giovedì 14 settembre 2017

Lettera al Parroco di Alba adriatica

Reverendo Don Stefano Galeazzi
Parroco di Alba Adriatica
Mi rivolgo a Lei, nel percorso finale della vita, da non lasciare arrugginire, per essere accompagnato nelle scelte da fare ed essere di nuovo innescato come umile tralcio nella Vite misericordiosa concessa dal sacrificio di Cristo sulla croce. Nella certezza di non essere abbandonato alle mie sole forze e di venirmi concesso il suo parere,  per essere guidato a riparare gli errori che vengono dagli uomini ed essere raccolto dal cuore di Dio, mi affido a Lei in spirito di umana amicizia o forse anche meglio come Pastore di anime.
Ripesco, sul soffitto dei ricordi salesiani, i serali incontri pastorali ricchi sì di consigli, ma buttati spesso via sui diversi modi di cogliere la vocazione, che alla prova dei fatti durante i trimestrali esercizi spirituali venivano recuperati da validi insegnamenti di Rettori e veri Padri spirituali che mostravano rispetto sul modello di vita cristiana, di servire e aiutare i poveri, scelto per mantenere viva la vera Fede e senza il quale non c’è speranza di salvezza.
Era il tempo della giovinezza, della sincerità, della preghiera, dei “fioretti” giornalieri, della primavera della Fede, che purtroppo nel percorso formativo non trovò carezza evangelica nel valore della scelta personale e nemmeno nel profumo respirato come aroma condiviso.
Colgo, a mia cocciuta difesa, una frase di Papa Francesco: "La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede". E so bene che il sapore lo si trova solo nell’amore verso il prossimo. Ho sempre pensato poi che per essere un vero cristiano e un buon prete ci vogliono azioni e gesti che producono reale effetto nei cuori del popolo di Dio che attende di essere servito, guidato, corretto e aiutato a rialzarsi, ascoltato, compreso e recuperato nell’anima. E di questo Dio chiederà poi conto a ognuno di noi, che non potremo né fuggire, né mentire, né trovare comode giustificazioni.
Dal tema del sincero ascolto di quanto il Signore Gesù ci chiede, con il vasto campo della carità, ispirata al Vangelo e a quello di dare sapore alla vita con la Fede, sposto la Sua attenzione negli ambiti della vita famigliare, delineando le diverse fragilità che ogni coppia divorziata è indotta a reggere costantemente ogni giorno con il volto di una Chiesa non sempre presente nel dibattito e vicina nella ricerca del dialogo e del confronto con tutti.
La sincerità di Papa Francesco su temi delicati che riguardano la morale personale e famigliare rimandano a una profondità tutta da scandagliare. La Sua insistenza sullo sguardo di misericordia da avere verso tutti, anche e particolarmente verso chi è in situazioni problematiche rispetto alle norme canoniche o alla legge morale, viene sì a sostegno di noi legalmente divorziati, ma per la Chiesa sempre ritenuti peccatori, e in grave contrasto con il Vangelo del Signore che sigilla il matrimonio unico e divino, indissolubile e eterno, e, nel presente caso, la scelta di nuova convivenza un peccato imperdonabile che di fatto impedisce l’accesso ai Sacramenti.
E, se non sbaglio, è proprio questa nuova condizione, cosiddetta irregolare, che non pone i presupposti sufficienti per accedere alla Comunione. Lo scoglio infrangibile, per la Chiesa, tra l’uomo peccatore e il Cristo redentore. La prigione umana ancora oggi chiusa alla bontà della Chiesa ma spero aperta al perdono di Dio e al sacrificio di suo Figlio Cristo liberatore.
L’inquietudine dell’uomo che cerca un aiuto capace di risolvere quella solitudine che lo disturba non è certo placata dalla vicinanza della Chiesa. So bene che non guarisce  il malessere di rinunciare all’Eucarestia e di sedere alla stessa mensa di Cristo. E per dirla franca il sentiero di sofferenza che attraversa la nuova convivenza per giungere ai malori fisici che riempiono la famiglia fino alle molteplici difficoltà della vita è una eredità che non sana il peccato davanti alla Chiesa, ma spero ardentemente ci venga perdonato davanti agli occhi di Dio e al sacrificio di Gesù sulla Croce.
Un giorno Padre Pio disse al suo frate confessore che il vero peccato verso di Dio è “il tradimento dell’amore” e non “la violazione di una legge”. Nel cuore, ognuno di noi sa bene, che ciò di cui abbiamo bisogno per tutta la vita, un bisogno estremo e totale, è solo amore. E la Fede non si spiega, perché Dio non si trova nella ragione, ma nell’esistenza quotidiana.
