giovedì 14 settembre 2017

Lettera al Parroco di Alba adriatica

Reverendo Don Stefano Galeazzi
Parroco di Alba Adriatica
Mi rivolgo a Lei, nel percorso finale della vita, da non lasciare arrugginire, per essere accompagnato nelle scelte da fare ed essere di nuovo innescato come umile tralcio nella Vite misericordiosa concessa dal sacrificio di Cristo sulla croce. Nella certezza di non essere abbandonato alle mie sole forze e di venirmi concesso il suo parere,  per essere guidato a riparare gli errori che vengono dagli uomini ed essere raccolto dal cuore di Dio, mi affido a Lei in spirito di umana amicizia o forse anche meglio come Pastore di anime.
Ripesco, sul soffitto dei ricordi salesiani, i serali incontri pastorali ricchi sì di consigli, ma buttati spesso via sui diversi modi di cogliere la vocazione, che alla prova dei fatti durante i trimestrali esercizi spirituali venivano recuperati da validi insegnamenti di Rettori e veri Padri spirituali che mostravano rispetto sul modello di vita cristiana, di servire e aiutare i poveri, scelto per mantenere viva la vera Fede e senza il quale non c’è speranza di salvezza.
Era il tempo della giovinezza, della sincerità, della preghiera, dei “fioretti” giornalieri, della primavera della Fede, che purtroppo nel percorso formativo non trovò carezza evangelica nel valore della scelta personale e nemmeno nel profumo respirato come aroma condiviso.
Colgo, a mia cocciuta difesa, una frase di Papa Francesco: "La missione dei cristiani nella società è quella di dare sapore alla vita con la fede". E so bene che il sapore lo si trova solo nell’amore verso il prossimo. Ho sempre pensato poi che per essere un vero cristiano e un buon prete ci vogliono azioni e gesti che producono reale effetto nei cuori del popolo di Dio che attende di essere servito, guidato, corretto e aiutato a rialzarsi, ascoltato, compreso e recuperato nell’anima. E di questo Dio chiederà poi conto a ognuno di noi, che non potremo né fuggire, né mentire, né trovare comode giustificazioni.
Dal tema del sincero ascolto di quanto il Signore Gesù ci chiede, con il vasto campo della carità, ispirata al Vangelo e a quello di dare sapore alla vita con la Fede, sposto la Sua attenzione negli ambiti della vita famigliare, delineando le diverse fragilità che ogni coppia divorziata è indotta a reggere costantemente ogni giorno con il volto di una Chiesa non sempre presente nel dibattito e vicina nella ricerca del dialogo e del confronto con tutti.
La sincerità di Papa Francesco su temi delicati che riguardano la morale personale e famigliare rimandano a una profondità tutta da scandagliare. La Sua insistenza sullo sguardo di misericordia da avere verso tutti, anche e particolarmente verso chi è in situazioni problematiche rispetto alle norme canoniche o alla legge morale, viene sì a sostegno di noi legalmente divorziati, ma per la Chiesa sempre ritenuti peccatori, e in grave contrasto con il Vangelo del Signore che sigilla il matrimonio unico e divino, indissolubile e eterno, e, nel presente caso, la scelta di nuova convivenza un peccato imperdonabile che di fatto impedisce l’accesso ai Sacramenti.
E, se non sbaglio, è proprio questa nuova condizione, cosiddetta irregolare, che non pone i presupposti sufficienti per accedere alla Comunione. Lo scoglio infrangibile, per la Chiesa, tra l’uomo peccatore e il Cristo redentore. La prigione umana ancora oggi chiusa alla bontà della Chiesa ma spero aperta al perdono di Dio e al sacrificio di suo Figlio Cristo liberatore.
L’inquietudine dell’uomo che cerca un aiuto capace di risolvere quella solitudine che lo disturba non è certo placata dalla vicinanza della Chiesa. So bene che non guarisce  il malessere di rinunciare all’Eucarestia e di sedere alla stessa mensa di Cristo. E per dirla franca il sentiero di sofferenza che attraversa la nuova convivenza per giungere ai malori fisici che riempiono la famiglia fino alle molteplici difficoltà della vita è una eredità che non sana il peccato davanti alla Chiesa, ma spero ardentemente ci venga perdonato davanti agli occhi di Dio e al sacrificio di Gesù sulla Croce.
Un giorno Padre Pio disse al suo frate confessore che il vero peccato verso di Dio è “il tradimento dell’amore” e non “la violazione di una legge”. Nel cuore, ognuno di noi sa bene, che ciò di cui abbiamo bisogno per tutta la vita, un bisogno estremo e totale, è solo amore. E la Fede non si spiega, perché Dio non si trova nella ragione, ma nell’esistenza quotidiana.
