domenica 31 maggio 2015

Punto di partenza

Questa riflessione è dedicata a quanti con la loro collaborazione e presenza nelle 7 liste elettorali intendevano mettersi a disposizione della collettività con il loro impegno e le loro idee. Le cose non sono andate come speravo. Non dal punto di vista dei risultati, dove naturalmente una lista era vincente e le altre 6 perdenti. Mi riferisco all'atteggiamento del dopo elezioni, a quella presa di distanza dalla politica, a quella specie di rilassamento mentale, per non parlare proprio di rigetto dell'interesse civico e di nausea della socialità. Colgo l'occasione offerta dall'intervento sempre attento di Fabrizio Alessandrini per postare su questo argomento una chiave di lettura personale e di contributo ad un risveglio degli animi e delle coscienze.zac
Come punto di partenza
Quand’era giovane Lyndon Johnson aveva un unico sogno: scalare i gradini della politica e diventare presidente. All’improvviso gli si presentò un’occasione unica: un membro del congresso del Texas morì e il seggio, lasciato vuoto, rappresentava un’opportunità rara per Lui.
Johnson doveva affrontare una situazione terribile: Era uno sconosciuto e con pochi contatti. Se si metteva in gara, i pronostici erano ridicolmente a suo sfavore. D’altra parte, se sceglieva di non candidarsi, sarebbero passati almeno altri dieci anni prima che si presentava un’altra occasione. Con tutto questo in testa, abbandonò ogni esitazione, si fece coraggio e prese parte alla competizione.
Il primo passo di Johnson fu di chiamare al suo fianco le dozzine di giovani uomini e donne che nel corso degli anni aveva conosciuto, apprezzato e stimato. La strategia della sua campagna era semplice: si sarebbe differenziato da tutti gli altri aspiranti indirizzando il suo esercito di volontari nei quartieri, quelli di periferia poco popolati ma tanto trascurati. Erano queste le aree più dimenticate delle metropoli, i luoghi in cui i candidati raramente si avventuravano. Johnson volle incontrare tutti gli abitanti dei piccoli sobborghi e le famiglie sino agli ultimi e lontani hinterland, stringere più mani possibili, ascoltare le loro voci e le loro lagnanze, offrire vicinanza e solidarietà, ottenere il voto della gente che non aveva mai votato prima.
Era la strategia di un uomo consapevole che questa era decisamente l’opportunità migliore nonché unica per vincere: seguiva le tracce di ogni strada, suonava ad ogni cancello, si presentava agli abitanti stupiti, ascoltava pazientemente i loro problemi, poi si congedava con una stretta calorosa e una gentile richiesta di voto. E non solo. Accompagnato dagli amici, teneva incontri ripetuti negli stessi luoghi, si mescolava alla folla e trascorreva almeno qualche minuto con chiunque fosse presente. Amava ascoltare intensamente e si preoccupava sempre di lasciare le persone con la gradita sensazione che lo avrebbero rivisto e che avrebbero finalmente avuto qualcuno a cui rivolgersi. Nei bar, nei negozi, nei condomini, nelle strade parlava con le persone del posto e al momento di congedarsi offriva disponibilità, apertura e collaborazione.
Impariamo. Un gruppo fidato al fianco, l’incontro con le periferie, la disponibilità e una stretta di mano sono le cose che contano. Sono gesti che chiunque apprezza enormemente e doni per creare un sincero legame.
Immagine. Il sole. Quando termina il suo corso e tramonta all’orizzonte, lascia dietro sé un bagliore brillante e memorabile. Sempre si desidera che ritorni.
Per la maggior parte di noi, la conclusione di qualsiasi cosa-un progetto, un’idea, un tentativo, una campagna elettorale, un programma-rappresenta una sorta di muro: senza pensare a migliorarci, il nostro lavoro ci sembra compiuto, ed è tempo solo di rilassarci e pensare ad altro. L’esempio di Lyndon Johnson ci insegna a guardare il mondo in maniera diversa: la fine non assomiglia a un muro, ma più a una porta, che conduce ad una fase successiva migliore o ad un gradino più alto.
Ciò che importa non è tanto ottenere una vittoria, quanto il punto in cui un qualsiasi esito ci lascia e come questo punto dia inizio al round successivo.
