venerdì 24 giugno 2016

Un cavillo costituzionale c’impedisce di votare un referendum sull’UE

La Gran Bretagna ha votato. La Gran Bretagna ha scelto di uscire.
Ma questo in Italia non succederà mai. C'è un motivo costituzionale se l'Italia non sarà mai chiamata a votare sull'uscita dall'Ue.
Tutto ruota attorno ad un cavillo giuridico che viene dal passato. L'articolo 75 della Costituzione, infatti, vieta espressamente di svolgere un referendum che abbia come oggetto i trattati internazionali.
E' indetto referendum popolare per deliberare l'abrogazione totale o parziale, di una legge. Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali.
Napolitano, appena letto il risultato del Brexit, si è affrettato a dire che "è incauto proporre questo tipo di referendum". Gli fa eco il sen. Monti: "Referendum sull'Ue? È un bene che non si possa fare in Italia".
Come a dire che far votare i cittadini è sbagliato quando c'è il rischio che la propria idea ne esca sconfitta. Per carità, gli italiani sono abituati a non recarsi alle urne, dopo tanti governi nominati senza passare dal voto.
Ma si sa: da noi la democrazia viene applicata solo quando conviene a qualche consorteria politica, che sbrotola quasi sempre presso un partito di nomina democratica, a qualche kapò alla coda della sexy lingeria della chiappona teutonica o a taluni scrocconi abituati a reggere i borsoni dei signorotti di Piazza Affari. zac

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