E oggi che le debolezze umane si confinano in un cellulare, che senza volerlo tende a farci comprendere le emozioni, prima ancora di averle provate nella vita quotidiana, questo talune volte ci procura fragilità, smarrimento e tristezza, con la conseguenza di vivere in un ricatto morale continuo tra il giusto per noi e lo sgradito per il Signore Iddio, nell’incertezza di sbagliare le scelte o anche di accettare le più difficili, sempre nel timore di perdere la misericordia di Cristo e il perdono di Dio.
Per la prima volta da moltissimi secoli, come se Dio e l’uomo non fossero, o il Cristo non si sia fatto inchiodare per redimere e fare sacro l’uomo, si avverte l’intolleranza nemica della realtà, la comprensione a rischio di estinzione, l’insofferenza ad uno status famigliare dal volto umano, la latitanza del magistero della Chiesa  nell’aprirsi alle nuove convivenze. Che avrebbero dovuto aiutare a ricordare che la vita è un fuoco acceso e tutt’intorno le tenebre e lo strazio di essere escluso alla Comunione.
La partecipazione attiva alla santa messa del sabato sera o della domenica nel primo mattino non pesa all’età, compreso la difficoltà di deambulare, ma è riuscito a farci capire quanto sia importante, per il bene della nostra anima, il desiderio, il bisogno, la volontà di accedere al Sacramento dell’Eucaristia in Comunione con il Redentore.
Pertanto mi rivolgo a Lei come uomo “illuminato”, tanto da Dio quanto dalla ragione che Dio stesso Vi ha concesso, che va oltre le espressioni temporali di un potere fine a se stesso e sia oltre ogni confessione che intende parlare di un “potere umano che sa guardare a Dio”. Talora gli atti di fede non possono essere spiegati razionalmente, ma possono essere, a volte ragionevolmente umani da comprendere il sentire altrui. Che non potrà mai essere totale, mentre potrà avvicinarsi il più possibile indossando l’abito del buon Pastore e il rispetto verso il dolore umano perché l’interiorità è cosa complessa, oscura e impenetrabile, in ognuno di noi.
Resto in attesa nella mia fragilità di fronte al dolore sin qui espresso che ormai si è perso nel tempo. Sarà pure una goccia, ma non posso certo lasciare questo mare di disperazione senza qualche goccia di speranza.
Spero ne resti qualcuna nello scafo della barca del successore di Pietro, che intendo qui barattare in preghiera, il modo migliore per aiutare i tanti fratelli cristiani sparsi nel mondo e in particolare i tre sacerdoti: il cugino Ciutti Giuseppe, benché malato, di ritorno dall’Iraq; i due fratelli Piredda, nipoti della mia compagna, uno in Perù e l’altro in Madagascar.
Un incoraggiamento va a chi lotta per rifiutare il cinismo e l’indifferenza con cui è nutrito il nostro sistema di vita e ai fratelli che lo vogliono superare con una nuova Rinascita dei cuori
Un pensiero a chi sta in una tenda, in una roulotte, in una piccola casetta di legno. Il tremore di una candela accesa durante una preghiera, vi faccia dimenticare quello della terra impietosa.
Una preghiera ai Cristiani perseguitati in Medioriente e in ogni parte del mondo. “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi”. In voi è il coraggio di una Fede pura, persa tra le stanze vaticane.
Una carezza anche a chi si scalda l’anima con la Tradizione, nel freddo del nichilismo crescente. A chi crede che la Tradizione sia la conservazione del fuoco ardente e non l’adorazione delle ceneri.
Una buona Pasqua al prodigio della Resurrezione, vero valore di un’epoca scarna di entusiasmo, immensa gioia di una fine piatta e incolore.
Un abbraccio a chi ha poco o non ha niente. Agli oltre quattro milioni di poveri e ai dodici milioni che rischiano la povertà. Ai fratelli cristiani nel mondo, vittime di un materialismo che strugge ogni vicenda umana, che corrode un mondo a dimensione umana. Non mollate mai, vi prego !
Un grazie a Lei, che con la bontà del buon Pastore mi aiuta a trovare e a percorrere la via del Ritorno verso una dimensione dell’anima più umana delle cose e nel tempo più grata a Dio.
Auguri a chi saprà rinnovare lo Spirito Divino, collegandosi con l’Assoluto e per una volta, non col wi-fi. A chi saprà superare il bosco del peccato. A chi ha capito di aver sbagliato.
A chi ha vissuto una vita fatta di profondo dolore, ma segnata dalla voglia di vivere e dall’illusione di spingere la notte più in là. Una vicenda umana che appartiene a tutti noi.
                                                                                              zaccaretti piero

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