In questa città allo sbocco del Vibrata, la cultura dominante, dall’arrivismo politico agli egoismi di portafoglio, dalle gelosie cannibalesche sul lavoro ai reality crudi sulle relazione sociali, dai "tour operator" all inclusive di servizi sfarzosi ai shopping delle migliori firme al grido del "shop til you drop" (letteralmente: "comperare fino allo sfinimento"), dalle sfilate di auto di lusso con ostentati comfort a bordo ai vantati sfarzi immobiliari, luculliani e autoreferenziali, celebra il trionfo dell'egocentrismo come un valore assoluto - termine greco ἐγώ (egò) che significa "Io" - che porta a una specie di narcisismo personale e a un generale contagio emotivo del desiderio sfrenato ottenuto a ogni costo e della vanità pavonesca come vestito esterno.
Ora lascio a ciascuno la naturale invidia ad elencare il rosario di questa fortunata casta di nostri concittadini, e il gusto di centellinare le maligne cattiverie che non si risparmiano a nessuno (e specie a questi bersagli); ma, invece di piagnucolare al vento e rivolgere l’indice alle persone, ci terrei a sviscerare il problema e provare a dire come andrebbe corretta questa anomalia sociale che porta questi privilegiati a vivere fuori dalla realtà, a non riuscire a comunicare e a identificarsi coi problemi della gente comune.
Il solito sacrosanto rosario di litanie accompagna ogni cinque anni la riapertura delle schermaglie elettorali: manca questo e manca quello, hanno tagliato di più su e qui meno di giù, gli interventi sono troppo così e poco cosà, hanno speso molto male e niente affatto bene, come se non bastasse molti servizi stanno diventando costosi, e poi la burocrazia, la vigilanza, la sicurezza, le strade, l’erosione, le acque piovane, la scuola, il verde, il lavoro, la cultura, la..., la..., già sempre tra le palle questa cultura, nel bene o nel male.
Certo questa amministrazione non ha brillato granché, ma bisogna ammettere che nel pericolante edificio della cultura, almeno negli ultimi tempi, c’è stato qualcuno che ci ha messo la faccia oltre che l’impegno, anzi quando ha potuto ci ha mollato qualche bel colpo di straordinaria e gradita rilevanza. Pertanto un grazie meritato e doveroso va all’Assessore De Berardinis, che ha iniziato un interessante percorso comunicativo rivolto alla società civile, nel tentativo culturale di dare una forma e una sostanza, un ordine e una logica, una ragione e uno stimolo al caos civile delle relazioni umane.
Ma, contrariamente a come si dice, se il pesce amministrativo non puzza dalla testa, il resto del corpo è già abbastanza fradicio: il territorio è lasciato in abbandono e gli addetti nelle loro mansioni senza un vero controllo (vedi cimitero), la sicurezza dei cittadini fatica a prender corpo, del creare lavoro a nessuno frega niente, le famiglie continuano sì a pagare le tasse ma ondeggiano paurosamente sull’orlo della miseria, gli interventi sul sociale purtroppo latitano e tutto l'acquario nella maggioranza sembra ormai piuttosto torbido, come dimostrano le defezioni di D’Ambrosio e di Casciotti, il mal di pancia di Viviani e le diatribe tra Giovannelli e il Pd.
E allora, se le cose stanno così da una vita e anzi da un’eternità, diciamola tutta che anche le lascive istituzioni hanno contribuito a rendere inquinati e infetti i percorsi esistenziali e che tutto è cominciato nel momento in cui si è stabilito che l’egoismo è l’unico campo in cui si gioca per il successo, che il denaro è l’unico dio per cui valga la pena inginocchiarsi, che lo spirito dell’esistenza è fare carriera, che la maniera di imporsi è l’uso del rullo compressore dei sentimenti calpestati e vilipesi.
Inutile arrabbiarsi se lo spirito del tempo ha inquinato l'idea del vivere il sogno di un mondo che studia e lavora, suda e mette su famiglia, si arrabatta come Dio sa per diventare comunità sana e veramente civica.
Anche la nuova generazione è stata contagiata da questa dittatura esistenziale delle "passioni" costruite fuori sull’immagine e dentro sul vuoto del cuore: occorre avere il coraggio di riportare nell’anima le pulsazioni, nella testa la ratio, nel corde del cuore il sentimento, nella società la solidarietà, nella famiglia la coesione affettiva, nella politica la tensione ideale e nella cultura la responsabilità nel tessuto civile.
Conosciamo bene l'importanza delle ragioni del cuore, del pensiero emotivo, della forza creativa che vive nei sentimenti; ma perché ci sia un valore e un senso nella vita dobbiamo iniziare a tirare i fili invisibili delle storie condivise, cucire gli strappi delle debolezze umane, legare impegni e valori e slegare disordine e sballi, unire ciò che pare crudelmente diviso, muovere le coscienze e la cultura che ci porta al cuore.
A voi giovani consegniamo il testimone e il gravoso compito di riportare vivibilità in una comunità che vive di smanie e passioni distruttive, come se la vita fosse solo luce e divertimento, notti da inghiottire e giorni da dormire.
Contro la cultura del desiderio, solo il pensiero grande vince. zac
Il pensiero piccolo divide, il pensiero grande unisce, dice Lao-Tze.
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