E oggi che le debolezze umane si confinano in un cellulare, che senza volerlo tende a farci comprendere le emozioni, prima ancora di averle provate nella vita quotidiana, questo talune volte ci procura fragilità, smarrimento e tristezza, con la conseguenza di vivere in un ricatto morale continuo tra il giusto per noi e lo sgradito per il Signore Iddio, nell’incertezza di sbagliare le scelte o anche di accettare le più difficili, sempre nel timore di perdere la misericordia di Cristo e il perdono di Dio.
Per la prima volta da moltissimi secoli, come se Dio e l’uomo non fossero, o il Cristo non si sia fatto inchiodare per redimere e fare sacro l’uomo, si avverte l’intolleranza nemica della realtà, la comprensione a rischio di estinzione, l’insofferenza ad uno status famigliare dal volto umano, la latitanza del magistero della Chiesa  nell’aprirsi alle nuove convivenze. Che avrebbero dovuto aiutare a ricordare che la vita è un fuoco acceso e tutt’intorno le tenebre e lo strazio di essere escluso alla Comunione.
La partecipazione attiva alla santa messa del sabato sera o della domenica nel primo mattino non pesa all’età, compreso la difficoltà di deambulare, ma è riuscito a farci capire quanto sia importante, per il bene della nostra anima, il desiderio, il bisogno, la volontà di accedere al Sacramento dell’Eucaristia in Comunione con il Redentore.
Pertanto mi rivolgo a Lei come uomo “illuminato”, tanto da Dio quanto dalla ragione che Dio stesso Vi ha concesso, che va oltre le espressioni temporali di un potere fine a se stesso e sia oltre ogni confessione che intende parlare di un “potere umano che sa guardare a Dio”. Talora gli atti di fede non possono essere spiegati razionalmente, ma possono essere, a volte ragionevolmente umani da comprendere il sentire altrui. Che non potrà mai essere totale, mentre potrà avvicinarsi il più possibile indossando l’abito del buon Pastore e il rispetto verso il dolore umano perché l’interiorità è cosa complessa, oscura e impenetrabile, in ognuno di noi.
Resto in attesa nella mia fragilità di fronte al dolore sin qui espresso che ormai si è perso nel tempo. Sarà pure una goccia, ma non posso certo lasciare questo mare di disperazione senza qualche goccia di speranza.
Spero ne resti qualcuna nello scafo della barca del successore di Pietro, che intendo qui barattare in preghiera, il modo migliore per aiutare i tanti fratelli cristiani sparsi nel mondo e in particolare i tre sacerdoti: il cugino Ciutti Giuseppe, benché malato, di ritorno dall’Iraq; i due fratelli Piredda, nipoti della mia compagna, uno in Perù e l’altro in Madagascar.
Un incoraggiamento va a chi lotta per rifiutare il cinismo e l’indifferenza con cui è nutrito il nostro sistema di vita e ai fratelli che lo vogliono superare con una nuova Rinascita dei cuori
Un pensiero a chi sta in una tenda, in una roulotte, in una piccola casetta di legno. Il tremore di una candela accesa durante una preghiera, vi faccia dimenticare quello della terra impietosa.
Una preghiera ai Cristiani perseguitati in Medioriente e in ogni parte del mondo. “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. In voi è il coraggio di una Fede pura, persa tra le stanze vaticane.
Una carezza anche a chi si scalda l’anima con la Tradizione, nel freddo del nichilismo crescente. A chi crede che la Tradizione sia la conservazione del fuoco ardente e non l’adorazione delle ceneri.
Una buona Pasqua al prodigio della Resurrezione, vero valore di un’epoca scarna di entusiasmo, immensa gioia di una fine piatta e incolore.
Un abbraccio a chi ha poco o non ha niente. Agli oltre quattro milioni di poveri e ai dodici milioni che rischiano la povertà. Ai fratelli cristiani nel mondo, vittime di un materialismo che strugge ogni vicenda umana, che corrode un mondo a dimensione umana. Non mollate mai, vi prego !
Un grazie a Lei, che con la bontà del buon Pastore mi aiuta a trovare e a percorrere la via del Ritorno verso una dimensione dell’anima più umana delle cose e nel tempo più grata a Dio.
Auguri a chi saprà rinnovare lo Spirito Divino, collegandosi con l’Assoluto e per una volta, non col wi-fi. A chi saprà superare il bosco del peccato. A chi ha capito di aver sbagliato.
A chi ha vissuto una vita fatta di profondo dolore, ma segnata dalla voglia di vivere e dall’illusione di spingere la notte più in là. Una vicenda umana che appartiene a tutti noi.
                                                                                              zaccaretti piero

