venerdì 30 ottobre 2015

PIU’ FUMO CHE ARROSTO

A pochi giorni della chiusura dell’Expo 2015, vedere con nitidezza qual è il fumo o piuttosto l’arrosto è ancora problematico.
Ad ascoltare la pubblicità e l’afflusso dei visitatori, possiamo senz’altro definirla, così come ce l’hanno raccontata, una grande manifestazione in tutti i sensi, economico, istituzionale e anche politico.
Ma, con la TV asservita al potere e la tagliola delle brutte figure nascosta dietro ogni angolo, col cazzaro di Renzi in giro e l’immagine nebulosa che semina all’estero, con lo spreco che c’è intorno all’Expo, qualcosa proprio non mi convince.
Non sto certo pensando a tangenti, corruzione e via dicendo, di cui siamo maestri, ma mi riferisco a sprechi di contenuto. Già, perché non va dimenticato che il tema centrale dell’Expo è “Nutrire il pianeta, Energia per la vita”. In poche parole, diamo da mangiare a tutti.
Tutti parlano di cibo, oggi più che mai argomento di conversazione universale. Pochi però si adoperano per renderlo disponibile a tutti. Chiamatelo pure paradosso, un paradosso dei nostri tempi. Per me è questione di civiltà sociale e cultura universale.
Oggi vedo un Expo più proiettato verso le lobby, nel senso di un gruppo ristretto di privilegiati che fanno e disfano in termini di contenuti. Dove le multinazionali pesano molto. Le piccole aziende, le eccellenze del saper fare, per intenderci, sono relegate all’angolo.
Vedo il business, non vedo l’uomo. Non vedo i contadini, gli agricoltori, i pastori. Non vedo le facce e le mani di coloro che tutti i giorni si sacrificano sotto il sole o la pioggia per portare sulla nostra tavola i prodotti agroalimentari del loro territorio. E contribuiscono, con le loro coltivazioni, magari biologiche, magari senza pesticidi, a far mangiare tutti. Proprio tutti.
Si, mancano proprio le facce e le mani dei contadini su questo benedetto Expo. Vorrei, invece, vederle dappertutto. Così l’Expo sarebbe più umano. Altrimenti non hanno senso tutti i buoni propositi. Per fare un passo in avanti i propositi vanno poi convertiti in fatti concreti. Altrimenti è semplice retorica. La solita retorica dello spreco di parole. zac

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