Mi propongo una riflessione sul comportamento dei politici locali, di
qualsiasi corrente e appartenenza, sul variegato territorio
abruzzese, con l’intento di offrire un panorama significativo alla società
civile che dalla politica aspettano risposte concrete alle loro richieste e ai
loro bisogni. Il mio pensiero va ai giovani che non riescono a trovare un posto
di lavoro, alle famiglie disagiate, alle persone che non sanno come sbarcare il
lunario e soffrono di disperazione e di abbandono.
La
politica delle cavallette, su cui si regge la politica nel suo insieme, trova l’imprimatur più
significativo nella ricostruzione post terremoto, nello smaltimento dei
rifiuti, negli appalti delle infrastrutture, nel business della sanità, nel
campo energetico, nelle frequenze elettroniche...e via dicendo, ma rivela la
postura morale nei comportamenti quotidiani, nelle ipocrisie delle parole,
nelle doppiezze dei rapporti, nelle ciance di contorno, di cui vanno matti
certi scrocconi sotto il tavolo imbandito, e sui quali è mia intenzione non
soffermarmi più di tanto per non morire di crepacuore.
Da tempo, sul
palcoscenico regionale, il PdL mette in scena un triste spettacolo di doppiezza. È
difficile che gli addetti non lo sappiano. Ma se questo fosse il caso, allora è
opportuno che qualcuno si faccia coraggio e una volta per tutte spiattelli
tutto alla luce del sole. Noi di “Risveglio albense” ci assumiamo l’onere di farlo,
nella speranza di essere ascoltati, almeno da quella parte più sensibile e
sociale. Vogliamo dire a voi leader del PdL che in pratica non c'è uno di
quelli che incrociate per strada, di quelli che rispettosamente davanti vi
sorridono, non c’è uno solo dei fidati tesserati, dei presunti elettori, tutti,
appena vi allontanate, ci confidano che così non si può andare avanti, che la politica
delle cavallette voraci non è più sopportabile, che il partito non
vale un fico secco, che ognuno pensa ai cavoli suoi. Tutti, indistintamente: ma
sempre alle vostre spalle e a vostra insaputa.
Nonostante ciò, pensiamo ci sia ancora un modo per evitare
una prevedibile perdita di consensi che consiste nel cambiare registro ed
instaurare un corridoio aperto con la base elettorale, nessuno escluso, dare voce a un
libero dibattito di tutte le
componenti, riempire
di contenuti un vuoto di idee, ridare respiro e fiducia a un mondo
escluso per miopia pretestuosa e cecità di vedute, in definitiva trasmettere
speranza, serenità, futuro, libertà.
Troppo spesso è
sembrato prevalere anche di recente tra gli esponenti del Pdl un atteggiamento cinico ed
indifferente, nel mettere in pubblico la testa sotto la sabbia, come
gli struzzi, e in privato abbandonarsi alla confidenza ironica, al qui lo dico
e qui lo nego. Coloro che si comportano così non si rendono conto del momento
critico che la società vive oggi e che non viene rappresentato affatto da una
dirigenza di partito assente e sorda da lungo, troppo tempo.
Il terrorismo e le
vicende di «Mani pulite», infatti, non hanno rappresentato mai un pericolo
capace di minacciare ciò che minaccia di fare l’antipolitica attuale, che di
fatto è portata a disconoscere le strutture stesse della democrazia e a ridurre
drammaticamente la fiducia nei partiti e nelle rappresentanze. E dunque a
cancellare ogni affidamento su intere parti degli organi istituzionali, in
realtà non più capaci di dare una svolta non solo morale ma anche civile e
umana al Paese. Egualmente non ci si rende bene conto che ormai anche per il Popolo della
libertà è questione di vita o di morte: o il Pdl, infatti, riesce a
riallacciare un rapporto
di fiducia con l’elettorato, a svincolarsi da
figure deludenti, a riassaporare il gusto della politica, a dare
un senso ai circoli dormienti, a mettere un argine al “fuggi fuggi”
generalizzato e quindi a mantenere in vita un'esperienza dimostratasi cruciale
per l'esistenza di un polo politico-elettorale di destra, o per lo stesso Pdl
molto verosimilmente è la fine. E per la gran massa dei suoi esponenti - privi
quasi sempre di un qualunque retroterra di consenso personale - ci sarà forse,
a suo tempo, un vitalizio delle poltrone, ma di sicuro non c'è più alcun
avvenire politico.
Le cose che vogliamo
sentire dalla classe politica del PdL sono altre, come questa captata come una
mosca bianca in occasione di un incontro di tutti gli Enti d'Ambito Sociale con
il rispettivo Assessore Regionale ... per trovare soluzioni economiche a
sostegno delle persone bisognose di aiuto ed assistenza : “ Se oggi andrà tutto bene a fine giornata abbiamo messo un mattoncino
in più nella costruzione della rete sociale del nostro territorio ”.
Ma la cosa più importante per l'Abruzzo l'ha detta
sicuramente un direttore di società. "Noi
lavoriamo per il futuro, perché è diventato molto facile costruire strade o
persino un porto. Cose che sanno fare tutti".
Il senso della politica è tutta qui, in queste poche parole
si è sintetizzato le cose fondamentali per chi è impegnato, in prima fila delle
istituzioni e dei partiti, nella sfida del presente e si muove per non
consentire a tutti noi di finire tra i rifiuti della globalizzazione.
E i concetti chiave
sono pochi ma fondamentali. Innanzi tutto, il "NOI" che descrive un impegno collettivo, dai dirigenti
agli iscritti, ai simpatizzanti. Vale a dire: la squadra. Poi “IL FUTURO”,
cioè la consapevolezza che la posta in gioco non è l'esistente, l'oggi o il
passato, ma che occorre avere la testa rivolta a come sarà il mondo nel 2020,
una data che ricorre spesso come punto di arrivo. Di seguito “LE PRIORITÀ
DECISIVE”: non le cose ormai facili da fare, la frontiera non è
più quella. Il terreno reale della competizione globale è diventato la
conoscenza che ci differenzia, la tecnologia che ci mette in rete,
l'innovazione dei prodotti, dei processi, dei servizi, cioè le cose che "non"
tutti sanno fare. Dietro, sullo sfondo compare ”IL TERRITORIO” come "luogo", non solo come spazio
economico o politico per quanto sia anche questo, ma come un sistema di
significati, di valori, di relazioni, e una dimensione di contenuti, di
tradizioni , ed identità.
Pochi politici sono
sinceramente impegnati per il territorio, ma faticano a compiere il salto
culturale che li spinga ad avere la testa rivolta al futuro invece che al
passato. Ma l'Abruzzo
ha bisogno di futuro: sono 53 mila i giovani sotto i 35 anni che
cercano lavoro. Ritenete che potremo assicurare un domani ai nostri figli se il
futuro non diventa l'orizzonte nel quale il PdL ripensa se stesso? Potremo noi
tutti ritrovare nel nostro ambito la forza ,il coraggio, le energie
indispensabili per non eludere la responsabilità dovute alla nostra terra e
alle nostre comunità ? La questione di
fondo è la capacità di capire i mutamenti e la risposta che sapremo dare coinvolgendo insieme politica, intelligenza, e
società civile, e di connettere energie e risorse, competenze e
professionalità, meriti e capacità.
Questa è la
sfida. Solo se
teniamo con coraggio la testa rivolta verso il mondo che verrà, potremo
influire sul nostro destino. Insegnava il filosofo Kierkegaard: l'esistenza si
comprende all'indietro, ma si vive in avanti. zac
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