lunedì 18 gennaio 2016

A MOLTI NON PIACCIONO NEANCHE CALDE !

Sono molte le " Polpette" che finiscono nel secchio marrone dei rifiuti umidi. 
Pare dai mormorii raccolti, che nella mensa dell'asilo non vengano serviti piatti gustosi, tanto che sono molti quelli che finiscono nella pattumiera. 
Sinceramente allo stato non siamo in grado di esprimere un giudizio qualitativo più attinente e preciso, per il sol fatto di non esserci mai seduti a tavola con i bambini del plesso didattico. Non ne abbiamo purtroppo titolo per farlo, ma ne abbiamo molto per suggerire ad un amministratore di ventura, di verificare a stomaco vuoto, se i timori di alcuni genitori e le chiacchiere circolanti, rispondano al vero. 
Grazie per quello che vorrete fare !

Omaggio ad AYLAN KURDI.

Tre anni, morto annegato mentre con il padre e il fratellino tentava di raggiungere la "vita nuova", sulla spiaggia di Bodrum, appena accarezzato dal mare, la faccia affondata nella sabbia, le braccia rivoltate all'indietro, in segno di resa. 
Aylan è un altro di quegli innocenti che potremmo aggiungere alla sfilata dei piccoli santi, dipinti da Giotto sul muro degli Scrovegni. Ma quel giorno Giotto non c'era a dipingere Aylan. Su quella spiaggia c'era invece una giovane fotografa, Nilufer Demir, che per spiegare le ragioni di quello scatto disse: " Volevo solo mostrare il dolore che ho provato vedendo quel bimbo disteso morto in riva al mare". 
Quella rappresentazione fotografica, scatenò nel nostro cuore e in quello di milioni di uomini e donne, di ogni parte del mondo, una partecipazione collettiva e il dolore espresso ci penetrò nella carne pur non attraversando la cronaca della nostra vita. Quella brutale immagine non solo ci commosse, ma mosse e stanò molte coscienze arroccate su certezze, tanto arroganti quanto fragili. 
Toccherà a tutti noi ricordare Aylan per sempre, perchè non venga abbandonato tra le mura, generalmente povere e sole, di chi ne è stato toccato direttamente.
Aylan sei sempre nei nostri cuori ! (n.m.risveglio albense)

LUDOPATICI .......... !

Ci risiamo, per il terzo anno consecutivo (da come si legge sulla stampa) l'attuale amministrazione SCOMMETTE dopo il 2013, 2014 e 2015 anche sul 2016 che sarà l'anno del decollo amministrativo e della risoluzione di tutte le problematiche cittadine. 
Inizio a pensare dopo aver letto con attenzione gli obiettivi che saranno raggiunti, che qualcuno soffre di ludopatia. Infatti si continua a puntare sempre e solo sulle solite questioni, come il 68 sulla ruota di Napoli, che evitò di uscire per molti anni. 
Sono da tre anni che parlano della rete fognante e dei relativi STRONZI che vagano senza alcun controllo sotto i nostri piedi, 
Parlano di sicurezza e ci raccontano di aver messo a posto i CESSI dello stadio comunale, riparlano di sicurezza e si vantano di aver sistemato parzialmente la scuola elementare e dimenticano che i fondi necessari per farlo erano stati richiesti e ottenuti dalla passata amministrazione, ci parlano del lungomare che segna apicalmente l'abbandono mai verificatosi, però torneranno le Frecce Tricolori e ripartiranno nuovamente verso Roma alla riconquista della Bandiera Blu. 
Certamente ci sarà ancora il Carnevale Estivo e quattro trombettieri mascherati che percorreranno il lungomare. Fritta e rifritta, la pietanza è sempre la stessa. 
C'è a nostro parere poco da scommettere fino a quando nella nostra città esistono uomini e donne al servizio della comunità, che giornalmente si avvitano su se stessi e nulla disperdono di positivo nella comunità. 
Scommettete pure, ma attenzione se esce il 68.....sarà un 48 e andrete tutti a casa.

