Reverendo Don Stefano Galeazzi
Parroco di Alba
Adriatica
Mi rivolgo a Lei, nel percorso finale della vita, da non
lasciare arrugginire, per essere accompagnato nelle scelte da fare ed essere di
nuovo innescato come umile tralcio nella Vite misericordiosa concessa dal
sacrificio di Cristo sulla croce. Nella certezza di non essere abbandonato alle
mie sole forze e di venirmi concesso il suo parere, per essere guidato a riparare gli errori che
vengono dagli uomini ed essere raccolto dal cuore di Dio, mi affido a Lei in
spirito di umana amicizia o forse anche meglio come Pastore di anime.
Ripesco, sul soffitto dei ricordi salesiani, i serali
incontri pastorali ricchi sì di consigli, ma buttati spesso via sui diversi
modi di cogliere la vocazione, che alla prova dei fatti durante i trimestrali
esercizi spirituali venivano recuperati da validi insegnamenti di Rettori e
veri Padri spirituali che mostravano rispetto sul modello di vita cristiana, di
servire e aiutare i poveri, scelto per mantenere viva la vera Fede e senza il
quale non c’è speranza di salvezza.
Era il tempo della giovinezza, della sincerità, della
preghiera, dei “fioretti” giornalieri, della primavera della Fede, che
purtroppo nel percorso formativo non trovò carezza evangelica nel valore della
scelta personale e nemmeno nel profumo respirato come aroma condiviso.
Colgo, a mia cocciuta difesa, una frase di Papa Francesco:
"La missione dei cristiani nella
società è quella di dare sapore alla vita con la fede". E so bene che
il sapore lo si trova solo nell’amore verso il prossimo. Ho sempre pensato poi
che per essere un vero cristiano e un buon prete ci vogliono azioni e gesti che
producono reale effetto nei cuori del popolo di Dio che attende di essere
servito, guidato, corretto e aiutato a rialzarsi, ascoltato, compreso e
recuperato nell’anima. E di questo Dio chiederà poi conto a ognuno di noi, che
non potremo né fuggire, né mentire, né trovare comode giustificazioni.
Dal tema del sincero ascolto di quanto il Signore Gesù ci
chiede, con il vasto campo della carità, ispirata al Vangelo e a quello di dare
sapore alla vita con la Fede, sposto la Sua attenzione negli ambiti della vita
famigliare, delineando le diverse fragilità che ogni coppia divorziata è
indotta a reggere costantemente ogni giorno con il volto di una Chiesa non
sempre presente nel dibattito e vicina nella ricerca del dialogo e del
confronto con tutti.
La sincerità di Papa Francesco su temi delicati che
riguardano la morale personale e famigliare rimandano a una profondità tutta da
scandagliare. La Sua insistenza sullo sguardo di misericordia da avere verso
tutti, anche e particolarmente verso chi è in situazioni problematiche rispetto
alle norme canoniche o alla legge morale, viene sì a sostegno di noi legalmente
divorziati, ma per la Chiesa sempre ritenuti peccatori, e in grave contrasto
con il Vangelo del Signore che sigilla il matrimonio unico e divino, indissolubile
e eterno, e, nel presente caso, la scelta di nuova convivenza un peccato imperdonabile
che di fatto impedisce l’accesso ai Sacramenti.
E, se non sbaglio, è proprio questa nuova condizione,
cosiddetta irregolare, che non pone i
presupposti sufficienti per accedere alla Comunione. Lo scoglio
infrangibile, per la Chiesa, tra l’uomo peccatore e il Cristo redentore. La prigione umana ancora oggi chiusa alla
bontà della Chiesa ma spero aperta al perdono di Dio e al sacrificio di suo
Figlio Cristo liberatore.
L’inquietudine dell’uomo che cerca un aiuto capace di
risolvere quella solitudine che lo disturba non è certo placata dalla vicinanza
della Chiesa. So bene che non guarisce
il malessere di rinunciare all’Eucarestia e di sedere alla stessa mensa
di Cristo. E per dirla franca il sentiero di sofferenza che attraversa la nuova
convivenza per giungere ai malori fisici che riempiono la famiglia fino alle
molteplici difficoltà della vita è una eredità che non sana il peccato davanti
alla Chiesa, ma spero ardentemente ci venga perdonato davanti agli occhi di Dio
e al sacrificio di Gesù sulla Croce.
Un giorno Padre Pio disse al suo frate confessore che il vero
peccato verso di Dio è “il tradimento dell’amore” e non “la violazione di una
legge”. Nel cuore, ognuno di noi sa bene, che ciò di cui abbiamo bisogno per
tutta la vita, un bisogno estremo e totale, è solo amore. E la Fede non si spiega, perché Dio non si trova nella ragione, ma
nell’esistenza quotidiana.