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venerdì 9 giugno 2017

ORA BASTA !

Aggressione e molestie ad una donna di Alba Adriatica da parte di un personaggio della comunità islamica lungo la passeggiata del Vibrata.
E’ stata la stessa signora a raccontare l’accaduto a un noto albense (A.P.) che ogni mattina è solito fare footing lungo il fiume Vibrata.
Si vocifera che l’aggressore sia un esponente (?) di fede islamica che frequenta una struttura collocata nella zona nord di Alba Adriatica, un locale, denominato “La Casa di Maometto”, adibito alla preghiera, riempita ogni mattina da numerosi extracomunitari nei due turni di preghiera.

Non sappiamo altro, ma ci auguriamo che il fatto venga denunciato dalla stessa persona aggredita. Per non augurarci il peggio in futuro…zac

lunedì 17 aprile 2017

GRAZIE DI CUORE !

Benché abituato a scrivere, resta sempre difficile farlo in taluni momenti e in certe ricorrenze. Non è vero che la maturità avanzata comporta una durezza di spirito e un’abitudine umana nel saper contenere commozione e nascondere motivati singhiozzi.
Mi tengo su, ma mi sento sempre sul punto di infrangermi in mille pezzi…

Consiglio ai tanti coetanei di trovare la scusa o meglio il bisogno di andare in bagno e trovare lo sfogo liberatorio davanti allo specchio e, per sentirsi meglio, liberarsi così dallo stress emotivo.
Nel caso personale poi, se sono passati mesi o addirittura anni da quando si ha pianto l'ultima volta, non è proprio così male concedersi l’occasione di vivere profondamente le emozioni per mettersi nel giusto stato d'animo.

Manifestare i propri sentimenti non è affatto un segno di debolezza. E’ solo un’espressione umana. Come scrivere questo post. Talora anche di tenerezza. zac


Ah ! scusatemi. Ho la scusa di andare in bagno…

domenica 9 aprile 2017

UN GUSCIO VUOTO AD USO GIOCO PER GATTI

Nello scontro al vetriolo, tra il Presidente del Consiglio comunale Antonio Bizzarri e l’assessore con delega al sociale e all’istruzione Alessia Ventura, emerge una differenza sostanziale, tradotta in quattro anni di numerose assenze in giunta e negli orari di ricevimento preposti, proprio a conferma del poco impegno amministrativo della Dottoressa Ventura e la sensibilità politica avvalorata dalle dimissioni del Presidente Bizzarri senza cercare “il compromesso migliore tra cuore e ragione” o scovare gradita ospitalità e interesse tra i banchi dell’opposizione.

A memoria d’uomo non ricordo un identico comportamento nell’attività politica albense, il rifiuto ad un profitto, la rinuncia a una rete di relazioni di puro stampo clientelare, stesa dal micio ovunque sia arrivato con i suoi graffi, e di purissima discendenza democristiana, che di solito emana con un olezzo di irregolarità e le zanne canine.

Ogni tanto qualcosa di diverso emerge, ma sono punte di un iceberg che resta per la grande parte sommerso e invisibile. Ma le facce di bronzo e i culi di silicone, i graffi dei gatti e le oche impiumate, i salti di palo in frasca e le dee sugli altari infettati, i beduini dei salotti celebrati dai padroni per convenienza e dalle voglie di frustrati, riflettono un sacco di gusci vuoti, senza cuore e onestà, anime spente di vite buttate che non conoscono né i meriti né le virtù.


