qualcosa del passato affettivo-politico, più vicino al cuore dell’uomo di destra, come la fiamma.
Ma non c’era da aspettarsi nulla, sia nell’ipotesi che a vincere fossero stati gli altri, sia nell’ipotesi che a vincere fosse Berlusconi col suo centro-destra accroccato, unito solo per ragioni elettorali.
Vincere in nome di che, per far cosa?
Già Alleanza Nazionale, che era un grosso partito, strutturato, con un leader sopravvalutato e una forza elettorale rilevante, seconda forza nel centro-destra, non riuscì a ottenere alcun significativo risultato nei suoi nove anni circa di governo.
Figuriamoci un piccolo partito, senza classe dirigente, guidato da una giovane, battagliera giovane mamma, efficace in tv ma non navigata nella strategia politica, nelle relazioni e non supportata da nessun Richelieu, nessuna élite di vertice, niente media, costretta a districarsi tra la padella padana e la brace berlusconiana…
Da qui nasce il segreto auspicio di tanti che la destra in Italia torni a essere un movimento di pura testimonianza, inutile ed egregio, capace di suscitare sentimenti ma non di governare il Paese, capace di emozionare non di amministrare.
Una destra magari presente nel territorio, nelle città, nei social, nelle aule con la sua voce nobile e inascoltata, dignitosa e marginale. Pronta a salvare l’onore, perché l’Italia invece è insalvabile. È questo che volete, è questo che vogliamo?
Ho smesso di pensare, fino a prova contraria, che in Italia sia possibile una destra di governo in grado di padroneggiare la situazione, di migliorare il paese e orientarlo, centrando i suoi obbiettivi. Salvo sorprese o miracoli.
Il resto è quel che avete sotto gli occhi e che noi, mentre scriviamo, abbiamo solo nella sfera di cristallo. Il vostro presente, il nostro presentimento.

giovedì 22 febbraio 2018

PERCHE’ CI BATTIAMO…

È davvero allucinante il livello di burocrazia di certi uffici comunali, e direi, a questo punto, anche di incongrua inefficienza del personale addetto.
Capita talora di non avere più spazio per i timbri sulla tessera elettorale e di dover quindi richiedere all’ufficio elettorale del Comune una nuova tessera (insieme a un documento di identità e a un modulo da compilare).
Per quelli che hanno esaurito gli spazi sulla tessera elettorale gli uffici comunali restano comunque aperti fino a tutta la giornata del voto. Tutto vero, e stando a valutazioni generiche e soggettive, si pensa che la risposta sia consumata nel breve termine.
Ma non è così. Si rimanda il tutto all’inizio della prossima settimana.
Riapro allora il libro dei sogni: i proclami pieni di promesse sul futuro, le dignità individuali e collettive, il contenuto dei programmi elettorali, le cancellazioni del passato e poveri di soluzioni positive, evidentemente nel presente sono tutt’ora rifiuti di sogni che nessuna risposta politica ha saputo consumare e convertire di fatto in risposte pratiche.
Oggi poi è talmente raro trovare qualcuno che nell’esercizio del proprio ruolo sociale faccia esattamente ciò per cui è pagato, tanto che ci stupiamo di una normalità e di una ovvietà che diventa quindi un’offesa a tutti coloro che nella loro vita pubblica svolgono silenziosamente il loro compito.
E mi riferisco certamente a normali pubblici ufficiali: persone che compiono il loro dovere e non sono dei super eroi, ma che sembrano tali solo per il fatto che vi sono altri individui che non lo compiono quasi mai, per non dire mai.
Si dirà, come quasi sempre accade in questi casi, che è tutta colpa delle mute regole del gioco democratico, ma io non lo penso affatto. Il comportamento che una persona mostra o che esprime anche verbalmente non dipende dallo scranno che usa ma dalla visione del mondo che si possiede e dalle personali qualità umane.
Comincio a sviluppare l’idea che oltre ad essere senza governo, questa città sia anche senza cuori e senza padri.
Ecco perché ci battiamo affinché la nostra Alba Adriatica abbia un futuro e un progetto verso il domani.
Sta a noi dare la luce di tutti giorni, a quelli solo l’oscurità nel domani. zac

