lunedì 15 ottobre 2012

IL REALITY DI ORDINARIA FOLLIA POLITICA




 
Talora mi capita di guardare l’elenco, lungo e variegato, delle cose che ho scritto e fatto come un ostinato scialacquatore controlla la lista completa dei suoi debiti.

La cosa mi riempie di tristezza e disperazione.

Perché ? Forse perché tutto di quello che ho fatto mi è sembrato un lavoro senza nessun risultato finale, una occupazione senza un esito desiderato, una passione senza un minimo effetto sperato.

Mi consola solo il fatto di considerarla un’evasione, un diversivo, un passatempo.

Al massino un gioco, ma UN GIOCO CRUDELE PER CHI SUL TAVOLO DI SOLITO CI BUTTA ANCHE L’ANIMA.

In ogni caso mi è stato concesso il dono di trascorrere i miei giorni rendendo piacevole ciò che piacevole non è.

Chi mi ha fatto questo regalo? La società in cui vivo non ci trova niente di tanto pericoloso e dannoso.

C’è chi trova questo gioco su carta abbastanza divertente da indurmi a continuare a  fare quello che ho fatto finora. Aver tempo libero per riflettere, quasi alla fine di un lungo cammino, mi porta a valutare le parole e i comportamenti di chi si propone a guida della società e di operare a favore di essa. E’ questo il peccato ? Lo scoprire gli altarini, i personalismi, le prosopopee provocano tanto livore e tanta ostilità ? C’è da rimanere senza parole !

Chi sarebbe così sciocco da dover placare i suoi peggiori risentimenti sbandierando sulla mia persona così tanto rancore ? C’è forse qualche paperone che ha paura dei miei pochi denti ?

CERTO, I MIEI PENSIERI NON PIACCIONO A TUTTI. Non sono compiacenti, né hanno il sapore lecchino.

Questo mi consente di vivere un percorso libero da ogni controllo, indifferente ad ogni potere, freddo ad ogni attenzione. Non è forse questa una società in cui i cittadini possono esprimere la loro «vera» diversità, e cioè quella di pensiero ?

E pertanto quando scopro quello che non piace, sono libero di inseguire i miei gusti, di continuare come prima, o di smettere del tutto. In breve sono libero di sbagliare, che è come dire solo falsità, e, nel presente caso, di godere di ogni singola cosa che la verità può regalarmi.

Queste non sono semplici invenzioni, nate da un sogno di mezza estate, è la realtà documentata e registrata di giornate di ordinaria follia politica. E il fatto di averlo capito mi induce a continuare.

Ho avuto modo recentemente di parlare con qualcuno che si è presa la briga di darmi qualche dritta e sono rimasto impressionato non dalle sue esternazioni, che al momento per me non vogliono dire molto di più di quanto non sapessi, ma dalla sua gentilezza e pazienza, e dalla comprensione e condivisione del problema, che mi ha indotto a riflettere sulla risposta a una difficile domanda : “ Che cosa vuoi, la verità, o una bugia...? ”

Avendo una certa età so bene come partendo da una sola persona si può plasmare una platea, un pubblico, un gruppo di persone, ed ho capito con orrore quanto sia facile per un politico navigato trasformare la gente in una massa informe e impulsiva, rinunciando a buona fetta di razionalità a favore di un po’ d’illusione. Poi, quando ho ripreso ad interessarmi e a scrivere di politica, ho capito quanto fosse difficile riportare alla realtà una schiera ormai orientata a piacimento da scaltri politici e loro manutengoli.

Il tentativo di risposta a questo problema è nei documenti certificati e sull’assunto che LA GENTE È DI FONDO BUONA e sulla tragica confessione che IL POLITICO È DI PRINCIPIO INGANNEVOLE E PERFIDO.

Ho esaminato in profondità il comportamento di questo essere ingannevole e l’ho trovato simile alla dipendenza dal gioco d’azzardo : nonostante le possibilità di vincere siano scarse e la certezza di perdere evidente a chiunque conosca un po’ di aritmetica, il giocatore, sbagliando una volta dopo l’altra, è convinto di possedere una qualche sorta di grazia che gli consenta di contravvenire alle leggi naturali.

E quando inevitabilmente arriva a essere disperato non mette sotto accusa la natura della roulette, o della sua delusione, ma si impegna a sviluppare un nuovo metodo di gioco, e a procurarsi nuovi fondi.