Se, dopo le elezioni, sia che ci facciamo cullare dall’euforia del trionfo o ci lasciamo prendere dallo scoramento della sconfitta, avremmo comunque piantato i semi del fallimento e portato inevitabilmente ad una battuta d’arresto del nostro progetto. Pertanto teniamo d’occhio il futuro e il tipo di eventi che ci permette di continuare ad avanzare e a sognare.
Continuiamo ad usare lo stesso approccio. Lo stesso metodo. Il medesimo contatto. Le medesime parole. Parliamo ai cuori, certo. Ma non dimentichiamo il portafoglio. Concentriamoci sul sentimento che suscitiamo nella gente. E con quello scuotiamo i cuori. Ma dobbiamo sapere anche che le parole carine e le emozioni bastano solo al momento, e che alla lunga diamo modo però alle persone di sospettare che stiamo meramente raccattando voti, e pertanto occorre adoperarci a stabilire un rapporto che tocca le attività, lo sviluppo territoriale, il lavoro, le categorie, i bisogni reali delle famiglie, il futuro dei figli.
La conclusione del contatto deve essere sempre una sorta di inizio, perché persino una stretta di mano resta nella mente, e uno sguardo non lo si dimentica e serve a cancellare ogni dubbio sulla nostra sincerità.
Impariamo: in ogni storia, la tendenza a ragionare in termini di vittoria o sconfitta, successo o fallimento, è pericolosa. La mente si ferma, anziché guardare avanti. Le emozioni dominano il momento: un’euforia compiaciuta nella vittoria, lo sconforto, l’abbattimento e l’asprezza nella perdita. Quello di cui si ha bisogno è una visione di vita più fluida e scorrevole. Alcune vittorie sono negative-pertanto non conducono da nessuna parte-e alcune sconfitte sono positive, e funzionano invece come lezione o richiamo a svegliarsi. L’unica vera fine è la morte. Tutto il resto è una transizione.
Ci sono tre tipologie di persone al mondo. Innanzitutto, abbiamo i sognatori, che iniziano i loro progetti con uno slancio di entusiasmo. Ma questa esplosione di energia si esaurisce velocemente quando si scontrano con il mondo vero e il duro lavoro necessario per portare a termine un progetto, Sono creature emotive che vivono soprattutto l’attimo; perdono facilmente l’interesse quando qualcosa va storto. Le loro vite sono intrise di progetti lasciati a metà.
Poi ci sono quelli che concludono ogni cosa che intraprendono, sia perché devono sia perché sanno gestire la fatica. Ma spesso tagliano il traguardo con un entusiasmo e un’energia nettamente inferiori a quelli iniziali. Questo inficia il risultato finale. Poiché sono impazienti di finire, la conclusione appare precipitosa e raffazzonata. E lascia gli altri con un leggero sentimento di insoddisfazione; non ha risonanza, non dura; non ha memoria.
Entrambe queste tipologie di persone iniziano ogni progetto senza avere un’idea precisa di come portarlo a termine. Non sanno come uscirne, talora ci rinunciano o semplicemente si affrettano a finire. La fine di qualcosa-un progetto, una campagna, una conversazione-ha un’importanza straordinaria per la gente. Riecheggia nella mente. Peccato che non lo sappiano.
Il terzo gruppo comprende coloro che capiscono l’importanza e la risonanza emotiva creata dal saper ben concludere qualsiasi cosa. Le persone del terzo tipo sanno che la questione non è semplicemente finire quello che hanno iniziato ma finirlo bene: con energia, la mente lucida e un occhio alle ripercussioni, alla maniera con cui un evento rimane nella mente delle persone.
Fermarsi troppo presto è perdere tutto ciò che si è guadagnato. Fermarsi troppo tardi è sacrificare tutto quello che si è conquistato. Ma ripartire al momento giusto, creerà il giusto effetto. La gente continuerà a pensare a voi a lungo anche dopo una sconfitta. In generale, è sempre meglio finire con energia e stile, su una nota alta. Vittoria e sconfitta sono concetti relativi; è la maniera in cui le gestiamo che conta.
Poiché la sconfitta è inevitabile nella vita, dobbiamo essere padroni dell’arte di perdere bene. Concepiamola allora come un ostacolo temporaneo, qualcosa che ci risveglia e ci dà una lezione di vita. Una modalità per rafforzarci. Un modo per non darla vinta. Per rafforzarci mentalmente e passare al round successivo.
Ogni conclusione è una specie di punto di partenza... sempre che si desideri che ritorni... il sole. zac

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