sabato 17 febbraio 2018

UN PASSO AVANTI…

Siamo tutti ormai adulti e vaccinati e pertanto, dopo aver vissuto tanti anni in questa città, possiamo affermare di aver compreso con raziocinio quasi interamente il mondo che ci circonda, e nondimeno dire di aver acquisito una tale esperienza di vita, una tale conoscenza della realtà socio-politica albense da salvaguardare il nostro pensiero da un negativo lavaggio mentale, già posto sui blocchi di partenza, e che speriamo venga cestinato e respinto.
E qui ci rivolgiamo a chi è più consapevole e responsabile, più capace ed impegnato, più attento e moderno, più sociale e umano, per meglio porci nelle condizioni di andare oltre un sistema politico rivolto soltanto su se stesso, in un totalitarismo rovesciato e cieco.
Questa nuova creatura dal volto menefreghista si basa non sulla mobilitazione, ma sulla smobilitazione della base elettorale più giovane, quella dalle prospettive nuove e dalle idee temerarie, quella che meglio rappresenta il nuovo mondo e i suoi bisogni, quella più avanti, più innovativa, più rivoluzionaria e riformatrice.
Non una prospettiva futura, non un nuovo percorso, non una sola nuova idea ci potrà venire pertanto da questa classe dirigente che non sa proprio cosa fare, se non indurre i cittadini all’indifferenza e spingerli ad assistere più che a partecipare alla vita politica, se non costringere la base più fertile del popolo a rimanere in casa e a non esporsi più di tanto.
Questo invito nasce con l'idea di svegliare più gente possibile e renderla cosciente della realtà della nostra comunità che vive dentro un mondo tutto loro, programmato e centralizzato su un gruppo d’élite, che dall'alto manovra come una marionetta i fili delle nostre vite per disegnare un futuro secondo fini personali ed interessi di casta.
Tutti noi indirettamente siamo coinvolti e viviamo preoccupati e insoddisfatti, e di sicuro non condividiamo questo vuoto e questa impotenza davanti a questa dittatura mascherata e costruita sotto i nostri occhi mentre tutti noi siamo impegnati ad odiarci, invidiarci, lamentarci, essere avidi ed egoisti e quindi rinchiusi dentro una gabbia costruita con il nostro tacito consenso.
Spero che l’occasione prossima possa farci almeno pensare e riflettere.
E ritrovare serenità e passione per un progetto unitario e civile. zac

Simone Pulcini Eccetto alcuni passaggi, a mio avviso nn così netti ed esclusivi nella loro manifestazione (come il concetto di casta e sulla "strategica" smobilitazione della base elettorale che mi sembra più una dinamica concorrente alla stesso disinteresse dei cittadini che va di pari passo col mancato auto-coinvolgimento giovanile)...Sono in linea col senso del post.
Gestire
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Risveglio Albense In un lontano giorno al sorgere di questa finestra su Facebook non ho esitato ad imporre il nome di “Risveglio Albense”, già temendo il distacco dei cittadini dalla politica e il disinteresse dei giovani verso i partiti decotti e privi di sani contenuti.
Nel preparare la lista per il rinnovo del Consiglio comunale siamo partiti col presentare un corposo programma a quanti abbiamo chiesto di essere in lista e far parte di un progetto unico e veramente attraente. E su questo abbiamo avuto un coinvolgimento giovanile sorprendente e molto positivo.
Il disinteresse dei cittadini e la smobilitazione della base elettorale si nutre e vive nel vedere una casta riciclarsi in nepotismi e clientelismi, e nel notare candidati nelle liste per meriti pavoneschi.
Mi fermo qui, per non far nomi e cognomi…Evidentemente qualcuno crede di essere un Dio.
Ma preferisco correre incontro a chi ha meriti e tiepidi pretese nell’amare questo Paese.
A Voi giovani il messaggio di “Risveglio Albense”.