E oggi che le debolezze umane si confinano in un cellulare,
che senza volerlo tende a farci comprendere le emozioni, prima ancora di averle
provate nella vita quotidiana, questo talune volte ci procura fragilità,
smarrimento e tristezza, con la conseguenza di vivere in un ricatto morale
continuo tra il giusto per noi e lo sgradito per il Signore Iddio,
nell’incertezza di sbagliare le scelte o anche di accettare le più difficili, sempre nel timore
di perdere la misericordia di Cristo e il perdono di Dio.
Per la prima volta da moltissimi secoli, come se Dio e l’uomo
non fossero, o il Cristo non si sia fatto inchiodare per redimere e fare sacro
l’uomo, si avverte l’intolleranza nemica della realtà, la comprensione a
rischio di estinzione, l’insofferenza ad uno status famigliare dal volto umano,
la latitanza del magistero della Chiesa nell’aprirsi
alle nuove convivenze. Che avrebbero dovuto aiutare a ricordare che la vita è
un fuoco acceso e tutt’intorno le tenebre e lo strazio di essere escluso alla
Comunione.
La partecipazione attiva alla santa messa del sabato sera o
della domenica nel primo mattino non pesa all’età, compreso la difficoltà di
deambulare, ma è riuscito a farci capire quanto sia importante, per il bene
della nostra anima, il desiderio, il bisogno,
la volontà di accedere al Sacramento dell’Eucaristia in Comunione con il
Redentore.
Pertanto mi rivolgo a Lei come uomo “illuminato”, tanto da
Dio quanto dalla ragione che Dio stesso Vi ha concesso, che va oltre le
espressioni temporali di un potere fine a se stesso e sia oltre ogni
confessione che intende parlare di un “potere umano che sa guardare a Dio”.
Talora gli atti di fede non possono essere spiegati razionalmente, ma possono
essere, a volte ragionevolmente umani da comprendere il sentire altrui. Che non
potrà mai essere totale, mentre potrà avvicinarsi il più possibile indossando
l’abito del buon Pastore e il rispetto verso il dolore umano perché
l’interiorità è cosa complessa, oscura e impenetrabile, in ognuno di noi.
Resto in attesa nella mia fragilità di fronte al dolore sin qui espresso che
ormai si è perso nel tempo. Sarà pure una goccia, ma non posso certo lasciare
questo mare di disperazione senza qualche goccia di speranza.
Spero ne resti qualcuna nello scafo della barca del successore
di Pietro, che intendo qui barattare in preghiera, il modo migliore per aiutare
i tanti fratelli cristiani sparsi nel mondo e in particolare i tre sacerdoti:
il cugino Ciutti Giuseppe, benché malato, di ritorno dall’Iraq; i due fratelli
Piredda, nipoti della mia
compagna, uno in Perù e l’altro in Madagascar.
Un incoraggiamento va a chi lotta per rifiutare il cinismo e
l’indifferenza con cui è nutrito il nostro sistema di vita e ai fratelli che lo
vogliono superare con una nuova Rinascita dei cuori
Un pensiero a chi sta in una tenda, in una roulotte, in una
piccola casetta di legno. Il tremore di una candela accesa durante una
preghiera, vi faccia dimenticare quello della terra impietosa.
Una preghiera ai Cristiani perseguitati in Medioriente e in
ogni parte del mondo. “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato
me. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. In voi è il coraggio
di una Fede pura, persa tra le stanze vaticane.
Una carezza anche a chi si scalda l’anima con la Tradizione,
nel freddo del nichilismo crescente. A chi crede che la Tradizione sia la
conservazione del fuoco ardente e non l’adorazione delle ceneri.
Una buona Pasqua al prodigio della Resurrezione, vero valore
di un’epoca scarna di entusiasmo, immensa gioia di una fine piatta e incolore.
Un abbraccio a chi ha poco o non ha niente. Agli oltre quattro
milioni di poveri e ai dodici milioni che rischiano la povertà. Ai fratelli cristiani
nel mondo, vittime di un materialismo che strugge ogni vicenda umana, che corrode
un mondo a dimensione umana. Non mollate mai, vi prego !
Un grazie a Lei, che con la bontà del buon Pastore mi aiuta a
trovare e a percorrere la via del Ritorno verso una dimensione dell’anima più
umana delle cose e nel tempo più grata a Dio.
Auguri a chi saprà rinnovare lo Spirito Divino, collegandosi
con l’Assoluto e per una volta, non col wi-fi. A chi saprà superare il bosco
del peccato. A chi ha capito di aver sbagliato.
A chi ha vissuto una vita fatta di profondo dolore, ma segnata
dalla voglia di vivere e dall’illusione di spingere la notte più in là. Una
vicenda umana che appartiene a tutti noi.
zaccaretti
piero
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