LE RIFLESSIONI DEL LUNGOMARE MORENTE

La cartolina, il cuore economico, il luogo più noto, conosciuto e frequentato del paese di Alba Adriatica è di certo il Lungomare Marconi: un’ampia doppia pista alberata sul mare ammirata in 40 anni dai cittadini e da tantissimi turisti.
Ancora oggi per un assurdo destino, seppur offeso dal degrado, schiacciato dall’incuria e mutilato dalla cancrena mortifera della malattia delle palme, lo stesso lungomare per opposti motivi continua suo malgrado ad incarnare l’immagine evocativa dello stato delle cose nella nostra cittadina.
Infatti, esaurito un lungo periodo di splendore, il Lungomare di Alba Adriatica oggi sembra destinato a rappresentare l’effige della decadenza e della difficoltà di un paese che non riesce a riprogrammarsi; della vacuità di una classe politica che nel suo complesso non è riuscita ad individuare alcun percorso di ammodernamento e di riqualificazione del paese.
Un black-out ventennale continua a tenere al buio una città ormai privata della facoltà di gettare uno sguardo sull’orizzonte del futuro.
Una ulteriore prova di questa inconsistenza e mancanza di prospettiva è rappresentata in questi giorni dalla grave assenza di discussione e di confronto su un tema fondamentale come quello della riprogettazione del Lungomare.
Infatti, poiché irrimediabilmente compromesse, si procederà alla sostituzione delle palme, specie arborea cardine dell’arredo urbano marino albense e forma identificativa dei luoghi turistici della città.
Cambierà radicalmente l’immagine-simbolo del paese.
Nessuno, nonostante il compito sia di grande responsabilità, ha avvertito la necessità di mettersi in moto e reperire idee innovative e valutazioni generali capaci di garantire al paese una completa riqualificazione dell’area.
Nessuno si è sentito in dovere di interpellare i migliori esperti della progettazione e dell’arredo urbano per vagliare attentamente un intervento di recupero straordinario e aprire il progetto-lungomare ad una visione futura.
Mentre nei limitrofi paesi costieri simili azioni di riqualificazione investono energie, risorse e studi con ottimi risultati, ad Alba Adriatica non è stato conferito alcun incarico specifico; sarà semplicemente l’ufficio manutentivo a dedicarsi alla sostituzione delle palme ricorrendo alla regola più elementare possibile: “tolgo una pianta… metto una pianta”.
Ancora una volta assisteremo ad un intervento precario, parziale e incompleto, che rinnoverà la pessima consuetudine di avanzare al buio senza un’idea generale di riferimento e di sviluppo.
Dove sono le voci della società civile a protestare contro l’ennesimo episodio di incapacità di programmazione, contro la continua latitanza delle idee di rinnovamento e di prospettiva?
Dov’è la voce di una classe politica avvitata su se stessa ed incapace di uscire dal circolo vizioso dell’inutilità e di evitare uno scempio già annunciato?
Persino il modello e lo spirito fondante del turismo albense, nato con la lezione di modernità e di coraggio che il sindaco Fracassa seppe fornire al paese imponendo una visione di sviluppo radicale, chiara e lungimirante, sembrano oggi essere smarriti.
Liberarsi di questo clima di lassismo e di vacuità appare ormai un imperativo per quanti vogliono restare in contatto con qualsiasi idea di crescita del paese.
Siano le eccellenze, le nuove forze, i volenterosi a prendere in mano la riprogettazione di Alba Adriatica e a determinare le linee guida del futuro albense.
Siano le energie del rinnovamento a prendere la parola.
Rigettiamo con decisione questa classe politica inadatta, inattuale e sorpassata.
Non sia l’inadeguatezza dei vecchi a seppellire il futuro dei giovani.

Cara Merkel, “BUONA BEFANA”

La Germania inaugura il nuovo anno con una serie di violenze sessuali compiuti da gruppi di persone di origini straniere. Non solo a Colonia e ad Amburgo, ma in tutto il Paese la polizia ha registrato durante la notte di Capodanno diversi stupri, abusi, furti e aggressioni ai danni di giovani donne.
Fino a oggi sono oltre 90 le donne che hanno trovato il coraggio di rendere note alle autorità quanto subìto. Ma secondo gli investigatori ci sarebbero altre decine di vittime che ancora sono rimaste in silenzio, per questo le denunce potrebbero aumentare vertiginosamente nei prossimi giorni.

Quanto avvenuto poi alla stazione centrale di Colonia, caduta per una notte in mano a gruppi di persone di origini nordafricane, che si sono lasciati andare a furti, stupri e violenze, viene considerato come un fatto senza precedenti e di particolare gravità: dimostra come le forze di polizia della Merkel abbiano serie difficoltà a controllare il territorio a seguito degli ingenti flussi migratori degli ultimi mesi.


