È tutta questione di…umanità.
Dal lato economico il Natale che si avvicina potrebbe non
essere simile a una festa magra del recente passato, ma potrebbe diventare una disfatta
di tipo esistenziale, di fronte ad un malessere che continua sempre più ad
essere di tipo affettivo, relazionale, in pratica, umano.
Rimodulare il concetto di convivenza non è questione di sola
economia o convenienza, essa riguarda invece la qualità di rapporto all’interno
della famiglia e sentire la necessità di poter ricercare motivazioni e sintonie
che migliorino il vivere della vita quotidiana.
La motivazione è solo umana
Non solo nella nostra comunità, ma anche in altri luoghi,
sembra palese la necessità di ritornare a pensare all’Uomo, all’Uomo radicato nella
civiltà occidentale, all’Uomo che rinasce nella fede cristiana, all’Uomo nella sua
completezza umanistica, contro un degrado culturale che può funzionare per i
signori del denaro, ma certo non funziona per gli esseri umani.
Specialmente in quelle teste di minchia dove la supremazia
economica è diventata il nuovo dio di riferimento, con una totale perdita di fratellanza
verso il prossimo.
Confesso che mi resta oltremodo difficile parlare di civiltà
quando questa si presenta contaminata da egoismi e avidità che tengono nella
povertà i meno abbienti.
Quella del Natale rappresenta un’occasione per fermarsi e
guardare non solo dentro noi stessi, ma anche intorno per scoprire e venire
incontro alle elementari esigenze e ai primari bisogni umani
Una revisione pacata dell’esistenza, nella quale il possesso
delle cose non si confonda con il possesso della vita, penso sia necessaria.
Anche perché la vita è un prestito, che dovremo restituire proprio quando
vorremmo averla per sempre.
Se proprio vogliamo salvarci, come umanità. zac
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