venerdì 30 ottobre 2015

LA “LIBERTA’ DI PAROLA CONTRARIA”

L’articolo 21 della costituzione italiana nel primo comma riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero: ”Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”.
Le frasi incriminate di Erri De Luca erano queste: “... resto convinto che la Tav sia un’opera inutile e continuo a pensare che sia giusto sabotare quest’opera...Hanno fallito i tavoli del governo, hanno fallito le mediazioni: il sabotaggio è l’unica alternativa...”.
Bene. Queste sono le frasi sotto accusa.
Il mio parere è semplice: denunciare De Luca è stato un errore. Ed ora potete iniziare a dirmene di cotte e di crude. 
Però prima lasciatemi spiegare.
Molti affermano che sotto processo non c’è la libertà di espressione, ma frasi che giustificano o addirittura sollecitano atti violenti per contestare qualcosa che si ritiene sbagliato, nel presente caso contestato da tutta una vallata, la Val di Susa. 
Bene. Intanto ogni cittadino ha tutto il diritto di PENSARE che ribellarsi in modo violento sia giusto, e con esso il diritto di espressione e di scrittura, altrimenti nella vicina Francia non ci sarebbe stata la rivoluzione dei Marat, Danton e Robespierre, basata sulle idee illuministe di Rousseau, Diderot e Voltaire (Illuminismo è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità-dovuto-alla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto), né ci sarebbe stata la Rivoluzione russa, nata certo dal malcontento popolare e dalle condizioni di vita del proletariato e dei contadini, ma fiorita sul materialismo storico di Marx ed Engels (La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi…in una parola oppressi ed oppressori sono sempre stati in contrasto fra di loro, hanno sostenuto una lotta ininterrotta, a volte nascosta, a volte palese), e neppure sarebbero esplose le tante guerre d’indipendenza e i due conflitti mondiali.
Ritengo pertanto sacrosanto il ruolo civile di ogni cittadino di esprimere il proprio pensiero e per di più intoccabile la “libertà di parola contraria”, che è il sale della democrazia di un popolo nel decidere il proprio destino.
L’aver detto che “la Tav va sabotata” porta ad una condanna ? Allora chi è famoso o giornalista, scrittore o critico, tanto più un normale cittadino, non potrà dire più nulla. Solo tacere e pedalare a calci in culo.
“Istigazione a delinquere”, dice la Procura ? Ma se si restringe la libertà d’espressione al punto in cui è possibile esprimere solo pensieri edificanti e buonisti, che non siano male interpretati o fraintesi, sostanzialmente dichiariamo la morte del pensiero critico. Con effetti devastanti per chi critico lo è davvero, e specie per chi manifesta il pensiero di una intera comunità, anziché loro di fare la giovane marmotta in Val Susa e noi qui di Risveglio Albense di chiudere bottega.
Abbiamo imparato che ognuno è responsabile di quello che dice, che non si può scindere quello che si scrive da quello che accade, se dalle parole di una penna seguono azioni. 
L’espressione è libera. Però non è mai irresponsabile. 
Per nessuno, neanche per noi. 
E se le nostre parole hanno un senso, di quello che si scrive si risponde e i nostri atti ci seguono, allora la bottega aperta di Risveglio Albense ha un valore per Voi e un senso per noi. zac

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