Ben gli stà una frecciata alla Culona tedesca: "BENVENUTA TRA NOI E BUONA BEFANA, CARA MERKEL !!" zac

ARRIVA LA BEFANA !

Sforzandoci per una sola volta a fare come i pagani, questa sera ci dedicheremo ad un rito propiziatorio e andremo ad appendere al portone del Palazzo di Città, la mitica "Calza" augurandoci che nottetempo l'altrettanto mitica vecchietta a bordo della scopa volante, la Befana ovviamente, scenda a depositarci dentro carbone e nuove idee. 
Come notate escludiamo a priori cioccolatini e caramelle, che possono senza alcun dubbio sforare il limite di guardia del colesteloro. Il carbone invece è gradito in quanto dispersore attivo delle turbolenze gassose della pancia di molti combattenti più o meno occulti, ma alle prime armi. 
Noi di Risveglio ci permetteremo e prima della vegliarda, di infilare dentro al pedalino un assortimento di elisir, distillati e infusi, idonei a respingere le squadriglie di incursori, che come i vecchi soldati di leva, si stanno allenando per la marcia su Alba. 
Toccherà a Tonia Piccioni, trasformarsi da paladina dei Re Magi in una perfida (Quando ci vuole, ci vuole) maga e distribuire le nostre diaboliche pozioni, ai falsi amici del suo reame. 
Faccia come fece Ulisse al ritorno dalla ventennale assenza, infilzi uno ad uno tutti coloro che pur condividendo la nascita del monarchico Movimento per Alba, oggi sono falsamente pronti a tradire la Regina. Le manovre sono in corso, i Gatti e le micine hanno già affilato le unghie, i Pavoni pascolano tra i campi di gioco e gli appena nati missionari dell'organizzazione ludica del luogo credono già ad una meritata beatificazione. 
Bene così, che vinca il peggiore..... ! 
Nel frattempo eviteremo di ingoiare il carbone, così saremo pronti a dedicare una sonante pernacchia, alle milizie che sfilano nella nostra città.

