sabato 30 maggio 2015

PALANDRA TAROCCATA

Un fremito di insofferenza di quelli impossibili da tenere a freno mi costringe a non trattenermi più nel commentare gli attuali preparativi alle elezioni amministrative che si terranno nel prossimo Aprile ad Alba Adriatica.
Quanto dura questo tran tran non so proprio e dire a quali conclusioni porteranno nemmeno a pensarlo. Tuttavia l’ansia è tale che provo ad immaginare i danni che riusciranno a fare da qui al 2013 i comportamenti di taluni politici nostrani, chi alla ribalta sul palcoscenico, chi nell’ombra dietro le quinte.
Sbotto per nulla rassicurato e solo apparentemente rasserenato dallo scenario di manifesta visibilità messo su da Pantoli per “Passione per Alba” con democrazia partecipata, rimborsi per gli alluvionati, le cassette con i relativi questionari, ed infine l’apertura di una sede in Via Duca D’Aosta.
Cose belle, iniziative interessanti, impegno costoso, passione esaltante per chi la politica la magna da tempo immemore sia di persona come pietanza che di riserva come contorno.
Bene, e allora?
Allora il fatto è che sentimenti simili non albergano anche nei dirimpettai del Pd e anche qui lo sforzo per sedarli è corposo. Così, mentre apparentemente si cerca in tutti i modi «un nuovo patto politico» sul tavolo pubblico delle trattative con Pantoli Renato in veste di referente comunale e componente del coordinamento provinciale dell’Italia dei Valori, un accordo molto più rassicurante e interessante si tenta in tutti i luoghi di raggiungere con il Renato casareccio in veste di presidente di Associazioni del passato (Centro solidarietà della Val Vibrata, Pro-Loco ) e del presente (La casa della solidarietà), nonché segretario (Associazione turistica Pro Loco città di Alba A.) e responsabile organizzativo di riuscite manifestazioni (alba jazz festival, sagra delle sagre, luna calante artisti di strada ) e al momento anche esponente di Passione per Alba, il nuovo movimento civico fondato per presentare una lista alle amministrative del 2013.
La realtà è che tensioni e veleni tracimano dal politico vaso di Pandora, con tutte le difficoltà di confronto, i disagi procurati e le dolenti note che si sono manifestate con l’attuale amministrazione. Prevedere una resa dei conti a tavolo scoperto resta difficile e poco credibile rispetto ad un redde rationem il cui sbocco, tuttavia (ed è questo il paradosso) resta avvolto nelle nebbie solo per i miopi fans di Passione per Alba.
Mi spiego.
Simboli, sigle e nomi seguono i tempi, come le giacche, le scarpe e i cappotti. Se di buona fattura e qualità durano di più. Oggi per favorire il cambio e la moda, fattura e qualità si son fatte sempre più mediocri e vivono lo spazio di una stagione, poi via, per indossare roba appunto più alla moda ed accattivante. E questo vale anche per i partiti e per le associazioni con la palandra taroccata di civile passione.
Oggi, che sappiamo leggere, scrivere e far di conto, sembrano proprio contare di più i nomi, le qualifiche, il più delle volte fantasiose e romanzate come appunto questo di “Passione per Alba”, che avendo attaccata sull’etichetta l’imprimatur politica, con il canone dipietrista da rispettare, avverte la necessità di farla apparire come civica e non partitica e di farla passare ai pochi volenterosi per una sfrenata passione di vero amore verso la propria città, a discapito del significato di sofferenza sociale (deriva dal greco πάσχω, patire, soffrire) e di patimento a trazione politica, reso fin troppo manifesto sui giornali locali sino ad un anno fa.
Per questo negli incontri di sede fa la parte della comparsa, dato dal fatto di sentire il bisogno di dare il famoso “segno di discontinuità” dalla politica mal vista di questi ultimi tempi e vestire i panni del difensore civico su temi sociali ignorati dal tempo in cui si posava le chiappe su democratiche e cristiane poltrone come consigliere di maggioranza.
Ma quelli erano altri tempi e c’erano altri valori: chiarezza di programma, visibilità di lista e trasparenza nell’azione amministrativa. Musica alle orecchie di tanti cittadini albensi, che nella correttezza e lineare sincerità credono (e sperano). zac

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