Mi sono trovato ad interessarmi e ad operare per lunghi anni
nel campo politico locale, con compiti diversi e funzioni varie. Di molti che
lo fanno ancora, ho apprezzato, come tanti amici di cordata, le qualità e la
capacità di migliorarsi giorno per giorno e di saper investire le proprie idee
per il presente e il futuro. Delle problematiche politiche del centrodestra so quel
che basta per poter esprimere giudizi sul
modo come esse si rapportano con l’attuale realtà, certamente evolutasi nel
tempo, e come esercitano un ruolo così difficile nello sviluppo economico e così
delicato nel campo sociale.
Ho anche alcuni elementi utili per una riflessione
comparativa, in quanto da qualche tempo
sono in grado di osservare quanto avviene in altre regioni vicine. Sulla base
di molteplici indicatori e variegati resoconti, esprimo un giudizio: la politica locale teramana non mi piace. Non è che mi piaccia molto quella
abruzzese, ma quella non mi è mai piaciuta. In quella teramana non c’è mai stata
un’ansia di sviluppo del territorio periferico e di ricerca programmatica
di cui non noto alcuna traccia nemmeno nei propositi. Mi dispiace che tanti intelletti,
oggi seduti sullo scranno provinciale, e anche certi focosi animi, al cui
fianco ho condiviso tante volte preziose esperienze, non trovino il modo, o
forse le condizioni, per fare cose diverse da quel che si limitano a fare,
ripetitivamente, come rappresentanti di popolo, senza un’alzata di ingegno, un’iniziativa
originale, un cambiamento di linguaggio o un rinnovamento comunicativo.
Il panorama è
desolante.
La nuova tecnologia consentirebbe funamboliche novità, la
piattaforma promozionale permette mirabilie, una pur minima creatività
produrrebbe cose egregie ed interessanti, un adeguato spirito di iniziativa
farebbe crescere di molto la considerazione finale.
Invece si vede quel
che sempre si è visto, si sente quel che sempre si è sentito, si ragiona come
sempre si è ragionato, si interviene come sempre si è intervenuto, si ha
l’impressione che si continui a fare quello che si è imparato e come lo si è
imparato, senza voler imparare niente di nuovo.
Viene il
sospetto che sia venuto meno l’input ideale con la caduta del muro di Berlino; che sia sopraggiunta una
specie di stanchezza, di noia, di film già visto; che qualcosa trattenga tutti
dal fare cose diverse in modo diverso; che ci sia, non dico una percezione di
poca libertà di espressione e di comunicazione, ma una sorta di
auto-limitazione, di condizionamento ideologico, avvertita come un confine non
formalmente visibile, ma contrassegnato lo stesso come barriera da non
oltrepassare. Non credo che si tratti di una forma di auto-censura, ma di una
carenza di sicurezza, tipica di quando si deve accontentare ad ogni costo
qualcuno che però non ci dice mai con chiarezza che cosa vuole e perciò non
sappiamo mai cosa possa pensare di quel che facciamo, ma temiamo che possa
giudicarlo in modo negativo e trarne le conseguenze.
L’ho guardata con distacco, per qualche tempo in maniera
continuativa: ho avuto l’impressione di uno stanco rituale, una sorta di
rosario collettivo, una continua giaculatoria in cui si susseguono fasi e gesti
sempre uguali. Me
ne sono rattristato. Conoscendo il particolare valore di qualcuno,
nell’avvertire come fosse in qualche modo represso, in qualche momento ho
provato rabbia, nel non veder fare e dire cose e nel sapere benissimo che c’era
la capacità di farle e di dirle.
Per questo, mi permetto di dire: animo, ragazzi. Svegliamoci!
Diamoci una mossa! Ritroviamo l’entusiasmo di un tempo. Sperimentiamo, rinnoviamoci,
mostriamo di saperci fare. Liberiamoci delle scorie mentali
e delle mezze tacche senza valori. In fondo non c’è cosa più bella che “fare politica”. Non dimenticatelo!
E se c’è un padrone in circolazione, ribellatevi!
Detronizzatelo! Non siate suoi schiavi...di voti !Amate la
libertà ! Amate il vostro popolo !

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