Avrò il viso segnato dagli anni e l’esperienza di chi ha
vissuto la vita, avrò gli occhiali per quante cose ho veduto e la pazienza
consumata per quanti rospi ho ingoiato. Il prossimo che rispetterò sarà quello
che vedrò per primo a spalar via il letame dei porci che si crogiolano nel
fetore di questo paese. L’ammirazione per chi dimostrerà l’importanza vitale che “il
cittadino” ha per le istituzioni. Quello
che mi spiegherà che “il cittadino” è lo Stato. Fino ad allora, sul mio libro
nero, continuerò a scrivere cose indicibili...
Fermi, vi prego, non ci provate nemmeno a fermarmi o a farmi
cambiare idea. Se lo avessi fatto, avrei appeso le scarpe a un muro e davanti a
uno specchio già da tempo mi sarei sputato addosso.
Invece sto ancora qua, a sorridere ed indignarmi, ad
indignarmi anche col sorriso in questo chiasso da trivio che regolamenta ormai
la fine delle nostre dignità. Il caso Di Felice e di un dipendente comunale
riuniscono nel letamaio gli idioti del porcile e gli utili idioti delle idiozie.
Gli scannatori e le gole assetate di sangue. Le belve assassine e le iene in
attesa di carcasse. Sto qua e persevero ad interrogarmi su così tanta
malvagità.
Non vi è
più posto per l’altruismo, perché non vi è più umanità, da tempo è scomparso il sentimento
di fratellanza, e sempre perché non vi è più sentimento nella politica, da
quando anziché combattere il menefreghismo, la lontananza, l’egoismo, i
politici hanno assimilato tutto il peggio che questi ridicoli baracconi dei
partiti hanno saputo proporre e vendere sul mercato.
Col sogno
democratico dimenticato nel cassetto, l’assemblea del Pd albense, anziché cercare il riscatto
dell’orgoglio passando per le idee, ha preferito a sua volta di far parte del
coro di frivoli comari e prezzolati strilloni. In nome di un popolo non più
rappresentato e di una libertà che non c’è mai stata, il PdL paga il conto di una vuota politica
che è solo spettacolo, nella ricerca di uno spazio per apparire
abbronzati e con i capelli in ordine, alla ricerca di un microfono nel quale
ripetere sempre gli stessi slogan, che spaziano tra la scoperta del fuoco e
l’utilizzo dell’acqua calda, nella vana speranza di raccattare almeno le
briciole di una misera presenza in consiglio comunale.
Avrò la schiena ricurva sul libro nero, avrò il gomito consunto
nel riempirlo di cose indicibili per un partito senza capo né coda, che si fa
forte della mancanza
di progetti alternativi, di una rappresentanza povera di idee. Se non mi
facesse orrore, mi farebbe pena, così uguale alle logiche della sinistra che ha
sempre detto di voler combattere. Così distante dal partito dell’amore che
vorrebbe rappresentare. A guardar bene, non è neppure confondibile con il
popolo, che invece dovrebbe sostenere, mentre arranca e si dimena.
Continuerò a scrivere cose indicibili...fino a quando non riconoscerò negli occhi di qualcuno la stessa
rabbia che trovo sui miei. zac

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