lunedì 16 novembre 2015

Nous sommes avec Putin et non vìvre à Paris !

Quello successo a Parigi ci sconcerta e ci addolora, ripeteremo fino alla noia che non è giusto morire mentre si assiste ad una partita di calcio, mentre si mangia in un ristorante o si ascolta un concerto musicale. 
Non è nemmeno giusto che quattro balordi vestiti di nero in nome e per conto di Allah, imbraccino i mitragliatori e seminano la morte di innocenti. Come di consueto di fronte a tali episodi, rinascono i patriottismi perduti o dimenticati, si cantano gli inni si accendono i lumi e si spargono i fiori sul terreno di guerra. Nessuno però tra coloro che gestiscono le sorti del mondo, dopo aver sbandierato la commozione di circostanza e la solidarietà di stato, ha il benedetto coraggio di spiegarci come l'equilibrio del passato sia andato a farsi friggere. 
La storia di un Medio Oriente in defibrillazione, secondo un nostro modestissimo parere, prende vita dalla scomparsa del Colonnello Gheddafi, che pur con i suoi metodi non molto democratici, riusciva a tenere un controllo massiccio sulle tribù esistenti nella sua Libia, ed era comunque pur essendo un partner scomodo, un importante fornitore dell'oro nero all'occidente. 
Oggi la storia si ripete, tale e quale, nella Siria, dove l'imperialismo americano unitamente a quello ebraico, sta creando divisioni tra le religioni e gli uomini. 
Da qui si spiegano gli esodi e l'invasione dell'Europa. 
Nessuno però ci parla delle armi e della loro provienienza in mano agli uomini dell'Isis, nessuno ci parla degli Emirati che finanziano massicciamente i combattenti. Nessuno ci spiegherà mai l'immobilismo strumentale dei paesi occidentali, nei confronti di quattro esaltati, in mano ai padroni del petrolio. 
Dobbiamo riconoscere che se esiste qualcuno che si muove, questo altro non è che Vladimir Putin, che senza dubbio stimolato dalla forza e dal prestigio del ruolo ricoperto, ha il dovere di dimostrare che non è secondo a nessuno. 
A noi, politicamente distanti dallo Zar, la cosa ci aggrada e gli riconosciamo il merito di evitare un terzo conflitto mondiale. (nm)

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