CERVELLI IN VACANZA

Di islam, di musulmani, di isis, di allah, di maometto... non ne posso davvero più! Quotidiani, telegiornali, programmi di genere, rappresentanti del governo e politici del cavolo, barista barbiere macellaio e fruttivendolo, cristiani laici e scomunicati, preti cardinali e papa,... tutti, sempre e in ogni luogo, non parlano d'altro.
Li chiamano "rifugiati" o, quantomeno, "bisognosi emigranti". 
Accolti e riveriti, come nessun cittadino mai, negli ultimi tempi li vanno financo a prendere. Ospitati in moderne e accoglienti strutture, maldestramente mascherate come opere pie, che in realtà sono delle autentiche s.p.a. del malaffare o perlomeno espedienti di enormi e spregevoli interessi, li puoi vedere gironzolare nullafacenti nelle nostre città, a piedi o in bici, lo smartphone tra le mani. 
Della più parte di questi "invasori" non si sa assolutamente nulla: chi siano, da dove vengano, cosa abbiano in mente, chi li manda. Le impronte digitali sono diventate un optional... a gentile rifiuto. 
Sino a quando, un bel mattino, qualcuno ha potuto scoprire che
la più parte di loro, simili a lupi alloggiati nelle stalle delle pecore, altri non sono che delle autentiche bombe in movimento. Maledetti!
Invero, non siamo ancora all'Eurabia di Fallaci memoria. Bisogna però quantomeno ammettere che il continente europeo sia ormai diventato un enorme campo minato. 
E tutto ciò, per colpa di una "Terna Terminologica Sostanziale", blaterata ripetutamente da cervelli in vacanza che definire smarriti e bacati è solo zucchero.
1. INTEGRAZIONE - Ossia, l'incorporazione di una determinata entità etnica diversa all'interno di una società e di una collettività preesistenti.
Usi, costumi, etica, morale, leggi, tendenze (religiose e politiche) ... sono tutto ciò che diversificano un popolo da un altro, una nazione da un'altra.
Pertanto chiedo: è da ritenersi integrante il comportamento troppo spesso altezzoso e indolente di questi individui, ancorati a irrazionali credenze che olezzano di tanfo medievale e sui quali deve ancora irrompere una sorta di illuminismo?
O non si tratta invece di una studiata infida e meschina crociata, con lo scopo di sparigliare confondere avvezzare, per addivenire così alla totale anomia?
2. SCAMBIO INTERCULTURALE - O dialogo interculturale, che dir si voglia.
Il significato è chiaro; l'oggetto, no! Di quale cultura si intende
parlare? Letteraria musicale storica artistica pedagogica filosofica tecnica?
Brutti cazzoni avariati! La cultura di questi signori si chiamano islam allah maometto; e in nome di questa cultura sparano, tagliano le teste, si fanno esplodere, reciprocamente si scannano e, attenzione! taluni vogliono far credere di svolazzare nel miracolo di ritenersi diversi.
Questi ultimi sono i più pericolosi perchè, loro sì, totalmente inglobati dalla fumosa desertica insolazione.
3. MISERICORDIA E PERDONO - Reminiscenze di un tempo che fu.
Un tempo in cui la religione, di ogni specie e ovunque sulla terra, istituzione referente del potente di turno, quando non potente essa stessa, teneva buono il popolo, spaventava minacciava rimbecilliva, anatemi o promesse di beatitudine all'occorrenza, in nome e per conto del dio del momento.
Un dio di comodo, ahinoi! modellato sulle paure, sui limiti, sulle impotenze dell'uomo.
Salvo poi annotare che quello più famoso, il cosiddetto monoteista, ne incarni intieramente vizi e virtù: ama odia predilige pretende giustifica premia punisce...
Cosicché chiunque lo può tirare in ballo ad imprimatur del proprio esistere e del proprio agire: "siamo il popolo eletto", oppure "ammazziamo in nome e per conto suo", o ancora "la misericordia e il perdono sono la giusta via per la salvezza".
Cervelli in vacanza, stazionati ancora nella notte dei tempi, svegliatevi! Vogliamo scherzare!? 
Ci ammazzano, ci minacciano di morte, fanno proclami di distruzione,... e si pretende che noi si sventoli il perdono come lasciapassare per il paradiso? 
Ci vadano questi bastardi in paradiso! Perdio!
(Sincope Pensante, 4 gennaio 2016)

INVISIBILE RESTA LA SPERANZA

Che buio feroce. Che avvilimento cronico. L’enorme carro funebre del vecchio 2015 finalmente lascia questa nostra piccola città portando via con sé il contenitore delle somme tragedie umane e quello delle somme farse sociali.
E dunque ora che siamo ad inizio gennaio, e pertanto apparecchiando il tavolo delle aspettative per il 2016, l'augurio da porgere è quello che tanta pochezza resti nel passato, e non torni a palesarsi nei mesi a venire. Nel senso che la domanda chiave, adesso, corre in direzione opposta, e consiste nell'interrogarsi su cosa si spera con tutta l'anima di non rivedere nella stagione entrante.
D'altronde un tempo antico e da un pezzo svanito nel nulla, si usava scrivere sul meglio in arrivo. Usanza che oggi induce al sorriso e alla consapevolezza che la necessità è mutata.
Va detto che la risposta è senz’altro elementare. Se il 2015 non è stato soltanto il funerale della politica e del buongusto di “cleaning the panther”( cioè “smacchiare il giaguaro”), ma è stato anche il crollo dell'ultimo mattone di un muro di convivenza in malefatte e imbrogli a tutti i livelli istituzionali, speriamo di non patire nel 2016 un maremoto di retorica bugiarda dietro cui si nasconde il Pavone locale pur di restare a galla. A qualsiasi costo. E con qualunque formula e artificio.
Le nuvole, quasi a voler incupire l’atmosfera e appesantirla di grigio, coprono il cielo di questo nuovo anno sin dopo l’alba. Noi di Risveglio Albense siamo qui armati di penne, fucile ed occhiali (visto che anche la neve, a questo punto, è utopia) pronti a tuffarci nel 2016, nella speranza di non rivedere più il Pavone in sfilata per la città, e che intanto il bambinello ci sorrida nel presepe accanto.
Invisibile resta la speranza dentro ogni persona.
Non è inutile sperare che il Meglio trionfi, o perlomeno che il Peggio si faccia da parte. zac