Nella favola il gatto va sempre in giro con gli stivali, ma il topo ingrassato ha anche le gambe corte e quando troverà il buco dal quale è uscito temo riesca con difficoltà a passarci. zac

martedì 4 aprile 2017

ALLA CONTA DEI VIVI E DEI MORTI

E’ già iniziato lo scontro per il rinnovo del Consiglio comunale del 2018. La miccia innescata dal voto contrario al bilancio di previsione del Presidente del Consiglio comunale Antonio Bizzarri ha dato motivazione e sfogo ad un mortale contrasto all’interno della maggioranza, già bollita nel recente passato dal passaggio all’opposizione dei due consiglieri Marcello Paoletti e Roberta D’Addezio e oggi cotta a puntino dalla botta, col post a firma di Alessia Ventura, e pronta risposta con lo script del Presidente Bizzarri.
Alla conta dei vivi e dei morti sul campo di battaglia, di questo primo scontro elettorale, annotiamo un risibile 9 a 8 a favore dell’azzoppata maggioranza del Sindaco Piccioni. A nome del capogruppo Colonnelli scalpita l’opposizione, ma la reazione in rottura d’arrivo non basta ad accendere l’entusiasmo degli albensi per 4 anni bruciati a fari spenti e vissuti senza veri contenuti.
Gli albensi ben informati sanno che ad opporsi al Ruzzo, contro gli atti di dislocazione del vecchio depuratore, è stato un privato cittadino, l’Avv. Flajani Stefano, lasciato da solo a vincere la causa con risarcimento danni e oggi di nuovo, come cane rognoso, a reggere il ricorso sull’impianto del nuovo depuratore in zona impropria.
Resta il mare e la spiaggia, unica fonte di ricchezza rimasta a questo Paese senza lavoro e senza prospettiva futura. A fermare le nuove opere contro l’erosione, a evitare nuovi pennelli, stavolta in legno, sul mare antistante di Villa Rosa, va dato atto e merito al ricorso di un altro cittadino albense.
A condividere e sostenere queste azioni non si vedono firme sugli atti di organi di maggioranza ben comprensibile e men che meno di opposizione, senz’altro meno ovvia e naturale e più spenta e oscura.

Per l’opposizione la squalifica è meritata per menefreghismo e per rottura di rapporto con i cittadini. Al prossimo scontro ci godiamo l’arrivo. zac


giovedì 26 gennaio 2017

POLITICA PARACULA

Non sono mancate, negli ultimi tempi, sulla libera stampa locale, annunci e notizie di un accordo di lista per le comunali di Alba tra i leader cittadini di centrosinistra e centrodestra, Viviani – Rasicci. Per la verità esagerata è la funzione di leadership (?) e falsata la posizione di schieramento perché in fondo la radice politica ci indica l’agire pappa e ciccia tra un comunista vecchia maniera difficile da domare e un Udeurino doc nella futura veste di saltimbanco.
Argomento piuttosto complicato e spinoso, decisamente insopportabile, da inserire tra le provocazioni e le bufale, per i trascorsi politici dei due albensi, maestri nel far cadere le amministrazioni e primedonne vanitose nell’esercizio egoistico di mollare e rinnegare le proprie creature.

Un’accoppiata da brividi, da citare con preoccupazione e con timore nelle discussioni di piazza, e da prendere con le molle quando si pensa al bene della nostra città.
A dirla tutta, non hanno lasciato il segno da nessuna parte, li abbiamo visti privi di competenza e vagare più o meno a casaccio negli interventi, mostrare talora poca autorevolezza nelle decisioni e girare in lungo e in largo per opportunismo o cedere alla pacca sulle spalle per opportuna convenienza.
Tanto basta a loro per credere di avere il Graal della sapienza universale sul comodino. Non dico che sono ignoranti, anche perché loro godono già di cattiva fama, e peraltro non a torto sono definiti entrambi bufalari.

Per chi viene da destra c’è invece una riflessione obbligata da fare nel vedere postato sui social questi due brindare, mentre si bucano di politica cavalcando l’onda emotiva di un progetto politico diverso, senza base, né radice.

Nel gergo di internet e in particolare delle comunità virtuali l'obiettivo di un troll è manipolare la comunicazione e fomentare gli animi tramite foto e messaggi provocatori e irritanti. Insomma una vera presa per il culo.
L’hater invece è un soggetto che "odia" le persone in spazi di discussione pubblica. Si ostinano in un atteggiamento costante di provocazione, che inquina la discussione on line. Creatura generalmente malvagia.
Non da queste usanze passa la colpa della legittimazione altrui, ma dalla ridicola inesistenza di un’alternativa vera, da un mondo ormai bandito, da un’area confinata e dagli ultimi mohicani albensi che ormai hanno fallito.

