Talora mi
capita di guardare l’elenco, lungo e variegato, delle cose che ho scritto e
fatto come un ostinato scialacquatore controlla la lista completa dei suoi
debiti.
La cosa mi riempie di tristezza e disperazione.
Perché ?
Forse perché tutto di quello che ho fatto mi è sembrato un lavoro senza nessun
risultato finale, una occupazione senza un esito desiderato, una passione senza
un minimo effetto sperato.
Mi consola
solo il fatto di considerarla un’evasione, un diversivo, un passatempo.
Al massino
un gioco, ma UN GIOCO CRUDELE PER CHI SUL TAVOLO DI
SOLITO CI BUTTA ANCHE L’ANIMA.
In ogni
caso mi è stato concesso il dono di trascorrere i miei giorni rendendo
piacevole ciò che piacevole non è.
C’è chi
trova questo gioco su carta abbastanza divertente da indurmi a continuare a fare quello che ho fatto finora. Aver tempo
libero per riflettere, quasi alla fine di un lungo cammino, mi porta a valutare le parole e i comportamenti di chi
si propone a guida della società e di
operare a favore di essa. E’ questo il peccato ? Lo scoprire gli altarini, i
personalismi, le prosopopee provocano tanto livore e tanta ostilità ? C’è da
rimanere senza parole !
Chi
sarebbe così sciocco da dover placare i suoi peggiori risentimenti sbandierando
sulla mia persona così tanto rancore ? C’è forse qualche paperone che ha paura
dei miei pochi denti ?
CERTO, I MIEI PENSIERI NON PIACCIONO A TUTTI. Non
sono compiacenti, né hanno il sapore lecchino.
Questo mi
consente di vivere un percorso libero da ogni controllo, indifferente ad ogni
potere, freddo ad ogni attenzione. Non è forse questa una società in cui i
cittadini possono esprimere la loro «vera» diversità, e cioè quella di pensiero
?
E pertanto
quando scopro quello che non piace, sono libero di inseguire i miei gusti, di
continuare come prima, o di smettere del tutto. In breve sono libero di
sbagliare, che è come dire solo falsità, e, nel presente caso, di godere di
ogni singola cosa che la verità può regalarmi.
Queste non
sono semplici invenzioni, nate da un sogno di mezza estate, è
la realtà documentata e registrata di giornate di ordinaria follia politica.
E il fatto di averlo capito mi induce a continuare.
Ho avuto
modo recentemente di parlare con qualcuno che si è presa la briga di darmi
qualche dritta e sono rimasto impressionato non dalle sue esternazioni, che al
momento per me non vogliono dire molto di più di quanto non sapessi, ma dalla
sua gentilezza e pazienza, e dalla comprensione e condivisione del problema,
che mi ha indotto a riflettere sulla risposta a una difficile domanda : “
Che cosa vuoi, la verità, o una bugia...? ”
Il
tentativo di risposta a questo problema è nei documenti certificati e
sull’assunto che LA GENTE È DI FONDO BUONA e sulla tragica confessione che IL POLITICO
È DI PRINCIPIO INGANNEVOLE E PERFIDO.
Ho
esaminato in profondità il comportamento di questo essere
ingannevole e l’ho trovato simile alla dipendenza
dal gioco d’azzardo : nonostante le possibilità di vincere siano scarse e la
certezza di perdere evidente a chiunque conosca un po’ di aritmetica, il
giocatore, sbagliando una volta dopo l’altra, è convinto di possedere una qualche sorta di grazia
che gli consenta di contravvenire alle leggi naturali.
E quando
inevitabilmente arriva a essere disperato non mette sotto accusa la natura
della roulette, o della sua delusione, ma si impegna a sviluppare un nuovo
metodo di gioco, e a procurarsi nuovi fondi.
HO ANCHE SCOPERTO LA GRANDE PERFIDIA che
sta alla base del pensiero di questa creatura dal multiforme contenuto psichico
: quando si occupa di escogitare nuove utopie di crescita o incerti
miglioramenti di progresso o fantasiosi progetti di sviluppo, sia da
imbroglione o da sciocco, lo fa continuamente con l’attenzione timorosa di non
ostacolare innanzitutto se stesso o qualcuno della sua cordata, ma con
l’infernale superficialità a discapito di tutta la comunità, ormai
impotente e facile preda delle ordinarie follie politiche consumate a loro
insaputa.
Mi sono
reso conto di aver vissuto, in uno stato di ignoranza e di accettazione
passiva, un’illusione mai verificata e certificata, una fedeltà
politica mai contestata e trascurata, un credo cieco nei valori umani e
sociali, ma ho scoperto che c’era chi era abbastanza coraggioso da non
badare alle parole d’ordine dominanti e da tastare con mano la coerenza delle
relazioni politiche e la concretezza dei loro impegni.
Eppure
uomini e donne di coraggio hanno dedicato a questo le loro vite ed energie, senza
farsi scoraggiare dal disprezzo e dalla mancanza di speranza.
Mi sono
anche reso conto che Destra e Sinistra non sono diversi
per i loro programmi ma neanche per i propri rappresentanti, dato che
onestamente i loro obiettivi sono gli stessi e i risultati delle loro azioni
impossibili da valutare.
Qualche
temo fa non ricordo chi ha detto : « Ad un certo punto bisogna essere in grado
di dire : basta ». Ma, una volta terminato il proprio mandato, chi sarà capace
di farlo ? No di certo colui che già si candida a poltrone di un certo livello.
E neanche chi si compiace a fare il pavone dell’aia.
Lo farà
alla fine dell’incarico colui che ha dichiarato : « Ormai ho abbastanza
soldi... » ? Lo dirà di se stesso e della grande ricchezza di cui potrà godere
? Forse chi se la spassa a tuffarsi nell’oro come il quotato Paperone ?
È lecito
dubitarne.
Una
ventata di aria fresca e salutare in
una cultura politica, come quella albense, che non sa più cosa sia popolo della
libertà e che,
quando prova a definirlo, lo identifica con la teorica dei diritti piuttosto
che con la difesa delle libertà, è
necessaria e benefica per riportare i piedi sulla terra a chi
di mestiere non fa il dentista, ma lo sceneggiatore, il regista e l’attore,
avendo scoperto il mestiere tutto-fare nell’ovile di Ceppaloni.
Ripensare
la società, la politica, la storia del proprio paese
in un’ottica di «ritorno al reale» ci consente
di ritrovare lo spirito più profondo sia del centrodestra che della società aperta
che, oltre gli steccati ideologici, aldi là dei rifugi domestici, al di sopra
dell’asticella dell’indifferenza, ATTENDE PIÙ
DI OGNI ALTRA RAGIONE UN SEGNALE DI SPERANZA E DI CONTATTO SOCIALE.
Va detto
subito, però, che ogni iniziativa in questo verso è assai poco digerita da chi
proviene da un milieu intellettuale lontano anni luce dalla realtà sociale ed
economica vissuta dei nostri tempi e patita con sofferenza dai cittadini. Nel
senso che il richiamo ai valori civili rimane incomprensibile a chi ha trovato
la “gallina dalle uova d’ora” nel privato e il permesso di continuare a covare
nel pollaio politico.

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