LA REALTÀ...
...Chi guarda la realtà attraverso le speranze per un’Alba
migliore (e anche un po’ più vivibile) sa che le cose non vanno meglio: non al
Centro storico, non a Villa Fiore, non nelle varie Periferie, non per la Sicurezza,
non per la Legalità, non per la socialità e per la Democrazia, né per i
Lavoratori o per gli Immigrati, non per gli Esclusi, non per l’Ambiente, né per
la Viabilità, per la Salute, per il Lavoro, né per l’oggi e né per il domani.
Dobbiamo questo stato di cose all’aver lasciato la gestione della
nostra città troppo a lungo esclusivamente nelle mani dei signori della
politica e dei loro vassalli nelle posizioni chiave di comando, mentre noi, le
persone comuni, abbiamo
abdicato alla nostra soggettività
con il pieno diritto di cambiare il corso della nostra storia civile.
Noi, le persone, non siamo solo cittadini da gestire. Siamo
noi che dobbiamo gestire, poiché siamo un soggetto politico che deve oggi assumersi quella
responsabilità e quel diritto, pena
il degrado di ogni aspetto della nostra esistenza e la fine del diritto a
sognare dei nostri figli.
...Un piano di lavoro, affinché chiunque si considera un
soggetto politico, col pieno diritto/dovere di partecipare al governo della
propria collettività così come ai destini della propria famiglia, possa venire
facilitato in quel compito. Non si tratta di dirvi cosa fare o come farlo, il nostro piano di
lavoro si prefigge lo scopo di infondere nuova energia e un maggiore
senso del proprio potenziale umano a tutti gli individui o ai gruppi di persone
che oggi sentono l’urgenza di impegnarsi nella gestione della Casa Comune ma
stentano ad esprimersi appieno.
Perché ora tocca a voi migliorare
le cose, nessuno lo
farà al vostro posto.
Ne vale la pena. C’è un tesoro in questa bella città di
riviera che voi avete costruito, che voi avete contribuito a far crescere con i
vostri sudori e che come comunità da tempo avete deciso di consegnare migliore
ai vostri figli. Lo avete messo assieme in anni di lavoro, e alcuni suoi frutti
sono visibili e riconosciuti a migliaia di chilometri da qui. Questo c’è ed è
evidente. Ma l’evidenza dell’impatto globale di tanto lavoro non è quella che si
sperava. Infatti molte cose non sono andate per il verso giusto.
Piccoli grandi miracoli sono stati fatti, ma nella sostanza
il risultato è umanamente negativo, socialmente deludente e civilmente degradante. E’ giunto il momento di farcene carico, ognuno per la parte che compete,
ognuno per il diritto che reclama e ognuno per il dovere che sente verso la
comunità. Questo significa solo che la nostra città va comunque ripensata e il
nostro tesoro di spiaggia d’argento conservato e di più certamente valorizzato,
ma la nostra
Casa Comune deve essere ricostruita dalle fondamenta partendo dalla
trasparenza amministrativa e dalla coesione sociale cui far seguire il primo
mattone della ricostruzione da consegnare alle nuove e future generazioni.
E parlo ai giovani e al loro diritto di sognare – ieri c’era speranza oggi hanno paura…
Ma chi ha bisogno di una città in cui si ha paura di uscire
la sera ? dove non si trova uno straccio di lavoro ? dove domina un degrado
ambientale da far paura ? dove si affoga per un temporale ? dove si marcisce
nei casermoni ? dove impongono legge i bollettini sulle contrada e i generali
senza stelle sul territorio ? dove la museruola viene imposta alla socialità,
alla trasparenza e alla moralità ?
Che ve ne
fate del vostro futuro, della vostra natura, delle vostre albe e dei vostri tramonti, del
vostro cielo blu e dei vostri lidi radiosi, quando questo tesoro senza fine ha
cominciato a escludere non solo noi ormai a fine corsa, ma anche voi giovani maledettamente
sempre insoddisfatti di tutto e desiderosi di aspettative migliori ?
Che bisogno avete di tutta questa bellezza, che madre natura
ci ha regalato e che noi per anni abbiamo violentata, quando voi siete i primi
a non poterne godere per la nostra insaziabile ingordigia e vigliacco
comportamento menefreghista ?
Evitate che
alla coscienza della nostra nullità si aggiunga l’incoscienza della vostra
debolezza e della vostra paura. Seguitare a dare consenso agli altri è il tramonto dei
vostri sogni, non attivarsi per tutelare se stessi non impedisce il disagio
crescente, e infine non capire la necessità di trovare una coesione con chi si
è preso il compito di stimolare un pensiero di responsabilità soggettiva è
sinonimo di fallimento per le future generazioni.
Noi vogliamo
comunicare, stiamo
comunicando, dobbiamo comunicare con urgenza estrema quello in cui crediamo. Noi ci facciamo
carico per la parte che ci compete perché non vogliamo perdere questa battaglia
di riscatto e di amore per Alba, voi giovani abbattete lo steccato della paura
per non perdere la guerra della speranza per un Mondo Migliore.
Il vostro
consenso può cambiare la città. Il coraggio di adottare anche metodi che si discostano da quelli che
abbiamo sempre praticato. La forza di distruggere logorroici schemi sorpassati
da tempo. Il valore di sfornare idee che noi mai immaginavamo. Il lavoro fatto
dal basso verso il basso e dal basso verso la gente. Il saper parlare ai cuori e il sapersi far
ascoltare dalla testa. Il voler comunicare con tutti, a favore di
chi è demotivato, sfiduciato, disoccupato, arrabbiato, licenziato, impaurito, indifferente,
malato, bisognoso, ecc., coloro cioè ai quali non ci rivolgiamo mai.
Noi non ci siamo mai dove loro vivono e si trovano, nei loro
condomini a soffocare di caldo, nei bar ad arraffare una consumazione, sulle
panchine a fare le ferie, fuori di casa a trovare lavoro, nelle sale d’attesa
dei medici a sospirare o degli uffici postali a pagare, sulle spiagge a
rosolare, negli ipermercati a respirare e farsi spennare, fuori dalle aziende a
bestemmiare…noi ronziamo in piazza, sempre fra di noi, le stesse facce di
continuo, ma mai da loro. Eppure sono come noi, gente comune, medesime
preoccupazioni e stessi problemi. Gente che vive di sospiri e di
sogni, di pantofole e di tv, e che mai verrà da noi ad ascoltarci. Il nostro
sito non lo leggeranno mai. Il nostro logo manco sanno cosa significa.
A loro diciamo che siamo tutti sulla stessa barca. Abbiamo buttato la
zavorra politica in mare e, issata la bandiera di Risveglio albense, vogliamo remare per
risvegliare le coscienze e ridare speranza.
Noi non viviamo di paragoni, di autostima e di immagine di
grandezza. Ciò che conta è la rotta e la
nostra volontà a
essere parte attiva e protagonista del nostro avvenire.
Noi certo non ci facciamo schiacciare dalla paura e dalla
rinuncia.
Né oggi né domani. zac

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