- camaleonti, scimmie, pappagalli...
Non indignatevi con me per averli messi tutti insieme nel calderone a cuocere a fuoco lento. Non è mio intento minacciare la marcia di qualche sacerdote con le stampelle di risaputi camaleonti, né mettermi di traverso al passo delle scimmie di qualche vecchio Guru (da gu "oscurità" e ru "svanire") della politica albense, né mettere in pericolo loschi traffici di certi pappagalli, sempre disposti a democratici accordi sottobanco con chiunque abbia avvolto le bandiere e riposto in soffitta le insegne.
Dove sono i duri e puri col megafono in mano ? Dove i cuori caldi e impavidi dalla lingua tagliente ? Dove gli animi senza macchia e paura con la penna acuta e pungente ?
Su quali banchetti si ingozzano i figli di quell’onesto uomo chiamato Berlinguer ? In quali piscine gli eredi di Almirante affogano l'anima rivoluzionaria e su quali yacht di lusso si organizzano per l’Appuntamento con la nazione ? E i nipoti di De Gasperi su quali spiagge caraibiche riposano le bianche chiappe dalle immane fatiche patite sulle poltrone d’ufficio di cotanti amici faccendieri ?
Dove marciscono gli insegnamenti di solidarietà cristiana di Don Sturzo, la politica sociale della ripartizione degli utili elaborata nel Manifesto di Verona e il Paradiso di una società promessa dal comunismo e costruita “da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo le sue necessità” ?
Curiosamente ribattezzati con nomi presi a prestito dal regno animale – camaleonti opportunisti, scimmie cascamorte, pappagalli arrivisti... – i politici nostrani di ogni provenienza sono per natura gli esseri viventi meno leali e più subdoli. Al netto delle necessarie eccezioni esistenti in natura, tutti hanno dato prova, più dei nostri animali di riferimento, di inaffidabilità umana, ottusità ideologica, indegnità morale e doppiezza politica.
Inflessibili e granitici quando ci sono da difendere le proprie posizioni individuali di fronte al fuoco incrociato del riscontro, spesso fino a sfidare il buonsenso e l’ovvietà, una mandria siffatta è per predisposizione culturale compiacente e arrendevole nel momento in cui si tratta di adattare le proprie opinioni personali a quelle del nuovo cammelliere, spesso fino a prostituire il buongusto.
Voltagabbana, conformisti, redenti, trasformisti, disertori, opportunisti, servi e venduti. Ma prima di tutto traditori. Traditori della Patria, dei suoi concittadini e anche di se stessi.
Come la madre Natura è sempre incinta, così la madre Politica ciclicamente ogni 5 anni torna a partorire-infelice coincidenza con l’ultimo giro di boa possibile-ristampe già viste di intelletti in rapporti ambigui col sistema imprenditoriale, di intelligenze asservite alla piaga purulenta del profitto a ogni costo e di personaggi di Cultura in scia all’Ammiraglio scelto dal Potere locale.
Quando cambia il secondo, i primi si adeguano. Molto velocemente.
Dottori e professori, architetti e geometri, banchieri e gioiellieri, costruttori e albergatori, teatranti e liberi professionisti, politici e militanti, sino all’ultimo chierichetto di parrocchia, tronfi dei loro strabismi interessati e dei loro ipocriti pregiudizi rivolti a personale utilità e consumo, non perdono il vizio né l’occasione di prostrarsi davanti agli interessi di carriera, alle rendite monetarie, alle ghiotte posizioni economiche. Esseri alieni anni luce dalle passioni politiche, cantori convinti della tecnocrazia economica, antipapa legittimi di valori universali, artisti consumati nell’esercizio dell’arte della diversità, baroni della nobiltà.
Razza padrona della sacra dinastia umana.
Tra meno di un anno ci risiamo: A ogni nuovo sovrano, un veloce giro di valzer.
Tutti in mezzo al salone a danzare. Dal passo dell’oca al salto della quaglia, dai party ai festini hard, dalle abbuffate ai rinfreschi, dalle sagre ai veglioni.
Eccoli tutti insieme come cani pronti ad accucciarsi tra le gambe del Padrone appena questi getta l’osso. Lamenti soffocati, critiche abiurate, liti riposte. Tutti allineati, zittiti, asserviti.
Dovevano essere il fior fiore del disinteresse, i campioni della trasparenza, i sacerdoti della sacralità sociale, i mastri della legalità. E invece ecco i soliti asserviti, miliziani del potere, cattivi maestri e cervelli in affitto.
I servi migliori di ogni nuovo teatrino politico.
Avanti, un altro giro. E un’altra Messa.
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