Qualcuno dice che il destino dell’uomo è di salire faticosamente dal fango che lo ha formato a Dio. A giudicare dall’uso che facciamo della nostra vita per acchiappare ombre, dal consumo immane di energia per far carriera o accumulare soldi, dallo sterminio brutale dei sentimenti bruciati sull’altare del dio dei corruttori Moloch, la strada è ancora lunga assai.
All’orizzonte di un vissuto travagliato non avviene ancora il miracolo del verbo, della parola capace di comunicare con il prossimo, eppure sono tante le parole magiche per annullare le distanze, per demolire le incomprensioni, per sopire i contrasti, per arrivare ai cuori e farsi capire dai cervelli.
L’ammirazione per le alte vette raggiunte dagli uomini, dalla tecnologia alle scienze, non riesce a nascondere l’impotenza di penetrare nelle profondità delle coscienze, l’incapacità di fornire necessità, la falsità nel commuovere gli animi, l’abuso di una cultura umana inodore ed insapore.
I bisogni della gente comune, le proposte dei mercati, le sofferenze nelle carceri, le fatiche nelle fabbriche, la lingua degli incompresi, la debolezza dei malati, la miseria dei disoccupati, hanno ceduto il passo ai professoroni della Bocconi, agli advisor di Moody's, all’online advertising trafficker, al Management Bancario, ai think-tank degli analisti, al credit spread, allo Splendid's Review e al Web marketing manager.
Al sottoscritto, e non solo, sembrano tutti una presa per il culo e dolori forti per il portafoglio nelle nostre tasche ma anche espressioni di sistemi di potere brutali, avidi e corrotti. Nulla di nuovo, ci sono sempre stati nella storia umana e in quella nostrana e civile ! Ma almeno, per fare un esempio d’altri tempi e un paragone abissale, Mussolini voleva commuovere, il re di Arcore vendere e il Paperone di Alba comprare; il primo voleva incantare con la sua retorica, il secondo comunicare su frequenze e fibre ottiche e il terzo apparire con la ruota di pavone; il primo cercava di dare corpo ai suoi sogni e credibilità alle sue promesse, il secondo lanciare slogan e dipingere per marchi commerciali e il terzo, il pifferaio dei greggi albensi, affogare nello tsunami delle false promesse e delle fregature.
Il dramma del tempo passato ha spento per sempre il primo; il dramma del tempo nostro è avere ancora tra i piedi il secondo; il dramma del tempo futuro è avere tra le palle il terzo.
Il dramma vero per noi di Alba è che non compare ancora una nave a cui aggrapparsi come ad ancora di salvezza. Non c’è Passione che tenga. Non c’è Piazza che unisca. Non c’è Vela che si gonfi. Non c’è Pd che si rinnovi con un furbetto dell’UdC sempre lì attaccato alla sua mammella. E con tanti asini nel PdL nemmeno a parlarne.
Ma Risveglio Albense non dispera, tra mille difficoltà, quaquaraquà di mestiere e venditori di molto fumo e poco arrosto, di rispettare l’impegno preso al momento della nascita di organizzarsi per spazzare via questo lerciume d’ipocrisia e pavidità. Non manca certo il coraggio di metterci quando prima la faccia, come dalla torre di Babele alcuni ciarlatani vanno blaterando, per dimostrare la capacità e la forza di un gruppo civico di saper raggiungere un elettorato ormai maturo e consapevole dei traffici loschi di soggetti politici ormai alla deriva.
La decomposizione della politica, che ha prodotto nel passato una lotta famelica di tutti contro tutti, impegna Risveglio Albense ad uno sforzo unitario e responsabile, a trovare una via d’uscita alla demagogia dei partiti, ai passionari di facciata, alle liste d’arrembaggio, alle paralisi amministrative, agli espropriatori di territorio che operano nel sottobosco, ai tecnocrati di contorno, alle bufale di liste camuffate al servizio di disperati cercatori di poltrone.
Offrire una rappresentanza fuori da schieramenti e ceti politici logorati è una delle varianti di una democrazia che funziona, come dimostrano i Tea Party emersi negli Stati Uniti attraverso una serie di proteste locali che hanno coagulato quanti hanno deciso di reagire dinanzi a diverse decisioni punitive (disoccupazione, insicurezza, costi dei servizi, spese sanitarie, ecc.). Ma è anche il tentativo (meglio la tentazione) di sparigliare le carte, sia a destra che a sinistra con un associazionismo vivace e battagliero con l’intento di sradicare una malattia dell’anima albense: la sfiducia civile, visto che cresce il numero di chi intende rimane a casa o andare al mare. zac
Nessun commento:
Posta un commento