sabato 30 maggio 2015

RISVEGLIO ALBENSE: IL CORAGGIO E IL CUORE

Se lasciamo alle bianche natiche di arrostire sotto il sole estivo e ai bicipiti venosi il paranoico divertimento di calpestare sino alla noia il lungomare di Alba come formiche stuzzicate dentro un nido di sabbia, a noi poveri coglioni, vecchi, antipatici e rompipalle, non rimane che arrangiarci con qualche festa di borgata o di sagra cittadina. Con questi chiari di luna non andiamo da nessuna parte, costa troppo per i portafogli magri, e pertanto ci sentiamo più sfigati e meno socievoli, più incazzati e poco cordiali, e sventoliamo ai quattro venti poca fiducia in una umanità migliore e scarso ottimismo di un mondo più sereno.
Allora ci tuffiamo in una di quelle feste seriali quasi sempre eguali, e cominciamo ad annusare un po’ gli altri. Li guardiamo in faccia, guardiamo come sono vestiti, come mangiano, cosa ordinano. Guardiamo gli stand, le librerie ambulanti con le letture per deficienti, i giochi per bambini beninteso tutti made in China, su un lato un revival in circolo dove il più giovane ha fatto la guerra in Abissinia, i giovani preferiscono stare invece da un’altra parte con i loro problemi ed esprimono la propria gioventù ribelle tracannando birra alla spina o qualche altro intruglio.
Ok, anche quest’anno siamo sempre noi, stesse facce, stesso tran tran. Non siamo più belli come una volta ma antipatici, non siamo più chiassosi e casinari ma altezzosi, non siamo più giovani ma attenti sì, quanto basta per notare che nessuno alza la testa, nessuno protesta, nessuno che apra una discussione e parli di crisi economica e politica, che faccia a pezzetti quel che rimane di questi amministratori di feste, festini e spari di bombette, o che proponga una piattaforma in prospettiva futura o abbia una proposta alternativa ai partiti ormai cotti e stracotti e alzi al vento una bandiera pur piccola di fiducia ed ottimismo in vista delle prossima scadenza elettorale albense.
Si potrebbe certo fare qualcosa per cambiare la situazione, MA OCCORRE UNIONE, COLLABORAZIONE ED ANCHE UNA CERTA DETERMINAZIONE, MA NESSUNO PRENDE L’INIZIATIVA. Troppo rischio, troppa paura. E troppi fifoni in giro !
Ci accorgiamo che il tema vero è quale visione generale e quale idea di società siano adeguate per UN RADICALE CAMBIAMENTO CHE NON SIA SOLTANTO DI FACCIATA O DI ROUTINE, ma che incida nelle condizioni materiali delle persone. Troppi interessi, troppo egoismo. E tanti paraculi sul territorio !
Tre questioni, per Alba, si impongono: RESTITUIRE CREDIBILITÀ ad una classe dirigente percepita in sostanza come vecchiume del passato, inefficace negli interventi, poco trasparente nell’amministrazione e divisa al suo interno; RIPORTARE IL TERRITORIO SU UNA DIMENSIONE PIÙ VIVIBILE con meno inquinamento e più qualità, non più sotto il controllo dei meccanismi impazziti della lottizzazione e dei mercanti; e soprattutto MIGLIORARE LA QUALITÀ DELL’ESISTENZA di quei soggetti umani che si arrabattano per non perdere la dignità, a partire dai tanti giovani mortificati dal precariato o peggio ancora dalla disoccupazione totale.
Abbiamo bisogno di aria e di libertà, abbiamo bisogno di respirare, ABBIAMO BISOGNO DI VIVERE !
Per affrontare questi problemi enormi, non c’è bisogno né di splendidi isolamenti dalle cui vette dispensare le magiche ricette, come pretende qualche apostolo albense con il vangelo apocrifo in mano, né di larghe convergenze entro cui fare convivere chi pensa che la soluzione sia ricercare consenso dalla casta politica provinciale o farsi promotore di incontri ravvicinati al solo scopo nascosto di puntellare il suo stato sociale.
C’è bisogno, invece, di CHIAREZZA SUI CONTENUTI e, contemporaneamente, di formare una massa critica intorno ad un discorso e ad una proposta che siano in grado di PARLARE AL PAESE e di raccogliere il necessario consenso sui progetti. E questo non lo si fa con gli schemi astratti, con gli incontri vuoti e senza contenuti, o con l’infantilismo politico del protagonismo servile e senza modelli culturali, bensì attrezzando un percorso che coinvolga tutti i segmenti che compongono la società albense, specialmente quelli poco o mai ascoltati.
Una rotta del genere non può non partire da un giudizio severo sull’amministrazione Giovannelli e da una presa di distanza dalle sue politiche parziali e troppe bollettinate per MARCARE UNA CIFRA CULTURALE OPPOSTA, CHE RISPETTI L’INTERA COMUNITÀ.
