La peggiore infermità della nostra epoca è che diversità e socialità si presentano come due forze nemiche e antitetiche. Diversità civile, diversità religiosa, diversità culturale, e inoltre diversità razziale, diversità sessuale e diversità biologica, tanto più perniciose e venefiche in quanto viene dall’identità e dall’alterità degli esseri e si insinua in maniera subdola ma inarrestabile nell’animo di tutti, come sottile veleno respirato con l’aria. Ora, ognuna di queste diversità diviene a lungo andare infermità dell’anima e, di conseguenza, infermità sociale.
La "diversità" è vista in chiave negativa, come "minaccia" della propria identità, della propria cultura religiosa e civica e in specie del proprio stato economico e sociale: per questo la presenza dei "diverso" spesso genera sentimenti di paura, ansia, sospetto e frequentemente anche forte ostilità ed avversione. Basti pensare quanto timore abbia suscitato in passato la presenza di alcuni stranieri, quanti disagi creato i portatori di handicap, quanti sarcasmi le diversità sessuali e quanto fastidio genera ancora di più oggi la presenza dei cosiddetti vu cumprà o quanto astio gli sbarchi quotidiani dei profughi a Lampedusa.
Se si riuscisse invece a percepire la "differenza" non come un limite alla formazione, ma come una ”dote”, un "valore", una "risorsa", un "diritto", l'incontro con l'altro potrebbe essere in certi casi anche scontro, ma non sarebbe mai discriminazione. E l'accettazione diventerebbe scoperta, valorizzazione delle differenze e affermazione della propria identità e, contemporaneamente si aprirebbe uno spiraglio per creare la strada maestra verso una vera socializzazione civile.
Questo solo come premessa per confermare quanto affermato dal compianto Robin Williams in "L'attimo fuggente" di Peter Weir: "Sono salito sulla cattedra per ricordare a me stesso che dobbiamo guardare le cose sempre da angolazioni diverse".
Fino a quando la politica nostrana si limiterà a soccorrere i superstiti sulle spiagge di Lampedusa invece di bloccarli con un cordone navale a 20 miglia dalle coste africane, continueremo solo ad accogliere dentro casa i poveri morti nella traversata e a tenerli anche sulla coscienza. Fino a quando sul problema non coinvolgeremo le nazioni del nord in questa Europa ancora semibarbara quale è L’Europa dell’euro, non plasmeremo mai l’anima moderna ad una risposta veramente sociale e solidale. Fino a quando gli egoismi si limiteranno a rivendicare i diritti del profitto e quelli della sua illimitata libertà, non troveremo mai la forza e la volontà di rinnovare il volto del mondo, di liberare l’uomo dalle sue catene secolari e di fornire basi indistruttibili allo spirito umano.
Da quando poi il piacere di rinchiudersi in una bella casa confortevole senza finestre, inebriati dalle App degli smartphone e dei tablet, attratti dai twit connessi con l’intero mondo, l’intelletto si è abituato ad un pensiero materialista nei suoi princìpi come nei suoi fini, il cuore, disorientato tra questi due fuochi, ha abdicato ai suoi diritti per cadere in un silenzio soffocante, e nell’animo della società come in quelle dei singoli si è verificato una profonda frattura, che ha finito per diventare causa di impotenza e di inaridimento.
Da molto tempo la diversità non si comprende e non s’incontra con la socialità. Eppure una aumenta la ricchezza della mente e la forza invincibile dell’onestà, l’altra soddisfa le esigenze del cuore, e di qui la sua eterna magia nel nutrire l’anima. La “diversità” senza valore e la socialità senza speranza si confrontano e si scontrano in una sfida senza vincitori, in una guerra tacita e occulta in seno alla nostra comunità e finanche nell’intima coscienza di ogni individuo albense.
Chiunque noi siamo, a qualsiasi pensiero e strato sociale apparteniamo, facciamo in modo che l’umanità riprenda la sua eterna marcia per ritrovare la luce della serenità nel firmamento delle diversità. zac
Nessun commento:
Posta un commento