domenica 31 maggio 2015

I PRIMI 100 GIORNI

Volendo tornare indietro nel tempo, basta ripescare alcune interviste ( taroccate ! ) nelle TV locali della signora stra-photoshoppata sui poster affissi e analizzare per sommi capi il programma ( striminzito ! ) della lista vincente, o anche seguire i primi passi mossi dalla neonata amministrazione con il ciucciotto in bocca e ripercorrere il percorso tortuoso nell’assegnare le cartelle delle deleghe, da un lato abbiamo un bel quadretto completo del tracollo di ogni speme per i zombi post demo-cristi lecconi, per i facili straccioni della destra Fini-ti tra i rifiuti e per il caporalato credulone del mondo ciellino ed etero social-comunista, dall’altro rileviamo di come una semplice idea di efficienza non si evidenzia affatto in alcuni eletti ma soprattutto del perché il vuoto di testa comprime e annulli quasi sempre il pieno di cuore .
E' chiaro che il sistema partitico, ottusamente rivendicato dal Movimento per Alba, anche a livello locale ostenta a rinnovarsi, e l’ossessionata invadenza del pavone ne evoca il fallimento amministrativo. E' chiaro anche la supponenza di coloro che, con i batteri ballerini nelle vene ed essendo di postura gestionale scadenti, intendono con sfacciata impudenza riciclarsi quando buon senso detterebbe un passo indietro.
Chi è incapace declina l’evidenza e non cede il posto al merito, rifiuta di riconoscere le deficienze e di assumere le proprie imperizie: non si ha cultura civile, educazione civica, amore per la città e cura per il prossimo. Se nei primi cento giorni nell'Alba politica la macchina non ha funzionato diversamente, la colpa non è della prematura nascita o del ciuccio ancora in bocca, ma di chi permette di continuare ad occupare spazio e ruoli che offuscano e confondono le buone intenzioni di chi ha competenze e meriti. In genere funziona così, in ogni settore comunale: la testa comanda il piede e non il contrario.
Una lista, o movimento che sia, non può e non deve parlare per etichette. Men che meno con fotografie ritoccate sui quotidiani e tagli di nastro nelle sagre. La società è una e l'intelligenza sa coglierla nel suo insieme, immaginando e realizzando che ogni riflessione e proposta politica andrà indirizzata alla società intesa come comunità, senza distinzioni di sesso, orientamento religioso, istinto sessuale e colore razziale.
Solo così le nuove generazioni diventano una " società ", che l’idealità politica deve servire nel futuro percorso esistenziale. Se oggi non esiste più una classe sociale, ma anzi, questa viene fatta a fettine da una insensata azione politica e trainata a forza di calci nel sedere ( con Imu, Tares, bolli e balzelli vari ), così non è un caso che la stessa striminzita idea di origine viene spacciata per progetto politico, quando in verità è semplice minestra riscaldata e non rappresenta una rottura con i vecchi concetti del passato: si prende quest'idea e la si ricicla, applicandola oggi per i giovani, domani per le donne, domani l'altro per le famiglie, come fosse nuova e innovativa. Questo è un percorso culturale, che nasce dall'analisi del "pre" per realizzarsi nel "post".
Ed è qui che nasce l'errore, dal voler ridurre l'intero percorso amministrativo ad un perenne confronto-scontro ideologico tra presente e passato. Purtroppo ancora oggi questo pensiero tiene scacco il dibattito tra chi la politica la studia con la testa e ne parla con il cuore, chi ne rappresenta la forza nel “ fare territorio ” e l’aziona con la voce del sentimento, chi non si arrocca su rendite di posizione e inizia finalmente a parlare in nome e per conto del popolo, chi in stringata sintesi traduce “Movimento” per “Cambiamento” e chi invece rappresenta unicamente vantaggio e opportunità e mai responsabilità, parla troppo con la pancia e poco con la bontà, si cuce addosso la presa per il culo e mai la credibilità.
Nell'attuale contesto, solo evidenziare la perdita della vocazione popolare, con lo spauracchio della crisi dietro le spalle e del riflesso negativo in prospettiva futura, ha senso solo l'assoluta volontà a parlare con il territorio , a cucire addosso una nuova veste sociale, a creare intorno uno spiraglio di fiducia e plasmare nell’universo della cittadina albense una responsabilità credibile.
Nessuno chiede la luna, si chiede solo di immaginare il futuro con la testa, facendo leva sulle corde del cuore. L’inesperienza e il ciucciotto ancora in bocca non bastano a giustificare le prime difficoltà incontrate. Necessita superare il fosso, di certo non appiattirsi su di esso mettendo a tacere idee e soluzioni, programmi e proposte possibili.
Nessuno chiede l’impossibile. Le buche per strada, il verde dei giardinetti, la festa di paese, del proprio paese, le fognature, sono argomenti che non interessano più. E’ questo il dovere e diritto di una qualsiasi formazione politica, ricordiamolo bene. Si chiede solo di staccare spine sul lato B o di non usare l'arma del ricatto. Esistono le opinioni personali e grazie al cielo, quelle ancora non sono state né monopolizzate né tassate. La compiacenza a prescindere sa troppo di Berlusconismo. E non ci piace. Vi prego, niente "casini" simili. Oppure dobbiamo avere la presunzione di bollare il successo alle elezioni come un colpo in testa ? Dimostrate il contrario. zac

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