IL MALEDUCATO

È proprio vero, passano gli anni ma il maleducato resta sempre al suo posto !
Neanche il primo giorno dell'anno nuovo, le provocazioni gratuite e cafonesche sono esentate dall'uscita dalla bocca del solito pavonazzo arricchito. 
Entrare in un bar ove alcuni amici dopo essersi scambiati gli auguri di rito, sorseggiano un caldo caffè, augurando a voce alta: " Auguri a tutti, tranne che a uno " rappresenta ancora una volta la dimensione quantitativa della propria educazione. 
Si dia il caso che l'uno non meritevole degli auguri sia proprio il sottoscritto, che da tempo immemore ha evitato ogni qualsiasi contatto personale con gli uomini che lo stesso classifica STUPIDI e socialmente inutili. 
Ritengo pertanto che estrapolare a voce alta, dagli auguri espressi una persona anni luce distante per intelligenza e con la quale non intercorrono rapporti, sia ritenibile come una infelice e bambinesca provocazione.
 Ma come fece qualcuno prima di me, guardo e passo. (nm)

UNA VOCE CONTRO L'INDIFFERENZA !

Vi confessiamo la nostra delusione in merito al silenzio interessato da parte delle strutture politiche, dei politici e dei politicanti. 
Di fronte al problema dell'istituzione della Tassa di Soggiorno, le bocche tacciono e i cervelli sono spenti. Siamo soli a perorare l'istituzione della tassa, che riteniamo utile per la futura crescita del settore turistico albense. Dobbiamo però dare atto che qualcuno ci condivide (Alba Rinascita e il Sindaco) ma siamo in pochi a fare fronte agli interessi personali e di categoria che si oppongono all'insegna dell'egoismo più esasperato. 
Andremo comunque avanti, non abbiamo timore di perdere i consensi elettorali di pochi, noi siamo solo ed esclusivamente dalla parte dei cittadini, che sono in tanti !

CI MANCA SOLO L'AZIONE CATTOLICA.....!

Dopo la Federalberghi e la confartigianato, non ci stupiremo se nell'ammucchiata anti tassa di soggiorno, ci toccherà presto annoverare anche la benemerita azione cattolica. 
Non passa giorno che il fronte contro la tassa di soggiorno aumenta e si completa con le adesioni più inopportune e sgradevoli che esistono. 
Ancora una volta tutti insieme a scongiurare la peste bubbonica, ci colpisce l'ultimo ingresso in congrega dell'associazione degli artigiani, che per storia e consuetudine sono i primi a mettere le mani nelle tasche dei turisti, che si avventurano dalle nostre parti, parlano da perfetti imbecilli e da maniacali bugiardi, difendono i propri interessi paventando come un furto la tassazione di pochi euro a carico di coloro che pernottano e usano le nostre strutture insieme ai servizi, che per manutenzione sono a carico dei cittadini (anche di coloro che del turismo importa un fico secco). 
Fate i seri, almeno una volta nella vostra vita.