Ecco la politica odierna, sozza e disonesta, falsa e paracula. C’è chi vuole imporsi e chi non sa impedirglielo. Fate uscire di corsa donne e bambini, la politica albense sta affondando. Sta affondando nelle sue porcherie, nei suoi screzi, nei suoi giardinetti da difendere a ogni costo. Fate uscire le donne, i bambini e lasciate dentro i giovani vecchi, i feudatari, i vassalli, i valvassori e i valvassini, gli strateghi, gli intellettuali imbastarditi, i maghi e i pavoni messi lì dai nostri astensionismi e dal nostro fottercene.


Schifezza per schifezza, questo è il sistema e cambiarlo sarà davvero dura agli occhi del nostro tempo e agli occhi della storia albense. zac

venerdì 20 gennaio 2017

IL MONDO DELLA DESTRA ALBENSE

Molti sanno che la vita del mondo della destra albense negli ultimi anni è stata particolarmente travagliata e pertanto aggiungere ulteriori ragioni di polemica e lacerazioni sarebbe una scelta sbagliata e dannosa per la nostra comunità.
So bene che non gioverebbe a quanti vogliono comunque svolgere delle attività politiche, né a coloro che hanno a cuore l’idea sociale e il pensiero politico-culturale della destra italiana.

Purtroppo, molto spesso negli ultimi tempi, sulla carta stampata di noti quotidiani, leggo gli intenti amorosi di una coppia di spernacchiati albensi che intendono unirsi in un’unica lista elettorale, da usare come alcova per i due piccioncini, per arrivare a metter su casa in Comune alle elezioni del prossimo anno.

L’unione prevede una fattispecie di reato contro madre Natura che pensa solo a circuire i figli minori con la ruota sollevata in parata nuziale al limite delle funzioni concesse ad un pavone arlecchino, e spinge con violenza gli amici iscritti ad abbuffarsi di porchetta camplese e i partigiani associati ad ingozzarsi di rosso Montepulciano d’Abruzzo comunista.

Nessuna meraviglia per carità. Anche perché siamo in tempi di unioni gay.
Ma solo un aspetto di questi incesti politici non mi scende proprio giù. Mi resta oltremodo difficile confermare la natura di questa unione dato che sul territorio albense esistono personaggi di diversa origine politica, che nulla hanno a che vedere con la vita e l’iniziativa dei partiti di destra.
Non ne hanno proprio la stoffa, né la cultura, né il coraggio, né il cuore.

Uno di questi è proprio uno spennacchiato Pavone albense, che insiste e persiste nel dichiararsi sfrontatamente di destra. Sarebbe meglio per lui tornare al suo ovile naturale nell’Udeur dell’amico e caro Mastella. Certo mostrando i muscoli e in particolare il portafoglio rigonfio, come di solito fa il nostro Pavone. 
Potrebbe essere la volta buona per liberarcene. zac

ALLA FACCIA DELL’EMERGENZA

Certo, non proprio di solidarietà umana si può parlare, almeno in questa situazione di emergenza, dovuta al terremoto e alla neve che ha colpito anche la nostra regione, né tanto meno possiamo parlare di mera civiltà, quando questa si presenta contaminata da una gestione incredibilmente lenta dei 28 milioni di euro, già donati da noi cittadini attraverso gli sms al 45500, e tuttora ancora bloccati da una burocrazia rigida e contorta.

In verità trattasi di una burocrazia tutta italiana, si passa dai versamenti sui conti correnti bancari attivati dalla Protezione Civile alla verifica della contabilità speciale del Commissario straordinario alla ricostruzione, dal rispetto delle modalità previste dal Protocollo d’intesa alla verifica di un comitato di garanti, dalle analisi dei danni nelle singole regioni al rispetto delle norme sull’utilizzo dei fondi.
Da almeno tre mesi questi soldi sono bloccati presso la Tesoreria Centrale dello Stato, in ostaggio della burocrazia e di una politica senza cuore, che si attiva soltanto per salvare le banche e i ladroni mentre mostra cinismo e disinteresse per le popolazioni più deboli e sfortunate.

