lunedì 15 ottobre 2012

QUESTA È LA SFIDA

Mi propongo una riflessione sul comportamento dei politici locali, di qualsiasi corrente e appartenenza, sul variegato territorio abruzzese, con l’intento di offrire un panorama significativo alla società civile che dalla politica aspettano risposte concrete alle loro richieste e ai loro bisogni. Il mio pensiero va ai giovani che non riescono a trovare un posto di lavoro, alle famiglie disagiate, alle persone che non sanno come sbarcare il lunario e soffrono di disperazione e di abbandono.

La politica delle cavallette, su cui si regge la politica nel suo insieme, trova l’imprimatur più significativo nella ricostruzione post terremoto, nello smaltimento dei rifiuti, negli appalti delle infrastrutture, nel business della sanità, nel campo energetico, nelle frequenze elettroniche...e via dicendo, ma rivela la postura morale nei comportamenti quotidiani, nelle ipocrisie delle parole, nelle doppiezze dei rapporti, nelle ciance di contorno, di cui vanno matti certi scrocconi sotto il tavolo imbandito, e sui quali è mia intenzione non soffermarmi più di tanto per non morire di crepacuore.

Da tempo, sul palcoscenico regionale, il PdL mette in scena un triste spettacolo di  doppiezza. È difficile che gli addetti non lo sappiano. Ma se questo fosse il caso, allora è opportuno che qualcuno si faccia coraggio e una volta per tutte spiattelli tutto alla luce del sole. Noi di “Risveglio albense” ci assumiamo l’onere di farlo, nella speranza di essere ascoltati, almeno da quella parte più sensibile e sociale. Vogliamo dire a voi leader del PdL che in pratica non c'è uno di quelli che incrociate per strada, di quelli che rispettosamente davanti vi sorridono, non c’è uno solo dei fidati tesserati, dei presunti elettori, tutti, appena vi allontanate, ci confidano che così non si può andare avanti, che la politica delle cavallette voraci non è più sopportabile, che il partito non vale un fico secco, che ognuno pensa ai cavoli suoi. Tutti, indistintamente: ma sempre alle vostre spalle e a vostra insaputa.

Nonostante ciò, pensiamo ci sia ancora un modo per evitare una prevedibile perdita di consensi che consiste nel cambiare registro ed instaurare un corridoio aperto con la base elettorale, nessuno escluso, dare voce a un libero dibattito di tutte le componenti, riempire di contenuti un vuoto di idee, ridare respiro e fiducia a un mondo escluso per miopia pretestuosa e cecità di vedute, in definitiva trasmettere speranza, serenità, futuro, libertà.

Troppo spesso è sembrato prevalere anche di recente tra gli esponenti del Pdl un atteggiamento cinico ed indifferente, nel mettere in pubblico la testa sotto la sabbia, come gli struzzi, e in privato abbandonarsi alla confidenza ironica, al qui lo dico e qui lo nego. Coloro che si comportano così non si rendono conto del momento critico che la società vive oggi e che non viene rappresentato affatto da una dirigenza di partito assente e sorda da lungo, troppo tempo. 

Il terrorismo e le vicende di «Mani pulite», infatti, non hanno rappresentato mai un pericolo capace di minacciare ciò che minaccia di fare l’antipolitica attuale, che di fatto è portata a disconoscere le strutture stesse della democrazia e a ridurre drammaticamente la fiducia nei partiti e nelle rappresentanze. E dunque a cancellare ogni affidamento su intere parti degli organi istituzionali, in realtà non più capaci di dare una svolta non solo morale ma anche civile e umana al Paese. Egualmente non ci si rende bene conto che ormai anche per il Popolo della libertà è questione di vita o di morte: o il Pdl, infatti, riesce a riallacciare un rapporto di fiducia con l’elettorato, a svincolarsi da figure deludenti, a riassaporare il gusto della politica, a dare un senso ai circoli dormienti, a mettere un argine al “fuggi fuggi” generalizzato e quindi a mantenere in vita un'esperienza dimostratasi cruciale per l'esistenza di un polo politico-elettorale di destra, o per lo stesso Pdl molto verosimilmente è la fine. E per la gran massa dei suoi esponenti - privi quasi sempre di un qualunque retroterra di consenso personale - ci sarà forse, a suo tempo, un vitalizio delle poltrone, ma di sicuro non c'è più alcun avvenire politico.

Le cose che vogliamo sentire dalla classe politica del PdL sono altre, come questa captata come una mosca bianca in occasione di un incontro di tutti gli Enti d'Ambito Sociale con il rispettivo Assessore Regionale ... per trovare soluzioni economiche a sostegno delle persone bisognose di aiuto ed assistenza : “ Se oggi andrà tutto bene a fine giornata abbiamo messo un mattoncino in più nella costruzione della rete sociale del nostro territorio ”.

Ma la cosa più importante per l'Abruzzo l'ha detta sicuramente un direttore di società. "Noi lavoriamo per il futuro, perché è diventato molto facile costruire strade o persino un porto. Cose che sanno fare tutti".

Il senso della politica è tutta qui, in queste poche parole si è sintetizzato le cose fondamentali per chi è impegnato, in prima fila delle istituzioni e dei partiti, nella sfida del presente e si muove per non consentire a tutti noi di finire tra i rifiuti della globalizzazione.

 E i concetti chiave sono pochi ma fondamentali. Innanzi tutto, il "NOI" che descrive un impegno collettivo, dai dirigenti agli iscritti, ai simpatizzanti. Vale a dire: la squadra. Poi “IL FUTURO”, cioè la consapevolezza che la posta in gioco non è l'esistente, l'oggi o il passato, ma che occorre avere la testa rivolta a come sarà il mondo nel 2020, una data che ricorre spesso come punto di arrivo. Di seguito “LE PRIORITÀ DECISIVE”: non le cose ormai facili da fare, la frontiera non è più quella. Il terreno reale della competizione globale è diventato la conoscenza che ci differenzia, la tecnologia che ci mette in rete, l'innovazione dei prodotti, dei processi, dei servizi, cioè le cose che "non" tutti sanno fare. Dietro, sullo sfondo compare ”IL TERRITORIO” come "luogo", non solo come spazio economico o politico per quanto sia anche questo, ma come un sistema di significati, di valori, di relazioni, e una dimensione di contenuti, di tradizioni , ed identità.

Pochi politici sono sinceramente impegnati per il territorio, ma faticano a compiere il salto culturale che li spinga ad avere la testa rivolta al futuro invece che al passato. Ma l'Abruzzo ha bisogno di futuro: sono 53 mila i giovani sotto i 35 anni che cercano lavoro. Ritenete che potremo assicurare un domani ai nostri figli se il futuro non diventa l'orizzonte nel quale il PdL ripensa se stesso? Potremo noi tutti ritrovare nel nostro ambito la forza ,il coraggio, le energie indispensabili per non eludere la responsabilità dovute alla nostra terra e alle nostre  comunità ? La questione di fondo è la capacità di capire i mutamenti e la risposta che sapremo dare coinvolgendo insieme politica, intelligenza, e società civile, e di connettere energie e risorse, competenze e professionalità, meriti e capacità.

Questa è la sfida. Solo se teniamo con coraggio la testa rivolta verso il mondo che verrà, potremo influire sul nostro destino. Insegnava il filosofo Kierkegaard: l'esistenza si comprende all'indietro, ma si vive in avanti. zac

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