sabato 19 settembre 2015

LA FAMOSA FALCE

L'immagine del corpicino in riva al mare, un'immagine che ha girato il mondo, quel mondo che 'vivo' il bimbo avrebbe voluto girare, con le scarpette colorate i pantaloncini corti la maglietta rossa, per scoprire conoscere abbracciare, è certamente un pugno sullo stomaco. 
Trattieni il respiro, gli occhi sgranati, la mano sulla bocca a soffocare il suono che rimane in gola, e non va né sù né giù...E' l'essere umano di fronte alla morte, è l'angoscia e la coscienza della nostra caducità del nostro limite della nostra impotenza.
E non ci sono diversità e differenze; la morte è una.
Il padre, la madre, un fratello, un vicino, il figlioletto di un amico, uno sconosciuto, l'idolo di turno, l'attrice preferita, l'amante...: la morte è la famosa falce della quale parla il Manzoni; non fa distinzioni, non ha orologio, non conta i compleanni.
Eppure certe morti, colpa o merito di meccanismi ben oliati, pretendono di ingenerare maggiore pietas, maggiore sbigottimento, e, delle volte, anche maggiore rabbia.
Non partecipo a questa processione. E, con la speranza di non essere frainteso, dinnanzi al piccolo cadavere, come egualmente dinnanzi a tutti i cadaveri, mi pongo in riflessivo silenzio.
Ma vorrei fortemente che quella immagine venisse stampata sulla bandiera nera dei macellai del ventunesimo secolo; quella è la vera bandiera della morte. La nostra inneggia alla vita.
(Sincope Pensante, 3 settembre 2015)

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