Il copyright anonimo è diventato ormai una specialità tutta albense. È la formula dei tapiri sempre usata per sguazzare nel torbido e per rotolarsi nel fango nei momenti di difficoltà. La formula, per rabbia pensata di giorno e per viltà fatta venir fuori solo la notte, torna oggi di attualità, a ricordare con asprezza di quanta miseria è pieno l’animo umano.
Non poteva essere diversamente, stante la patologia psichica di chi pensa di curarsi con tossine ...personali di contorno in aggiunta a piatti di droghe velenose, che tenta invano di smaltire in lunghe rincorse sul lungomare. Ma questa volta c’è qualcosa di più e di diverso. Confesso di essere il pusher della sua infelicità e pertanto gli rifilo 32 dosi in contributi (di cui 17 in cella), un occupato di 38 anni a casa (non all’anas), uno di anni 18 con una carta in mano e l’altra nel mazzo di sotto, e come digestivo un caffè avvelenato di vita benestante da Orso Yoghi senza divisa da pinguino e cappello da togliere davanti a nessuno.
Ma la polpetta più avvelenata, da buttare ai cani rognosi che vorrebbero sbarazzarsi di Risveglio albense e sono alla ricerca di una qualunque risorsa che serva allo scopo, è composta dalla nostra volontà di andare avanti senza i gufi neri di rabbia appostati dietro alle spalle. E in questa casa se è di norma risvegliare le coscienze civili, lo è ancor di più raccogliere i sentimenti perduti da ciascuno di noi nel doloroso travaglio del vissuto.
E se nella vita del pinguino craccato di testa continua il via vai di losche frequenze e meretrici di professione, e a capo di casa vi è il gioco della morra e il mestiere dello spione e dei trapassati cambi sle-ali, molto conta per chi semina odio al pensiero che dietro l’angolo si raccoglie solo tempesta.
Non auguro a nessuno di vivere di veleni per mangiare merda, ma preferiamo vivere nella merda che non mangiare odio e bere veleno. Zac
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