Partiamo da una premessa divertente: in questa nostrana democrazia noi paghiamo della gente perché ci comandi e questo mi sembra un masochismo talmente comico e impressionante che dovrebbe lasciarci senza parole e farci riflettere come persone intelligenti e riflessive. Noi diamo tutto questo talmente normale e scontato, mentre dovrebbe renderci intolleranti e farci inorridire se comprendiamo che l’impossibilità di rottamazione della classe politica deriva da questo (mal)costume e le ruberie dei politici ne sono la naturale conseguenza.
Chi non coglie questa semplice riflessione dovrebbe però chiedersi che fine avrebbe riservato il destino alle chiappe di co(sì)tante genie politiche senza quelle indecenti paghette da nababbo, partorite innanzitutto dai nostri sudori e scippate alla fine al nostro misero portafoglio ? A conti fatti, nominarli tutti sarebbe come dare fiato a nullafacenti e importanza a fannulloni senza arte né parte. Onorevoli di che poi ? Di quale disonore non si son macchiati ? Quale tocco del diavolo non hanno usato ? Che esempi hanno indicato ? Quale futuro hanno preparato ? E che dire delle tante speranze ingannate ? E dei cuori poi immoralmente ingannati ?
Ecco che allora la gente comune chiede a voce e furor di popolo di tagliare i cordoni della borsa una volta per tutte, di tranciare le liste poco innovate e iniziare da subito una nuova era politica basata non sul simbolo o sul programma bensì sull'immagine (ed atto di nascita) del candidato.
Ultimamente anche dal territorio di questa cittadina si sono elevate medesime voci a reclamare un rinnovamento fattivo della classe dirigente a favore di volti nuovi e al grido di “largo ai giovani”. Ed allora mi sono armato di carta e biro, caricato di santa pazienza, faccio questua nelle famiglie di contrada e come frate cappuccino in giro a scovare queste fresche speranze riposte nella gioventù del pulito e nella freschezza delle idee, nell’energia dell’innovazione e nella dinamicità delle risposte persuasive da regalare alla società civile albense.
Ecco appunto, da regalare, da offrire, da donare, senza alcun compendio o rimborso se non la gratitudine e il rispetto della cittadinanza alla fine del mandato. Già perché a fine mandato si torna tutti a fare una vita 'normale' e si lascia il posto agli altri che aspettano di mostrare valenza, offrire alternative e chiedere rispetto. Già in passato nella oggi defunta Gis di Mosciano avevo imposto la rotazione come rappresentante sindacale e, nonostante la pressione dei lavoratori e del sindacato, mi sono rifiutato di tradire questa decisione equa, serena e disinteressata (una volta, a votazione già effettuata, erano pure disposti a ripeterla se cambiavo idea). Posso confermare che tutti mi volevano un gran bene, e lo confesso oggi con orgoglio e lacrimuccia.
Mi scuso per la divagazione da vecchietto mentre aspetto di vedere quanti daranno buca ai nostri inviti e quanti invece dimostreranno di avere le palle nel condividere queste idee e proposte. Senza se e senza ma.
Finora è andata buca. Ma la speranza non muore mai.
Alla prossima. zac
Nessun commento:
Posta un commento