In 9,60 kilometri quadrati, tanto misura il territorio del nostro comune, abbiamo 5.267 nubili e celibi, 5.961 coniugati, 261 divorziati e purtroppo 888 vedovi e vedove. Fatta una semplice operazione matematica ci accorgiamo di essere in 12.377, a dividerci questa piccola ma bella fetta di terra. Tenendo conto che i dati citati, per ovvietà (nascite, Morti, matrimoni e quanto altro) possono variare quasi con cadenza giornaliera, vogliamo provare sfatando quanto è accertato, che talvolta la matematica può anche essere un'opinione.
Tenuto conto quindi che siamo in 12.377, proviamo a sottrarre da questa somma 12 cittadini (tanti sono i consiglieri della maggioranza amministrativa che ci governano) per onore della cronaca togliamo ancora 2 cittadini (tanti sono i consiglieri usciti dalla maggioranza) rimaniamo in 12.367.
Questo è il totale complessivo dell'esercito popolare albense, un esercito formato da donne, uomini, anziani e bambini, che giornalmente combatte in difesa dei propri diritti, in difesa dei sempre più scarsi posti di lavoro, in difesa della propria libertà e contro i soprusi dei violenti e degli arraffoni. Un esercito guidato, ma per fortuna non comandato, da 10 persone distanti dagli obiettivi vincenti e che propina giornalmente alle truppe "un rancio ludico" privo di condimento.
Siamo quasi pronti a disertare, stanchi di udire in ogni momento, che in questi 9,60 kilometri quadrati, si vive solo di carnevale, di frecce tricolore, di sfilate di canti e di balli.
Questo è il totale complessivo dell'esercito popolare albense, un esercito formato da donne, uomini, anziani e bambini, che giornalmente combatte in difesa dei propri diritti, in difesa dei sempre più scarsi posti di lavoro, in difesa della propria libertà e contro i soprusi dei violenti e degli arraffoni. Un esercito guidato, ma per fortuna non comandato, da 10 persone distanti dagli obiettivi vincenti e che propina giornalmente alle truppe "un rancio ludico" privo di condimento.
Siamo quasi pronti a disertare, stanchi di udire in ogni momento, che in questi 9,60 kilometri quadrati, si vive solo di carnevale, di frecce tricolore, di sfilate di canti e di balli.
Ci raccontano in resoconti artefatti di pitture astrali di piccoile stanze, della raccolta degli aghi dei pini, di pochi metri di asfalto gettati a destra e a manca, della messa in sicurezza di un ponte di legno che sarà abbattuto, di quattro fiori piantati.
E TACCIONO MISERABILMENTE sulle nuove strade da aprire, sui marciapiedi da realizzare, sulla sicurezza dei soldati cittadini, e su un lungomare oramai vecchio.
Ci sembra oramai giunto il momento di dire basta.
Ci sembra oramai giunto il momento di dire basta.
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