Il Presepe era morto e non sarebbe risorto dopo tre giorni.
Me ne accorsi quando dovetti svuotare una casa piena di oggetti comprati in un
passato nemmeno troppo remoto. Le cose vecchie non seducevano più, e fu così il
requiem per il bene più durevole, prestigioso e amato, capace di resistere al
tempo e ai traslochi e da lasciare agli eredi.
Il Presepe era morto come qualsiasi oggetto che racchiudeva
al contempo memoria e valore, e capace di trasmettere un patrimonio spirituale,
e non solo materiale, da una generazione all’altra.
Penso ai miei genitori. Non è colpa loro se ho lasciato lassù
in soffitta quel piccolo e prezioso scenario della nascita di Gesù. Allora il
mondo mi aveva sopraffatto e purtroppo ancora una volta non ne avevo compreso
il valore ascetico e religioso.
Come si poteva respingere e relegare in soffitta una
proposta di salvezza e condivisione ? Come si poteva preferire un albero di
Natale inerte ad un Bambino raggiante ? Cosa poteva nascere da un tronco che la
nascita del Figlio di Dio non poteva regalarci ?
Il tradizionale Presepe non era certo bello perché vecchio o
antiquato, ma perché buono, perché capace di rendere buoni. Ed oggi ripenso al
piccolo Gesù e alla Madonnina che non brillano più. Spero che non smettano mai di
pregare per noi peccatori.
Adesso, che non li vediamo più nel Presepe, ne abbiamo veramente
più bisogno.
SERENO NATALE agli amici di Risveglio Albense. Un abbraccio a
quanti soffrono nel corpo e una preghiera a quelli che patiscono nell’anima.
zac
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