giovedì 6 agosto 2015

EROI SENZA TRACCIA (prima parte)

Davvero l'uomo è rimasto quello di sempre.
Non contano niente ricercare scoprire progredire. L'uomo continua ad
essere l'oggetto più miserevole della terra. Patetico, quando tenta di
capovolgere la gabbana, di cambiare parere o posizione; spregevole,
quando grida "scandalo!" con le braghe ancora calate, o quando urla
"al ladro!" le mani ancora inzozzate nell'imbroglio; odioso, quando con
forza o, peggio, con risibile e viscido tentativo di convincimento, prova
a giustificare il nuovo status.
Le parole pronunciate in parlamento nel 1919 dall'allora primo ministro
Vittorio Emanuele Orlando per giustificare il fallimento della spedizione
italiana alla Conferenza di pace di Parigi ("E dire che, senza alcun
dubbio, io sono un tipo svelto, ho avuto tre figli in tre anni"), fanno il
paio con le lacrime da set cinematografico che preannunciavano il
dolore e il sangue dei soliti noti, e pure con il litaniare continuo, tanto
di moda, a maschera dell'imbroglio ("L'Europa non ci ascolta, l'Europa
vuole, l'Europa sostiene..."). E intanto la morte; non più falce che
eguaglia tutte le erbe del prato, ormai la morte conosce un solo
indirizzo. E tutto questo non lo sopporto più!
Non sopporto, innanzitutto, il pianto delle prefiche, specie quando
evidentemente sono le responsabili del morto. Confesso che il sen.
Monti mi è rimasto sempre indigesto, sin dal primo momento della
sua comparsa sulla scena politica, nel lontano 1995, allorquando fu
nominato Commissario europeo per il mercato interno. Aria da saccente
navigato, spiaccicamento lento e stentato, intervallato da fastidiosi
suoni gutturali, sorriso evidentemente forzato e di circostanza: l'ho
subito scaraventato nel girone dei falsi. Me per volontà di taluni, con
un colpo sinistro (al cui confronto quello assestato da Vittorio
Emanuele III con l'incarico a Mussolini, è zucchero), ce lo siamo
ritrovato tra i piedi. E, complici prescelti faccendieri, con un
ingannevole gioco di prestigio, ha convinto "tutti" che 1+1 facesse 4;
mentre il filosofo, inascoltato e isolato, ha continuato a urlare che,
in quel momento, la somma fosse -1. Come conseguenza, la
catastrofe il disastro i morti... Morti che non lasciano traccia, proprio
come l'acqua sul vetro: solo gente che s'ammazza, nulla più.
Ma quando qualcuno dei famosi "tutti" provano a impossessarsi del
diritto al lamento, organizzando giornate di lutto o stronzate del
genere, vado in bestia.
Che siano politici... (Nella gran parte, destra centro sinistra, sono gli
stessi che hanno fiduciato la banda Monti; per citare, resta ancora
in memoria il famoso pizzettino di Enrico Letta), che siano
sindacalisti... (Onnipotenti impotenti, financo ridicoli, nell'assurda
pretesa di volere a tutti i costi salvaguardare l'omnia: pubblico e
privato, pensioni misere baby e privilegiate, lavoro e disoccupazione,
scuola e precariato, gay lesbiche e non, servilismo e burocrazia,
banche e cassapanche... Tutto nello stesso calderone, come in una
specie di torre di Babele), o che si tratti della stampa, compreso i
cosiddetti intellettuali... (Non risulta, anche volendo rivisitare gli
scripta, che costoro abbiano messo su una de lamentatione per
smascherare l'imbroglio; anzi... ve li ricordate, nelle conferenze
stampa, al cospetto del novello salvatore? Ridevano, oh come ridevano!
Ed è con un sorriso, sarcastico naturalmente, che approfitto di
questa occasione e di questo spazio per rispondere a Umberto Eco,
il quale recentemente ha esternato che "i social media danno diritto
di parola a legioni di imbecilli"; faccio mia una frase di Woody Allen
e gliela urlo: "Il vantaggio di essere intelligente è che si può sempre
fare l'imbecille, mentre il contrario è del tutto impossibile"), chiunque
sia, dicevo, non fa differenza. Sono tutti complici della morte.
1. (continua)
(10 luglio 2015) da 
Sincope Pensante

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