Sono passati
ormai pochi giorni dalle elezioni e sentiamo il bisogno di fare il punto della
situazione, di uscire dallo sconforto della sconfitta e di tracciare una linea
tra vincitori e vinti, di vedere al di là del crepuscolo la luce e sopravvivere
al logorio di una sonora sconfitta, di saltare oltre la siepe degli illusi per
migliorare le convinzioni di una vita e accrescere le nostre certezze.
Creare una
fortezza dentro la quale ritrovare noi stessi e soprattutto di capire una
società sempre più lontana dal mondo politico e al momento, siamo sinceri, di
non aver ancora compreso il divorzio consensuale tra noi e la società civile,
due mondi che oggi mi sembrano non avere molto da dirsi.
La politica
è andata per la sua strada con i soliti noti, in una solfa distruttiva uguale a quello di microbi vili
che dissolvono i corpi malati di un popolo che resta a guardare e senza avere
voce in capitolo.
La mancata
riconferma del centrodestra nel fortino di Teramo, benché confortato da un’aggregazione
di liste civiche, andrà sfoderato nelle analisi del voto per ben capire la
volatizzazione di un sogno nella testa del gatto, segnalato affamato nelle
periferie, e la mano sul volto di un Morra illuso di poter vincere col sorriso e
di risollevare con patimento una città in decadenza.
Non occorre avere
una macchina del tempo e salirci sopra per conoscere il futuro, perché qualcosa
che non va c’è sempre in quel che faremo. E nel futuro proprio non c’è scritto
nulla. Perché giorno dopo giorno il futuro lo possiamo riscrivere solo noi. zac
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