- Lettera aperta a Nessuno -
Non interessa granché se abbia fatto parte del gruppo universitario fascista o se, soltanto qualche anno avanti, abbia applaudito l'intervento sovietico che stroncava la voglia di libertà del popolo ungherese; similmente interessa poco se, nel mentre intonava "avanti popolo, bandiera rossa", strizzasse al contempo l'occhio alla socialdemocrazia. "Grave tormento autocritico", si è giustificato in seguito. "Voglia di protagonismo", verrebbe da dire; è più appropriato; la permanenza in quella specie di convento, che da lì a qualche anno avrebbe prodotto solo macerie, le garantiva poco o nulla.
E dunque... presidente della Repubblica!
Inimmaginabile! Una sorta di sacrilega bestemmia, converrà. Un botto talmente fragoroso da disturbare, ne sono certo, perfino il sonno eterno di Enrico Berlinguer, il più convinto testimone e sostenitore della questione morale e della "orgogliosa" diversità. Vabbé che tra voi due non corresse, come s'usa dire, buon sangue; dovrà però riconoscere che il vero diverso sia lei e, per quanto concerne la morale,... soltanto una sorta di merce da svendere.
Vede, le decisioni del suo illustre concittadino, nonché re d'Italia, Vittorio Emanuele III, in un certo senso la storia le ha giustificate. Lo scontro con il fascismo andava assolutamente evitato e, in ogni caso, si sarebbe dovuto scongiurare una probabile guerra civile; a ciò si aggiungano la debolezza del governo, la titubanza dei vertici militari e, non di poco conto, la malcelata simpatia verso Mussolini da parte di taluni prevalenti personaggi. Inoltre un popolo, per lo più contadino, che non contava un tubo, analfabeta e distante mille miglia dal potere, indispensabile soltanto per fronteggiare il momentaneo nemico di turno; in sostanza, carne da macello. E dunque, ...il re decise.
Quello che accadde dopo e ancora dopo, dovrebbe conoscerlo bene.
Attento! non scivoli via come l'acqua sul vetro; ha letto bene: "dovrebbe"... In quanto, pare che una cosuccia importante l'abbia dimenticata. Le ricordo, pertanto, che l'Italia è una Repubblica democratica e, recita la Costituzione, la sovranità appartiene al popolo; ossia, per un certo verso, si potrebbe dire che ciascuno di noi è o, perlomeno, dovrebbe essere un sovrano, a braccetto rispettoso con gli altri sovrani-concittadini.
In tale status, il caporaletto-dittatorello che c'azzecca?... Reminiscenze fasciste?...
- Non mi va di confabulare della vicenda Berlusconi, del complotto franco-tedesco insaporito con zampone americano, della favoletta dello spread o della certezza dei NO! che il premier eletto dal popolo sovrano osava rivolgere alla troika europea, e neppure della sospetta e sbrigativa celerità con la quale si è prostrato al diktat dei novelli colonizzatori, dal cervello superfino; i quali si sbracciano per istruirci che il formaggio si può fare anche con il latte, il vino anche con l'uva, il cioccolato anche con il cacao, che la buona carne è quella annacquata, e via cantando; mentre l'euro continua a mietere vittime;
- Non voglio disquisire del nessuno-senatore-premier Monti ("...personalità indipendente, rimasta sempre estranea alla mischia politica e al tempo stesso dotata di competenze ed esperienze che ne fanno una figura altamente conosciuta e rispettata"; sono parole sue), dei danni perduranti del governo da costui presieduto, dell'innalzamento agli onori degli altari delle santissime banche e dei santissimi interessi dei soliti noti ("...vogliamo condividerla in Europa la nostra sovranità, con quella degli altri, così la gestiamo meglio", sosteneva l'affiliato e referente del governo Goldman&Sachs);
- Non mi va di recriminare sul tempo concesso al ripetente, inconcludente e sempiterno indeciso buonista Bersani; pareva di assistere alla danza delle ore (Ponchielli docet). Daltronde, il tempo perso è un nostro marchio distintivo e, di logica, non poteva assolutamente mancare il suo prezioso imprimatur;
- Non mi va neppure di sprecare fiato per la scorciatoia-Enrico Letta e per la profanazione del mare nostrum da costui legiferata. Lo rammenti: talvolta si sprofonda nei fondali; e non servono a nulla, subito dopo, le commemorazioni, i giorni della memoria, il teatrale dolore o le finte lacrime studiate davanti alla telecamera di turno. Sarebbe stato più opportuno andarle a prendere a casa loro queste novelle potenzialità del lavoro e della riproduzione demografica; perlomeno ci saremmo risparmiato il tentativo mal riuscito di provare a raccontarci stupidaggini;
- Non voglio poi parlare dei continui e stucchevoli richiami all'Europa; di quelle innumerevoli volte in cui, per giustificare la "mazzata" del momento, la voce del padrone, puntigliosa e sarcastica, prova a lenire il dolore sostenendo l'esistenza della stessa in quella o quell'altra componente dell'insana ammucchiata; un trucchetto ormai diventato luogo comune. Mai però che si dica che in quella o quell'altra componente le tasse siano più basse, che i balzelli e le accise non sappiano cosa siano, che le medicine costino di meno, che i servizi siano efficienti, le ruberie le stronzate e le porcate quasi a livello zero, ... E' di queste ore la ribellione del popolo francese contro il tentativo di introdurre il jobs act; non so come andrà a finire, ma so con certezza che quelli facciano sul serio. Vede, da quelle parti non hanno fatto la guerra civile, ma la rivoluzione; e la differenza, come ben sa, è abissale: sono abituati a tagliare le teste a coloro che tagliano le teste. Dalle nostre parti, invece, continuano a tenere lo scettro sempre gli stessi, e sono quelli, o i discendenti di quelli che hanno fatto penzolare un cadavere già freddo;
- Non voglio parlare, infine, delle morti, dei disagi, delle paure, delle insicurezze, delle difficoltà, della rabbia, dell'invasione, del principe dei parolai, dei ministri affaristi, delle banche, dei padri dei ministri, dei figli, degli amici degli amici, della svendita della sovranità, delle improprie ammucchiate che chiamate Europa anziché "interessi", del continuo ficcare il naso e non solo nelle sovranità di popoli che in comune con noi non hanno un cazzo di niente,... Non voglio parlare di ciò che lei considera solo quisquiglie, indaffarato com'è ad arzigogolare di crisi; nel mentre è ormai evidente a tutti che la crisi perpetua, tanto comoda (e lei sa bene per chi) e tanto di moda, è diventata una forma di governo, l'alibi per tutte le occasioni. E... affanculo! il popolo sovrano.
No, non voglio parlare di queste cose; sarà la storia, magra e tardiva consolazione per la verità, a collocarla nel girone infernale che più le confà.
Ho, però, una domanda.
Quando è davanti ad uno specchio, la dignità di sputarsi in faccia ce l'ha?
(Sincope Pensante, 3 aprile 2016)
Nessun commento:
Posta un commento