Mi sono trovato per lunghi anni, con compiti diversi e diverse funzioni, fianco a fianco a un personaggio locale, di cui conosco quanto basta per esprimere giudizi e rapportarli con i comportamenti tenuti oggi nell’attuale scacchiere albense. La mia riflessione si basa su alcuni elementi utili, in quanto da qualche tempo sono in grado di osservare quanto avviene sopra il tavolo delle trattative nel centrodestra locale e i calcioni negli stinchi o le toccatine nelle palle sotto il tavolino.
Non mi soffermerò certo sul pavone di Alba e sulla mania di portare a incasso ogni puntata, tra cui ultimamente anche il Circolo PdL in casa propria, senza lamentela alcuna. D’altro canto il Padrone del vapore fa i porci comodi suoi con tanti zombi in giro a fargli il karaoke !
Nemmeno perderò del tempo sul vampiro succhia-cariche che di giorno finge di fare tre passi indietro per rintanarsi nella bara, ma poi di notte compie dei giri in lungo e largo per trovare il modo, o forse le condizioni, per un pranzo sempre uguale e mai originale, sempre ripetitivo e mai con un linguaggio rinnovato. Quanto grigiore, a volte perfino sciatto modo di proporsi !
Il sibilo di insofferenza è di quelli impossibili da tenere a freno e infatti il sottoscritto - uno che non gliene manda solo a dire - a trattenersi non ci pensa proprio: «Quanto durano queste sceneggiate non lo so, il problema sono i danni che riusciranno a fare da qui alla primavera del prossimo anno». Sbotto per nulla soddisfatto e scalpito al pensiero, solo apparentemente tranquillo, dello scenario che questi furbetti stanno preparando per prendere per i fondelli l’intera comunità e per fottere ancora una volta i vostri voti al prossimo appuntamento elettorale.
Nell’ultimo incontro tenutosi sul lungomare di Villa Fiore, da tanti considerato ormai il centro nevralgico dei vertici surreali tra politici in ciabatte e brache da mare, si è tentato di siglare «uno scellerato patto politico» tra razze di orchi e anime perse, tra tensioni e veleni imbavagliati, tra sforzi corposi per sopportali e tossine tossiche per sedarli. Insomma un redde rationem – o per meglio dire un incontro ravvicinato - il cui sbocco, tuttavia (ed è questo il paradosso) resta avvolto nelle nebbie.
Qui appunto mi viene il sospetto che all’origine di tutto c’è la paura. Ovviamente dei capi bastioni; più o meno tutti. Paura di vedersi non solo sconfessati ma addirittura ridimensionati fino all’annullamento o giù di lì, insomma spazzati via non dalla loro base elettorale e dallo zoccolo duro diventato più friabile che mai, ma dall’intero orizzonte popolare ormai maturo per comprendere lo stantio giochetto politico e riconoscere le furbe faine nascoste nel pollaio.
Mi spiace dover constatare che taluni non trovino il tempo e il modo per fare cose diverse da quel che si affannano a fare insieme a queste faine nostrane e lo fanno soprattutto senza un’alzata di ingegno, un’iniziativa originale, un cambiamento di linguaggio o un rinnovamento sostanziale capace di riempire il vuoto di programma e di rappresentanza. Vero o falso che sia, c’è un problema non da poco per loro. E si chiama RESPONSABILITA’.
Del resto affannarsi per vincere nelle urne e poi consegnare lo scettro del Comune a persone odiose e odiate sino a ieri, fa parte del loro patrimonio genetico e scritto sui loro palmarès. Possibile questo e altro. Non so a che cosa attribuire, o forse lo so fin troppo bene conoscendoli, questo grigiore, questo appannamento, questo format politichese consunto dall’uso e ripercorso all’infinito. Lo spettacolo che oggi stanno dando sulla platea albense è desolante. D’altronde si vede quel che sempre si è visto, si sente quel che sempre si è sentito, si ragiona come sempre si è ragionato, si gira la frittata come sempre si è rigirata, si ha l’impressione che si continui a fare quello che si è imparato nel passato e come lo si è imparato, senza voler imparare niente di nuovo.
Viene il sospetto che sia venuto meno anche l’amore verso Alba e che sia arrivata per qualcuno una specie di stanchezza, di noia, di tristezza di fine corsa.
Potrei continuare con un lungo elenco di altri casi in cui l’accortezza dei ruoli e la trasparenza dei comportamenti ha ceduto il passo a misere ipocrisie, a sorprendenti superficialità e a inattese leggerezze. Va bene che viviamo nel paese delle cose fatte personalmente a propria insaputa, ma questo comportamento fanciullesco, direi di presa per il culo, risulta incomprensibile per molti, ma non per il sottoscritto. Allora mi sono munito di tonnellate e tonnellate di buonismo, me ne sono cibato a lungo, al punto di averne in cantina solo delle modiche quantità non consumate; ho anche estratto dalle cave speciali dove il materiale abbonda quintali e quintali di pazienza; ho comperato migliaia e migliaia di metri quadrati di buona fede… eppure non riesco né a giustificare né a perdonare la povertà di queste anime perse, la loro ipocrisia e dabbenaggine, davvero inspiegabile in chi passano per individui sagaci, esperti, svegli, perfino accorti, e hanno tanti meriti da poter godere nella società.
Riguarda un passato ormai remoto anche l’onore, quel sentimento che apparteneva ai gentiluomini e ai galantuomini, che come tali si presentavano al prossimo a testa alta. Oggi quel valore si è capovolto e gli uomini di mondo amano dare pubblicità ai loro disonori e alle loro cattive compagnie. Mi riferisco certo a quell’onore, a quella correttezza che era propria della politica, per cui la fedeltà al proprio partito, vale a dire alle proprie idee, era cosa sacra, inviolabile.
Ma parlo di un altro mondo, di un altro passato. Di altri uomini e di altre idee.
La prossima partita politica di Alba è tutta qui. Non con liste di partiti defunti. Non con accordi portafoglio. Non con polpettoni avvelenati. Non con altre piazzate di rifiuti politici. Chi meglio riempie il rispettivo vuoto, di uomini e idee, di sentimento e di valori, di trasparenza e lealtà, vince e si prende il piatto. Già, ma chi, in questo grigiore di anime perse e orchi dannati?zac
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