Ci sono delle regole di convivenza civile, di etica, di
trasparenza morale e di lealtà: se le trasgrediamo, e causiamo un danno a noi
stessi e soprattutto agli altri, è inutile poi invocare la cattiva sorte o
cavarsela a buon mercato dando la colpa agli altri. E’ un metodo ripetitivo e
troppo consumato quello di scansare l’amaro calice e farlo bere a chi ti sta vicino,
a chi alla parola data sa dare il giusto valore e nella comunità si presenta sempre con la stessa faccia.
Troppo spesso pensiamo alle nostre convenienze ed a
pretendere d’incassare alla fine il conto, perché ci piace fare il lavaggio fuori nel fango,
come i porci. Altre volte ci arrangiamo all’interno della comunità
come topi nella fogna, agiamo nell’oscurità sotto le stelle e all’alba, pavidi,
ci nascondiamo tra le schiere dei ghetti. Cattive usanze di gente senza tempra
e senza onore. Duri da morire, ma destinati ad una fine senza scampo.
Non è il metro su cui ci misuriamo a farci grandi o piccoli. E’ quanto grandi o piccoli siamo in quello su cui ci misuriamo. E’ ciò che conta per noi ! Agli
altri il resto. zac

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