Al cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone

Ecco la lettera che il sacerdote Paolo Farinella ha scritto al cardinale Bertone.
Sig. cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone,
che lei sia inadeguato ai ruoli e compiti chEcco la lettera che il sacerdote Paolo Farinella ha scritto al cardinale Bertone.
Sig. cardinale Tarcisio Pietro Evasio Bertone,
che lei sia inadeguato ai ruoli e compiti che ha svolto è davanti agli occhi di tutti: a Genova dove non lasciò alcuna traccia significativa, ma scelse come plenipotenziario del Galliera, il prof. Giuseppe Profiti, al centro di ogni ben di Dio; da segretario di Stato dove ha distrutto la credibilità della Chiesa universale con la sua incapacità di governo, privo di qualsiasi discernimento, ma dedito a costruire una rete di fedelissimi per perpetuare il suo potere anche da pensionato e da morto; infine da cardinale in pensione con il miserevole attico di 296 mq dove vive con tre suore e magari si rilassa, giocando a golf negli appropriati corridoi.
Leggo sui giornali che lei ha deciso «ex abundantia cordis» di donare all’ospedale Bambin Gesù un contributo di 150mila euro, attinti come da lei dichiarato, dai «miei risparmi e dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». Mi faccia capire perché c’è qualcosa che non quadra. Non sto a questionare sul fatto che la ristrutturazione è costata € 300mila, di cui 200mila pagati dalla fondazione Bambin Gesù. Mi lascia esterrefatto la notizia che lei ha preso questi soldi «dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative», cioè non per lei, ma perché lei li desse per gli scopi per cui li ha ricevuti o, genericamente, per opere di carità. Invece lei dice che attinge da questi «vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni» per pagare il suo appartamento. Non solo, ma lei parla di «vari anni», lasciando intendere un solo senso: lei ha trattenuto per anni contributi ricevuti per beneficenza. Mi perdoni, quando pensava di darli in beneficenza alla sua morte per testamento?
Il buco che lei vuol coprire risulta più grande della toppa che cerca disperatamente di metterci su senza riuscirci perché la sua maldestra difesa aggrava ancora di più la sua posizione che l’espone, per le sue stesse parole, al ludibrio della gente perbene che vede nei suoi comportamenti una miserabile attitudine alla superficialità che è colpa ancora più grande della delinquenza di persone come lei che dicono di volere rappresentare quel Dio che accusa chi veste di porpora di essere soci della casta del potere. Non solo lei ha trattenuto nel suo conto personale denari ricevuti per beneficenza, ma li ha anche trattenuti per «vari anni», lucrando magari sugli interessi che dalle parti dello Ior, gestito da suoi uomini e da lei stesso, potrebbero essere stati più che generosi.
Lei ha rubato due volte ai poveri: la prima volta trattenendo questi denari non suoi e la seconda volta facendosi bello con l’ospedale «Bambin Gesù» dando soldi non suoi, ma quelli della beneficenza che non ha donato negli anni passati. In ultima analisi, poiché è il totale che fa la somma (copyright Totò), lei non sborsa nulla di tasca sua, ma paga tutto sempre con denaro di beneficenza. Complimenti, esimio cardinale!
La rovina dei preti sono sempre i soldi. Per questo sproloquiate di celibato perché così siete più liberi di amare «mammona iniquitatis», fornicando giorno e notte senza essere visti da alcuno. Se il tempo che dedicate a difendere il celibato dei preti, che solo pochi rispettano (e lei lo sa perfettamente!) o a condannare i gay laici – visto che preti, vescovi, monsignori e cardinali lo sono ad abundantiam – o a sproloquiare di separati e divorziati, di cui non sapete nulla, lo dedicaste a proibire ai preti di gestire denaro, fareste una cosa preziosa per il mondo e per la Chiesa. Sicuramente due terzi del clero lascerebbe la Chiesa, ma con il terzo che resta e con l’aiuto dei preti ridotti allo stato laicale perché sposati, ripresi in servizio, saremmo capaci di rivoluzionare il mondo, oltre che il Vaticano, covo di malaffare e di depravazione senza misura.
Tanti anni fa, quando era potente, io la ripudiai pubblicamente insieme al suo amico e sodale Berlusconi, da cui lei – o lui da lei? – «prese lo bello stile che le ha fatto (dis)onore» e oggi sono contento di avere visto lungo e giusto. Lei mente dicendo di essere salesiano; se lo fosse veramente, avrebbe agito come il cardinale Carlo Maria Martini, il quale, date le dimissioni, si è ritirato in una casa di gesuiti abitando in una stanza 6×4 con letto, tavolo, armadio, servizi e un assistente personale perché malato, partecipando alla vita comunitaria da cui proveniva. Scegliendo di accorpare due appartamenti con i soldi della beneficenza, lei ha dimostrato non solo di non credere in Dio, ma di dare un pugno nello stomaco a Papa Francesco che sta provando a dire ai cardinali, ai vescovi e ai preti che c’è anche un piccolo libretto che si chiama Vangelo. A lei, di sicuro non interessa, perché come i fatti dimostrano, lei legge solo «Gli Attici degli Apostoli».
