Pronti e via. Seppur con il cielo coperto da nubi, ha inizio la stagione estiva.
Nell’avvicinarmi ai punti vendita dei prodotti alimentari ho riscontrato una impressionante valanga di persone, per non parlare delle doppie file di auto sulle strade e nei posteggi.
Buon segno per le prospettive e i desideri di chi opera nel settore turistico, alberghiero, di ristorazione e commercio, ai quali Risveglio Albense auspica tutto il bene possibile.
Alle varie Associazioni che operano sul territorio, all’Amministrazione nel suo insieme rivolgiamo l’invito di riporre le armi e di mettere da parte i contrasti del recente passato e di sprecare le restanti energie nell’offrire un’accoglienza degna di essere ricordata soltanto per le cose positive.
Non bisogna accogliere nelle beghe personali, ma occorre sanare la piaga dei contrasti, arginare le difficoltà che possono presentarsi durante la stagione - e mi riferisco all’inquinamento delle acque, all’erosione della spiaggia – sui quali fare fronte comune, di condivisione e corresponsabilità, senza star lì sempre a rinfacciarsi le colpe, che spettano a tutti noi, del presente e del passato, senza tralasciare i Comuni vicini e lontani verso l’interno, o il colore della sinistra, del centro o di destra.
Ne discuteremo tra noi più in là, quando non ci sarà questa che speriamo sia una vera invasione di ospiti, sia essi bagnanti che amanti del passeggio, del riposo o del divertimento.
Nemmeno si può pretendere di estirpare col tintinnìo delle manette o la lama lucente del machete la rogna dei vu’ cumprà accampati sul lungomare nella vendita di cianfrusaglie a ridosso della passeggiata. Non lo pretende il buon senso e nemmeno il cuore del sottoscritto. So bene che possono dar fastidio a molti villeggianti e a tantissimi albensi. Li comprendo. Così come è complesso capire chi cerca di campare al confine dell’illegalità non avendo altre possibilità.
Personalmente avrei preferito concedergli uno spazio tutto loro, per esempio, su un tratto limitato di parcheggio o su una rotonda, così come avvenuto nel recente passato con i mercanti russi, sul confine di Tortoreto.
Più difficile trattare con delicatezza chi invece trova rifugio nella sala d’attesa della stazione ferroviaria, nel sottopasso o nella vicina latrina, ma bisogna farsi largo nella folla imprevista degli extracomunitari che lì bivaccano, ridare ordine con la sorveglianza, ripulire dove qualcuno defeca in assenza di servizi, ma non con la stessa rassegnazione o permessivismo con cui non si punisce chi lascia sporcizia al seguito di creature canine.
“De visu”: con i vostri occhi venite a controllare i marciapiedi di Via Roma. Li percorro ogni giorno. “Docet”: lì si insegna anche a come non comportarsi da persone civili. E non vedo differenza di comportamento, di cortesia, di rispetto. E quindi la si smetta di credere che sia così enorme la diversità etnica, di dire e sparlare di differenze culturali e civili abissali, di gridare “al lupo! al lupo nero!” al lupo misero e affamato, quando il “lupus in fabula”, il vero lupo che divora e fa strage di rispetto e legalità lo trovi in casa, e sovente anche rispettato o in certi casi temuto.
Potrei fare i nomi o postare le foto, come prova. Ma preferisco per il momento tacere e tenerle tutte per me. Sempre per non strillare o fare come solito una crociata per risanare una città che ha bisogno di impegno civile, di equilibrio e di tanta comprensione.
Pur sapendo che certi figli di puta’ non si curano con le carezze e che la cultura civile non si esporta e non fiorisce nei cuori umani se non gli si indica la strada della convinzione e del percorso più decoroso e del buonsenso. zac
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