Potremmo definirla CULTURACENATA, quella voglia continua di dar vita a strutture associative di carattere culturale.
Forse sono in tante per un piccolo territorio come il nostro, appaiono moltissime se consideriamo che con la cultura hanno ben poco da spartire. L'ultima arrivata, che nasconde al proprio interno i pruriti di alcuni tromboni del passato e che si è posizionata nei pressi del Viale della Vittoria, ci testimonia senza alcun dubbio l'inflazione corrente degli attributi culturali.
A noi di Risveglio Albense sia chiaro, non dispiace affatto che strutture culturali e sociali vengano alla luce, esse ci potrebbero aiutare a condurre la nostra attuale e solitaria battaglia contro il qualunquismo perfetto e abbondante.
Ma fatto il titolo e le opportune propagande, tutte dimenticano lo spirito costitutivo e a testa bassa si gettano sui noiosi, ripetitivi e squallidi mercatini, considerando questi alla stregua di un antibiotico idoneo a risollevare la salute di una parte del territorio malato e sofferente.
Hanno anche l'ardore di provare a convincerci, che le bancarelle colme di prodotti falsi e taroccati, o zeppe di manopole per i nostri fornelli da cucina e non da meno stracolme di scope e passastracci, ci fanno crescere sotto il profilo culturale, sociale e politico e risollevano le sorti di un commercio fisso collassato e morente. Il trucco cari amici, pur non percepibile esiste, alla base di queste iniziative vecchie come il mondo, esiste una voglia spasmodica di populismo e di presenzialismo esasperato dei tromboni sfiatati, che ancora pensano che molti albensi siano marionette da maneggiare.
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