Con profonda disistima perché la conosco dai tempi di Genova, senza rimpianti.
Paolo Farinella sacerdotee ha svolto è davanti agli occhi di tutti: a Genova dove non lasciò alcuna traccia significativa, ma scelse come plenipotenziario del Galliera, il prof. Giuseppe Profiti, al centro di ogni ben di Dio; da segretario di Stato dove ha distrutto la credibilità della Chiesa universale con la sua incapacità di governo, privo di qualsiasi discernimento, ma dedito a costruire una rete di fedelissimi per perpetuare il suo potere anche da pensionato e da morto; infine da cardinale in pensione con il miserevole attico di 296 mq dove vive con tre suore e magari si rilassa, giocando a golf negli appropriati corridoi.
Leggo sui giornali che lei ha deciso «ex abundantia cordis» di donare all’ospedale Bambin Gesù un contributo di 150mila euro, attinti come da lei dichiarato, dai «miei risparmi e dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative». Mi faccia capire perché c’è qualcosa che non quadra. Non sto a questionare sul fatto che la ristrutturazione è costata € 300mila, di cui 200mila pagati dalla fondazione Bambin Gesù. Mi lascia esterrefatto la notizia che lei ha preso questi soldi «dai vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni per finalità caritative», cioè non per lei, ma perché lei li desse per gli scopi per cui li ha ricevuti o, genericamente, per opere di carità. Invece lei dice che attinge da questi «vari contributi di beneficenza ricevuti negli anni» per pagare il suo appartamento. Non solo, ma lei parla di «vari anni», lasciando intendere un solo senso: lei ha trattenuto per anni contributi ricevuti per beneficenza. Mi perdoni, quando pensava di darli in beneficenza alla sua morte per testamento?
Il buco che lei vuol coprire risulta più grande della toppa che cerca disperatamente di metterci su senza riuscirci perché la sua maldestra difesa aggrava ancora di più la sua posizione che l’espone, per le sue stesse parole, al ludibrio della gente perbene che vede nei suoi comportamenti una miserabile attitudine alla superficialità che è colpa ancora più grande della delinquenza di persone come lei che dicono di volere rappresentare quel Dio che accusa chi veste di porpora di essere soci della casta del potere. Non solo lei ha trattenuto nel suo conto personale denari ricevuti per beneficenza, ma li ha anche trattenuti per «vari anni», lucrando magari sugli interessi che dalle parti dello Ior, gestito da suoi uomini e da lei stesso, potrebbero essere stati più che generosi.
Lei ha rubato due volte ai poveri: la prima volta trattenendo questi denari non suoi e la seconda volta facendosi bello con l’ospedale «Bambin Gesù» dando soldi non suoi, ma quelli della beneficenza che non ha donato negli anni passati. In ultima analisi, poiché è il totale che fa la somma (copyright Totò), lei non sborsa nulla di tasca sua, ma paga tutto sempre con denaro di beneficenza. Complimenti, esimio cardinale!
La rovina dei preti sono sempre i soldi. Per questo sproloquiate di celibato perché così siete più liberi di amare «mammona iniquitatis», fornicando giorno e notte senza essere visti da alcuno. Se il tempo che dedicate a difendere il celibato dei preti, che solo pochi rispettano (e lei lo sa perfettamente!) o a condannare i gay laici – visto che preti, vescovi, monsignori e cardinali lo sono ad abundantiam – o a sproloquiare di separati e divorziati, di cui non sapete nulla, lo dedicaste a proibire ai preti di gestire denaro, fareste una cosa preziosa per il mondo e per la Chiesa. Sicuramente due terzi del clero lascerebbe la Chiesa, ma con il terzo che resta e con l’aiuto dei preti ridotti allo stato laicale perché sposati, ripresi in servizio, saremmo capaci di rivoluzionare il mondo, oltre che il Vaticano, covo di malaffare e di depravazione senza misura.
Tanti anni fa, quando era potente, io la ripudiai pubblicamente insieme al suo amico e sodale Berlusconi, da cui lei – o lui da lei? – «prese lo bello stile che le ha fatto (dis)onore» e oggi sono contento di avere visto lungo e giusto. Lei mente dicendo di essere salesiano; se lo fosse veramente, avrebbe agito come il cardinale Carlo Maria Martini, il quale, date le dimissioni, si è ritirato in una casa di gesuiti abitando in una stanza 6×4 con letto, tavolo, armadio, servizi e un assistente personale perché malato, partecipando alla vita comunitaria da cui proveniva. Scegliendo di accorpare due appartamenti con i soldi della beneficenza, lei ha dimostrato non solo di non credere in Dio, ma di dare un pugno nello stomaco a Papa Francesco che sta provando a dire ai cardinali, ai vescovi e ai preti che c’è anche un piccolo libretto che si chiama Vangelo. A lei, di sicuro non interessa, perché come i fatti dimostrano, lei legge solo «Gli Attici degli Apostoli».
Con profonda disistima perché la conosco dai tempi di Genova, senza rimpianti.
Paolo Farinella sacerdote