Siamo entrati piano piano, doce doce, come dicono a Napoli, nel mondo
del rovescio o meglio, per dirla tutta, nel mondo della follia. In compenso
è nata una nuova forza-lavoro, una categoria che, ne sono certo,
concorrerà ad abbassare drasticamente il tasso di disoccupazione.
La moda del momento è "rubare". E bisogna quantomeno riconoscere
che la figura, la professione del ladro rappresenti il top: tutela della
legge, assistenza sanitaria garantita, risarcimento dei danni nell'esercizio
della professione... Vaneggio? Non direi. Leggete i giornali ogni tanto.
- Carabiniere costretto a risarcire il ladro arrestato (Gazzetta di Lucca);
- Derubato costretto a risarcire i ladri (Corriere del Veneto);
- Sinai, sparò contro i ladri in fuga: ora dovrà risarcirli (Quotidiano sardo).
E potete facilmente addivenire a comprendere cosa potrebbe accadere
se, questo nobile professionista, nell'esercizio delle sue funzioni, dovesse
rimetterci le penne.
E dire che nella più parte del mondo queste anomale professioni...
L'ateniese Dracone, il primo ad occuparsene, previde per il ladro la pena
di morte. Direttiva alla quale, per secoli, si sono adeguate tantissime
popolazioni. Nel mondo islamico vige tutt'ora il taglio delle mani. Da noi
(da noi!? si fà per dire) il cristianesimo ha introdotto, combinato con la
pena, il sentimento del perdono; vincolandolo però al pentimento e alla
totale restituzione del preso. Ma...
Nell'800, un eclettico francese, Pierre-Joseph Proudhon, filosofo-teologo-
moralista-scrittore-proMarx-controMarx-socialista-anarchico-tuttofare,
certamente in un momento in cui i litri di vantaggio erano evidenti,
sproloquiò la celebre frase "La proprietà è un furto". Una bestemmia,
in verità rintuzzata e corretta, in tante occasioni, in mille rivoli; di nuovo
detta e teorizzata, contraddetta e rinnegata.
I nostri 'sinistri' (e non solo loro, purtroppo) lo hanno preso alla lettera.
Bisogna d'altronde accondiscendere che, se si ritiene che la proprietà
sia un furto, quella degli altri, per paradosso, non lo sia. E dunque,
rubavano i nostri padri e noi che figli siamo... C'è qualcuno di questi
papaveri che non abbia le mani affaccendate in cose che non gli
appartengono? Tanto più se la capacità legislativa perduri a stazionare
mille miglia dalla pena prevista dall'ateniese Dracone. Si dimentica,
però, che l'eclettico Proudhon, lo stesso della celebre bestemmia, in un
momento successivo, lucido e sobrio alfine, corresse in "La proprietà
è libertà".
Mi chiedo e vi chiedo, quanto tempo ancora dovremo aspettare per
addivenire a questa sacrosanta verità e poter ricollocare così il diktat
"non rubare" sulla casella n°7 del vecchio Decalogo?
Nel frattempo, brutti cazzoni, rubate!
(Sincope Pensante, 10 ottobre 2015)
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