L'immagine del corpicino in riva al mare, un'immagine che ha girato il mondo, quel mondo che 'vivo' il bimbo avrebbe voluto girare, con le scarpette colorate i pantaloncini corti la maglietta rossa, per scoprire conoscere abbracciare, è certamente un pugno sullo stomaco.
Trattieni il respiro, gli occhi sgranati, la mano sulla bocca a soffocare il suono che rimane in gola, e non va né sù né giù...E' l'essere umano di fronte alla morte, è l'angoscia e la coscienza della nostra caducità del nostro limite della nostra impotenza.
E non ci sono diversità e differenze; la morte è una.
Il padre, la madre, un fratello, un vicino, il figlioletto di un amico, uno sconosciuto, l'idolo di turno, l'attrice preferita, l'amante...: la morte è la famosa falce della quale parla il Manzoni; non fa distinzioni, non ha orologio, non conta i compleanni.
Eppure certe morti, colpa o merito di meccanismi ben oliati, pretendono di ingenerare maggiore pietas, maggiore sbigottimento, e, delle volte, anche maggiore rabbia.
Non partecipo a questa processione. E, con la speranza di non essere frainteso, dinnanzi al piccolo cadavere, come egualmente dinnanzi a tutti i cadaveri, mi pongo in riflessivo silenzio.
Ma vorrei fortemente che quella immagine venisse stampata sulla bandiera nera dei macellai del ventunesimo secolo; quella è la vera bandiera della morte. La nostra inneggia alla vita.
(Sincope Pensante, 3 settembre 2015)
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