Che buio feroce. Che avvilimento cronico. L’enorme carro funebre del vecchio 2015 finalmente lascia questa nostra piccola città portando via con sé il contenitore delle somme tragedie umane e quello delle somme farse sociali.
E dunque ora che siamo ad inizio gennaio, e pertanto apparecchiando il tavolo delle aspettative per il 2016, l'augurio da porgere è quello che tanta pochezza resti nel passato, e non torni a palesarsi nei mesi a venire. Nel senso che la domanda chiave, adesso, corre in direzione opposta, e consiste nell'interrogarsi su cosa si spera con tutta l'anima di non rivedere nella stagione entrante.
D'altronde un tempo antico e da un pezzo svanito nel nulla, si usava scrivere sul meglio in arrivo. Usanza che oggi induce al sorriso e alla consapevolezza che la necessità è mutata.
Va detto che la risposta è senz’altro elementare. Se il 2015 non è stato soltanto il funerale della politica e del buongusto di “cleaning the panther”( cioè “smacchiare il giaguaro”), ma è stato anche il crollo dell'ultimo mattone di un muro di convivenza in malefatte e imbrogli a tutti i livelli istituzionali, speriamo di non patire nel 2016 un maremoto di retorica bugiarda dietro cui si nasconde il Pavone locale pur di restare a galla. A qualsiasi costo. E con qualunque formula e artificio.
Le nuvole, quasi a voler incupire l’atmosfera e appesantirla di grigio, coprono il cielo di questo nuovo anno sin dopo l’alba. Noi di Risveglio Albense siamo qui armati di penne, fucile ed occhiali (visto che anche la neve, a questo punto, è utopia) pronti a tuffarci nel 2016, nella speranza di non rivedere più il Pavone in sfilata per la città, e che intanto il bambinello ci sorrida nel presepe accanto.
Invisibile resta la speranza dentro ogni persona.
Non è inutile sperare che il Meglio trionfi, o perlomeno che il Peggio si faccia da parte. zac
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