giovedì 18 febbraio 2016

La resurrezione di Berlusconi secondo le Sacre Scritture

Dal Vangelo secondo Matteo (Renzi)

In quel tempo un certo Lazzaro di Arcore era condannato. Il sodale Verdini dunque andò da Matteo Rensù a dirgli: «Signore, ecco, colui che tu ami è condannato».
All’udire questo, Rensù disse: «Questa condanna non porterà alla morte politica, ma è per la gloria della Casta, affinché per mezzo di essa il Figlio della Casta venga glorificato».
Rensù amava Verdini e Lazzaro. Quando sentì che era condannato, rimase per due giorni nel luogo dove si trovava. Poi disse ai discepoli: «Andiamo di nuovo a trattare con Forza Italia!». I discepoli gli dissero: «Maestro, fino a ieri i forza-italioti cercavano di lapidarci e tu ci vai di nuovo?». Rensù rispose: «Non sono forse dodici le ore del giorno? Se uno FA di giorno, non inciampa, perché vede la luce di questo mondo; ma se cammina di notte, inciampa, perché la luce non è in lui e non può FARE».
Disse queste cose e poi soggiunse loro: «Lazzaro, il nostro amico, si è addormentato; ma io vado a riesumarlo».
Quando Rensù arrivò, trovò Lazzaro che già da quattro mesi era condannato. La Santanché, come udì che veniva Rensù, gli andò incontro e gli disse: «Signore, se tu fossi stato in Parlamento, il mio Lazzaro non sarebbe stato cacciato! Ma anche ora so che qualunque cosa tu chiederai ai piddini, loro te la concederanno». Rensù le disse: «Il tuo Lazzaro risorgerà».
Poi domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere, si trova al Nazareno proprio sotto il Che Guevara!». Rensù scoppiò in pianto. Dissero allora i forza-italioti: «Guardate come lo amava!». Ma alcuni di loro dissero: «Lui, che ha aperto gli occhi a Fassina, non poteva anche far sì che costui non venisse cacciato dal Parlamento?».
Allora Rensù, ancora una volta commosso profondamente, si recò alla sede PD: era una grotta e contro di essa era posta una pietra. Disse Rensù: «Togliete la pietra!». Gli rispose Civati: «Signore, manda già cattivo odore: è lì da quattro mesi». Gli disse Rensù: «Non ti ho detto che, se ubbidirai, rivedrai a fine mese il tuo stipendio?». Tolsero dunque la pietra. Rensù allora alzò gli occhi e gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». Il morto politico uscì, i piedi e le mani legati con bende, e il viso avvolto da un sudario. Rensù disse loro: «Liberàtelo e lasciàtelo andare».
Molti dei forza-italioti alla vista di ciò che egli aveva compiuto, credettero in lui. Ma alcuni di loro andarono dai lettiani e riferirono loro quello che Rensù aveva fatto.
Allora il Presidente della Repubblica e i lettiani riunirono il sinedrio e dissero: «Che cosa facciamo? Quest’uomo compie molti segni. Se lo lasciamo continuare così, tutti crederanno in lui, verranno gli antipolitici e distruggeranno il nostro Parlamento e le nostre lobbies».
Ma uno di loro, Caifranceschini, che era sommo ministro quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla! Non vi rendete conto che è conveniente per voi che un solo uomo tratti con i forza-italioti e non vada in rovina il Parlamento intero!».
Caifranceschini profetizzò che Rensù sarebbe stato tradito per il bene del PD e non soltanto per il PD, ma anche per riunire insieme i vecchi figli della DC che erano dispersi. Da quel giorno dunque decisero di ucciderlo politicamente.
post di Satira Politica.

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