venerdì 12 ottobre 2018

Quieta non movere et mota quietare


“Quieta non movere et mota quietare” è un motto popolare in lingua latina che viene tradotto in “Non agitare ciò che è calmo, ma calma ciò che è agitato”.

Mentre si avvicinano le elezioni regionali del 10 febbraio 2019 e poi quelle europee dal 23 al 26 maggio 2019, tra i leader politici della cosiddetta destra, stravaccati sulle poltrone del Parlamento, spiccano quelli che tirano le redini del partito della Meloni dove ognuno mira solo a farsi rieleggere, chiusi in una immobilità che, nonostante le chiacchiere dei congressi, applicano la filosofia del “Quieta non movere…”.
Forti di questa inerzia e non avendo più promesse da fare (le hanno già fatte e mai mantenute), vivono di espedienti e di conoscenze verso le alte gerarchie all’interno del partito, ed essendo esperti agorafobici del piccolo orto, fanno a gara nel formare una rete d’interesse soltanto personale nell’anticamera delle intese e delle carriere, dove i nemici-amici fratelli (?) o serpenti che siano, si radunano per ritagliarsi i panni addosso.

Rappresentanti di un partito vuoto, destinato di andare a catafascio senza possibilità di ripresa, drogati di ottuso menefreghismo verso i cittadini, continuano ad essere servi sciocchi di un desolante vecchio nel vicino ovile svilirizzato a forza di condanne.
E tutto questo non eccita la vena del compiacimento popolare che un tempo nei cuori bruciava come il ferro rovente nella fucina paterna di Almirante.

Il navigare tra trasformismo e improvvisazione, il mescolamento di parole vuote ed espedienti vani, le scelte politiche conservative e di stato di necessità, che si pensa di poter sfruttare a proprio favore, sono regali indesiderati destinati al fallimento e al momento del voto a non esplodere nella testa dei cittadini.
Con questa logica di governo, il problema ben radicato nella cultura politica della destra è la difficoltà di smuovere la quiete dei cittadini, impelagati nell’acquitrino umano degli interessi, o peggio ancora nelle sabbie mobili degli accordi sottobanco senza sentire la necessità di saper comprendere l’assetto emotivo delle persone e di saperlo profondamente risvegliare.

Dopo il flop nel comune di Alba Adriatica e poi anche nel comune di Teramo spiace non vedere un risveglio sociale destinato a esplodere in tempi brevi delle coscienze. Il navigare della destra, che elude i problemi fondamentali dell’ineguaglianza nella distribuzione dei beni e della disoccupazione con la precarietà lavorativa, non agita i cuori e non smuove il pensiero esplosivo nella testa delle persone, ma ha purtroppo come unico obiettivo la sua conservazione e la propria riproduzione.

Viviamo in una società talmente chiusa nel suo funzionamento da produrre tanta assuefazione nelle persone, indotte così a vivere in anestesia e ad addormentarsi a occhi aperti.
Fedele applicazione del “Quieta non movere”. zac

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