Sino a qualche tempo fa il nostro paese si era abituato a essere troppo ricco: non consumavamo soltanto, in modo ossessivo, ci comportavamo come degli affamati nevrotici che si gettavano sui prodotti, a spendere e spandere in modo nauseante. Lo spettacolo preferito era quello dei grandi magazzini ricolmi di gente di tutti i livelli sociali, con le carte di credito in mano ad uso delle colt nel Far West dei consumi e degli sprechi.
Tutti i nostri ideali sembravano concentrati nell'acquisto insensato di oggetti, vestiti e cibo. Le botteghe rigurgitavano. I negozi osannavano le mode e i costumi. I ristoranti macinavano cibo e riempivano tazze da bagno.
Questa era la nostra ideologia, almeno fino a un decennio. Poi…
Poi il paese si è svegliato e si è accorto di non essere più ricco. Le fanfare che prima risuonavano tutto ad un tratto tacciono. I consumi e gli sprechi, che un tempo livellavano le classi, tornano a rimarcare le distinzioni sociali. Il denaro, che prima dava l'illusione della ricchezza, ritorna uno strumento da usare con parsimonia e sobrietà, ad essere uno strumento economico, necessario a comprare o a centellinare cose utili alla vita, diventa di nuovo per i meno abbienti strumento di schiavitù.
Ma…povertà non è miseria.
Sappia chi ci governa e chi si trastulla da Paperon de' Paperoni locali che povertà è godere di beni minimi e necessari, quali il cibo necessario e non superfluo, i vestiti necessari, la casa necessaria e non superflua. Povertà è necessità di mezzi pubblici di locomozione, è diritto alla scuola e al lavoro (art. 1° Costituzione),come necessaria è la salute del corpo, delle proprie gambe per andare a piedi e delle proprie braccia per lavorare, dei propri occhi, della propria mente e delle proprie mani per vivere con dignità.
Superflue tutte le altre cretinissime cose del benessere.
Come l’ascolto idiota della pubblicità, l'euforia degli "etichettati" che vanno di moda, il mercato del superfluo, lo snobismo ideologico pubblicizzato e servito come élite, la mondanità di disperati figli del consumo. Non è nemmeno una investitura, come per dire: ho denaro per comprare quel che voglio, come sono bravo, come è riuscita la mia vita, come sono figoooo, sono tanto figo…
La povertà è il contrario di tutto questo.
La povertà è un segno distintivo infinitamente più ricco, oggi, della ricchezza. Ma non mettiamola sul mercato anche quella, come i blue jeans con le pezze sul sedere che costano un sacco di soldi. Teniamola come un bene personale, una proprietà privata, appunto una ricchezza, un capitale: il solo capitale nazionale che, ormai ne sono convinto, salverà il nostro paese. zac
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