Il tratto ideologico ed unificante delle politiche promosse da Giovannelli & co. consiste nel non considerare il lato nord del territorio albense, ormai abbandonato a se stesso e dato in pasto agli extracomunitari di ogni provenienza e colore e conseguentemente si continua a punire quella parte storica di Alba più attiva e responsabile sin dalla nascita del nostro Comune, a favore di serbatoi elettorali particolarmente fiore-nti con concessioni, mercatini, servizi, investimenti...in tutte le salse e per tutte le bollette. E VENGONO SOTTACIUTE LE RESPONSABILITÀ DI CHI IL DANNO DEL CENTRO STORICO L’HA PRODOTTO un po’ di tempo fa e di chi oggi ancora lo sta pagando sulla propria pelle, ovvero nella rimozione totale delle differenze tra una gestione stagionale a cui tutto è concesso talora contro legge, ma che continua ad accumulare denaro, nonostante la crisi, e un cazzeggio continuo di girarsi i pollici per tutto l’anno e far fatica ad arrivare a fine mese.
Del resto, non che ci si potesse aspettare qualcosa di diverso da un esecutivo formato, prevalentemente, da venature di presunzione e screziature di personalismo, ma anche da falle di comportamento e vuoto di contenuti che oscillano tra competenze arroganti e risultati poco brillanti, come dimostrano la mancata apertura dell’asilo nido di Via Olimpica e della biblioteca di Villa Flajani in Via Roma o la mancata asfaltatura del Lungomare di Alba.
Ciò nonostante, è opinione diffusa che questa amministrazione non abbia soddisfatto l’opinione comune dei cittadini e che le diatribe personali ed affaristiche abbiano contribuito non poco a questo giudizio poco lusinghiero. Questa è la convinzione di fatto e con essa bisogna scontrarsi, non per strenua testimonianza di Risveglio albense, ma per IMPOSTARE MEGLIO UN PROCESSO ALTERNATIVO E UNITARIO al di sopra di personalismi di bandiera e lontano dagli Esaù della politica trombata ma sempre pronti a svendersi al primo imbonitore per un piatto di lenticchie.
Occorre, al più presto, un luogo di dibattito civile e di costruzione di proposte che tenga insieme chi crede che sia possibile definire i tratti essenziali di un programma alternativo al bollettismo imperante, che riattivi i movimenti (dei diritti sociali, dei settori commerciali, dei beni comuni, dei diritti civili), la cittadinanza attiva e impegnata, coloro che credono che la democrazia rappresentativa vada integrata con ROBUSTE INIEZIONI DI PARTECIPAZIONE CIVILE, i tantissimi cuori virtuosi di popolo, quel popolo di Alba che ormai mostra palesi segnali d’insofferenza verso certi strateghi confusi e attendisti in vista del futuro. Un luogo che sia una palestra per una classe dirigente giovane, colta e preparata e che sia predisposta persino al dialogo con esponenti fuori asse rispetto alle direttrici esistenziali e alle proprie idee.
Soltanto in questo modo potremo mandare in soffitta gli alchimisti della politica pietrificata e raddrizzare le nostre sorti con sguardo lucido e coraggioso.
Quanto alla nostra Alba, è un Paese mancato, si è sbagliata la mira nel costruirlo diversi decenni fa; ci sono stati momenti in cui si sarebbe potuto agire diversamente, gettare le basi per un futuro diverso, purtroppo è prevalsa la rincorsa alla ricchezza, senza cultura e senza altri valori umani. A ben pensarci non è stato neppure un problema di politica, ma un problema di significato della vita in comune; È MANCATO IL TESSUTO CONNETTIVO. L’unica salvezza (ma non ci sarà) è tornare indietro, far sparire o ridurre la velocità della nostra esistenza, quella che porta le masse ad ingrassare, fermare il cemento sul territorio e buttare nel pozzo i mercanti che hanno prodotto questi disastri sociali, TORNARE A RICOSTRUIRE FOCOLARI DOMESTICI DI CALORE, AFFETTO E CONOSCENZA, riempire di fiducia gli animi e i cuori di speranza…
SE NON RIUSCIAMO A CAMBIARE QUESTO PAESE, IL PAESE PRESTO O TARDI CAMBIERÀ NOI.
Non fatevene un cruccio. Avete il futuro davanti, cari giovani. Ma datevi da fare. Cambiate pure questo Paese come vi pare, ma non puntate alla scorciatoia di un partito, sempre pronto ad accogliervi con un po’ di furbizia e qualche frase di rito. E’ possibile oggi, anzi è inevitabile, entrare nel giro che conta: quello del partito al Potere, ma QUEL CHE CONTA DOMANI E SEMPRE È IL POTERE DEL CUORE. Zac

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