 

HO ANCHE SCOPERTO LA GRANDE PERFIDIA che sta alla base del pensiero di questa creatura dal multiforme contenuto psichico : quando si occupa di escogitare nuove utopie di crescita o incerti miglioramenti di progresso o fantasiosi progetti di sviluppo, sia da imbroglione o da sciocco, lo fa continuamente con l’attenzione timorosa di non ostacolare innanzitutto se stesso o qualcuno della sua cordata, ma con l’infernale superficialità a discapito di tutta la comunità, ormai impotente e facile preda delle ordinarie follie politiche consumate a loro insaputa.

 

Mi sono reso conto di aver vissuto, in uno stato di ignoranza e di accettazione passiva, un’illusione mai verificata e certificata, una fedeltà politica mai contestata e trascurata, un credo cieco nei valori umani e sociali, ma ho scoperto che c’era chi era abbastanza coraggioso da non badare alle parole d’ordine dominanti e da tastare con mano la coerenza delle relazioni politiche e la concretezza dei loro impegni.

Per costoro la Politica non è manipolare ignoranti e indecisi, ma dedicarsi alla difesa e all’affermazione di nobili principi fondamentali, quali la trasparenza e la socialità.

 

Mi sono reso conto che dichiarare di credere nella libertà politica e sociale degli individui è letteralmente impossibile nell’ambiente disorientato del centrodestra albense, ed estremamente difficile far comprendere alla gente in generale il male oscuro della resa incondizionata dei cittadini alla politica e la consegna dei poteri del popolo nelle mani dei partiti.

Eppure uomini e donne di coraggio hanno dedicato a questo le loro vite ed energie, senza farsi scoraggiare dal disprezzo e dalla mancanza di speranza.

Mi sono anche reso conto che Destra e Sinistra non sono diversi per i loro programmi ma neanche per i propri rappresentanti, dato che onestamente i loro obiettivi sono gli stessi e i risultati delle loro azioni impossibili da valutare.

Qualche temo fa non ricordo chi ha detto : « Ad un certo punto bisogna essere in grado di dire : basta ». Ma, una volta terminato il proprio mandato, chi sarà capace di farlo ? No di certo colui che già si candida a poltrone di un certo livello. E neanche chi si compiace a fare il pavone dell’aia.

Lo farà alla fine dell’incarico colui che ha dichiarato : « Ormai ho abbastanza soldi... » ? Lo dirà di se stesso e della grande ricchezza di cui potrà godere ? Forse chi se la spassa a tuffarsi nell’oro come il quotato Paperone ?

È lecito dubitarne.

Una ventata di aria fresca e salutare in una cultura politica, come quella albense, che non sa più cosa sia popolo della libertà e che, quando prova a definirlo, lo identifica con la teorica dei diritti piuttosto che con la difesa delle libertà, è necessaria e benefica per riportare i piedi sulla terra a chi di mestiere non fa il dentista, ma lo sceneggiatore, il regista e l’attore, avendo scoperto il mestiere tutto-fare nell’ovile di Ceppaloni.


Ripensare la società, la politica, la storia del proprio paese in un’ottica di «ritorno al reale» ci consente di ritrovare lo spirito più profondo sia del centrodestra che della società aperta che, oltre gli steccati ideologici, aldi là dei rifugi domestici, al di sopra dell’asticella dell’indifferenza, ATTENDE PIÙ DI OGNI ALTRA RAGIONE UN SEGNALE DI SPERANZA E DI CONTATTO SOCIALE.

 

Va detto subito, però, che ogni iniziativa in questo verso è assai poco digerita da chi proviene da un milieu intellettuale lontano anni luce dalla realtà sociale ed economica vissuta dei nostri tempi e patita con sofferenza dai cittadini. Nel senso che il richiamo ai valori civili rimane incomprensibile a chi ha trovato la “gallina dalle uova d’ora” nel privato e il permesso di continuare a covare nel pollaio politico.

Il gallo di “RISVEGLIO ALBENSE” È LA SVEGLIA DEL BUON MATTINO e il grido d’allarme di chi cerca di contenere l’individualismo possessivo di un ricco paperone e di far arrivare qualche uova sulle mense di tutti i cittadini.

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