domenica 11 ottobre 2015

CHE FARE ? -seconda parte-

COME USCIRE DALLE SABBIE MOBILI
Dalle brevi riflessioni svolte precedentemente emerge dunque nel nostro paese sempre più chiara la necessità di un rinnovamento e di una profonda riconsiderazione circa le finalità dell’azione amministrativa.
Gli interventi non rinviabili per risollevarsi dalla crisi sono ormai noti a tutti.
Allo stato dei fatti quindi va sicuramente evitata per il futuro una ulteriore sudditanza dell’azione politica alla tutela degli interessi di gruppi privati che, come abbiamo analizzato nel post “CHE FARE parte prima”, ha determinato una mancanza di prospettive di sviluppo.
E’ necessaria un’azione di superamento volta a riportare l’amministrazione di Alba Adriatica nell’ottica di un interesse pubblico per il bene comune.
Ma chi potrebbe attuare tale superamento?
Quali sono i soggetti politici capaci di compiere l’opera di modernizzazione?
In generale il compito di superare le sabbie mobili della stagnazione è sempre affidato alle giovani generazioni.
Sono queste le forze sociali che di solito indicano le nuove prospettive assumendosi la responsabilità di avviare un progetto politico rivolto al futuro.
Tuttavia l’esperienza della fallimentare amministrazione Piccioni e l’irrefrenabile decadenza e scomparsa dei partiti politici dimostrano che non vi è ad Alba Adriatica una giovane generazione politica pronta ad assumere autonomamente le redini del rinnovamento.
I pochi giovani presenti nel dibattito cittadino sono infatti una netta minoranza peraltro dispersa nei diversi schieramenti.
Quindi, caduta l’ipotesi del rinnovamento “giovanilista”…..
....CHE FARE ?
E’ necessario pervenire obbligatoriamente ad una soluzione: bisogna affidare il progetto di rinnovamento ad un gruppo politico già consolidato, affidabile e capace di tirare il paese fuori dalle sabbie mobili.
E’ incontestabile che ad Alba Adriatica la governabilità storicamente è stata garantita solo dal cosiddetto polo moderato di Centro da sempre capace di dare stabilità amministrativa e di dialogare anche con alcune aree riformiste della Sinistra.
Infatti troppo conflittuale appare la realtà della Destra albense, sempre funestata da divisioni e in perenne ricerca di un leader capace di tenere a bada le turbolenze dei diversi gruppi.
Allo stesso modo risulta naufragata l’azione politica della Sinistra radicale che, dopo la scomparsa del gruppo dirigente degli anni 70/80, ha subito la divisione del Movimento in gruppuscoli e schieramenti senza più valori e punti di riferimento con la conseguente progressiva dispersione della credibilità e del consenso anche a seguito di una gestione incentrata sulla furbizia, sul conflitto strumentale e sulle personali aspirazioni di carriera.
A conclusione di queste riflessioni quindi appare chiaro che la Rinascita di Alba Adriatica, il riassetto delle sorti del paese e il suo riposizionamento al ruolo che gli compete potrà essere affidato solo al gruppo civico di Centro, accreditato per la competenza, per la capacità di realizzazione dei programmi oltre che per la distanza dagli interessi di corporazione e di congrega.
Tuttavia a questo gruppo verrà necessariamente chiesta una svolta storica e una forma di discontinuità rispetto al passato circa gli obiettivi, i metodi e gli strumenti dell’azione amministrativa.
E’ oltremodo chiaro a tutti che il paese non necessita più soltanto dell’ordinaria amministrazione; al contrario appare decisiva l’assunzione di un programma d’innovazione radicale da realizzarsi attraverso l’individuazione di prospettive avanzate.
E’ questa la nuova grande missione che l’area centrista albense dovrà assumere con responsabilità compiendo una fondamentale apertura verso idee strategiche e innovative e nuove personalità.
Di contro, se ciò non dovesse avvenire, dovremmo definitivamente rassegnarci all’idea di vivere in una sorta di eterno immobilismo nichilista che presto o tardi condurrà il paese al capolinea.
Sceglieranno gli albensi.
Sul proprio futuro.

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