A conclusione di una campagna elettorale, che, per essere benevole, da molti albensi è ritenuta deludente, ma per fare violenza e pur sapendo di non fare cosa gradita a noi di destra, io la definisco gravemente negativa.
Mi si stringe sempre più il cuore, pensando a quello che si poteva e non si doveva fare, vantare quella sensibilità al consenso e mostrare nella realtà di non possederla, decantare quelle capacità che servono a limare i dissidi che spesso sorgono tra forti rivalità ed essere poi incapaci di sminuirli.
Ho riferito questi particolari per dare un’idea del modus-vivendi di chi ha sempre pensato che la strada per la santificazione politica poteva essere percorsa anche attraverso l’imprimatur dall’alto e di non aver poi creduto che la via più pesante e difficile della militanza aiuta in momenti particolari delle elezioni a superare alcuni pericoli e difficoltà.
Dopo quello che è successo ho sentito la necessità e il dovere di sapere il più possibile sulla lista fantasma sparita velocemente nell’aldilà.
Tempo perso. Non è mancato però il fastidio di sentire tante campane e nessuna verità.
Mi consola il fatto di aver evitato altro dolore, pensando a quello che avevo perduto.
Penso che rientra in tale categoria di giudizio, l’apparizione di liste e levitazione di fantasmi, di forza del pensiero, di forze umane che passano attraverso i muri e sollevano i tavoli, di fenomeni sconosciuti, di accordi e messaggi subliminali, la necessità di buttare tutto all’aria, non avendo un vivente la possibilità di mettersi in contatto con esseri occulti.
Specie se ciò non rientra in un partito defunto. zac
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