Ancora una volta hanno dimostrato di essere politicamente affetti da un menefreghismo esagerato e di essere praticamente inutili sia come esseri umani sia come uomini di potere che presentano al mondo il loro peggio, il lato più oscuro.
Ho l’impressione che in questo mondo vi sia qualche cosa che davvero non funzioni, specialmente non funzioni rispetto alle elementari esigenze e ai primari bisogni umani.


Rinasce l’esigenza di fermarsi e il bisogno di guardare non solo dentro se stessi per vantarsi delle poche ricchezze, ma anche intorno per scoprire la tanta povertà umana. zac

martedì 10 gennaio 2017

LA BEFFA PROVINCIALE

Se una cosa non c'è più, all'improvviso riappare. Ma non è una magia. In Italia non si governa, si fanno solo giochi di prestigio. Merito del cazzaro fiorentino che nulla ha creato e nulla ha distrutto.
Magari pochi se ne sono accorti, ma domenica si è votato. Si è votato a Teramo per il rinnovo dei dodici Consiglieri provinciali (in carica per due anni), mentre il Presidente Renzo Di Sabatino resta invece in carica (per ben quattro anni).
Non è una barzelletta. Ma si è votato un Presidente di una Provincia che sulla carta è già stata abolita. Abolita, per modo di dire. Al momento di mandare avanti i servizi e di trovare le risorse necessarie, penso che ne vedremo delle belle.
E ahinoi! La stessa cosa avverrà con il nuovo Senato, col medesimo trucco i Senatori non saranno direttamente scelti dai cittadini ma selezionati tra i consiglieri regionali. Così invece di semplificare si rende tutto più confuso e complicato.
E questo, più che un trucco, è una presa per i fondelli.
In siffatto grigiore, unica gioia e consolazione per i cittadini albensi resta tuttavia l’elezione a Consigliere Provinciale di Ambra Foracappa nella lista di centrodestra “La Forza del territorio”.
Fatti valere Ambra e AUGURI da noi tutti ! zac


lunedì 2 gennaio 2017

LE NOSTRE DIVERSITÀ

La questione dell’accoglienza profughi ad Alba sta diventando una cosa seria e di solito passa attraverso scontri e divergenze che finiscono col produrre contraddizioni e crepe crescenti in seno alla nostra comunità.
Una diversità culturale c’è già ed è evidente, anche se è in atto una fase di grande resistenza alle nostre radici storiche, i cui valori hanno dato luogo ad un modello di società diverso dal loro.

Ciò che non riesco a capire è la posizione della Chiesa, il comportamento del Papato e l’infatuazione per i profughi di taluni vescovi e prelati.
In qualità di cittadino invaso mi rimetto alla pietà di questo governo nella ripartizione dei profughi, mentre in qualità di uomo invaso mi rimetto alla fiducia negli uomini in divisa per la sicurezza o per evitare il peggio.
Nella veste di cristiano invaso invece non penso che Gesù si sia ridotto ad essere un politico della sinistra, entusiasta di invasioni e pavone dei tanti vu’ cumprà.

Mi permetto segnalare che nel Vangelo il prossimo era un singolo, non un intero continente. L’amore era chiesto da Dio, non imposto da Cesare. Il buon Samaritano pagava il locandiere per prendersi cura del ferito, certo non chiedeva di ospitarlo a sue spese. Inoltre nel Vangelo non esistevano pasti gratis, salvo quelli allestiti da Gesù in persona.
Chi si comporta, come se fosse umanamente possibile moltiplicare pani e pesci, è un falso profeta o un assoluto cialtrone.

Se oggi dalla nostra comunità si pretende moltiplicazione di pani, pesci, centri di accoglienza, servizi e soldi senza nulla in cambio. Insomma se ci chiedono di essere più santi e più potenti di Cristo, solo al diavolo può venire in mente una simile richiesta

Se poi una colomba della pace insiste a dire che è cosa buona e giusta accogliere ad Alba altri invasori, oltre i 1200 già assistiti a carico nostro e dei pensionati al minimo dei 440 euro, invito a prendere quella colomba, tirarle il collo e passarla al cuoco per la cottura, l’unico modo offerto al simbolico uccello di risultare finalmente utile e salutare. zac