Il fenomeno del trasformismo, come realtà intrinseca dell’identità
politica albense, in genere si identifica con un blocco di pensiero che non
concede contraddittorio. Tanto meno dispute o divergenze.
É una Entità che stabilisce i confini di ciò che è civile e
democratico: recita con la saccenteria di un profeta, manifesta atteggiamenti presuntuosi
dai contenuti spocchiosi, ma nella realtà rappresenta un’ulteriore stranezza
della politica con un retrogusto quasi sempre amaro, per non dire marcio.
L’ambizione fa tabula rasa di ciò che c'era prima: per
rinnegare un passato con un tasso ideologico alto si cerca solo lumi con un tasso
alcolico molto alto per riaccendere una nuova fiamma; e per colmare vuoti in
politica si demonizza il passato ma si conserva sempre in memoria un contenuto
di lacune e carenze.
Per segnalare che sembrano tanti si raccolgono, ciascuno con
la loro bella valigetta porta valori di voti, per negoziare strumenti di
impegno futures e quote di rappresentanza o si radunano in gruppo per firmare regolamenti,
accordi associativi e manifesti di reciproca intesa.
Esistono, per mera fortuna, persone e intelletti di qua e di
là dell'oceano politico albense, pensieri e intenti di una diversità davvero bizzarra
che merita un'attenzione particolare: invece di continuare a chiedere risposte
a una politica sorda e sterile si insiste nel ricercare le soluzioni ai
problemi locali.
Tutte cose vere, che vanno al cuore del problema. Prima fra
tutte quelli dell’erosione e del depuratore.
Solo così facendo si possono fare due passi avanti e,
soprattutto, sferrare un duro colpo al pessimismo collettivo e al menefreghismo
che archivia il potere di questa Amministrazione comunale, che non sa come
venirne a capo, e registra le spente velleità di una minoranza che messa
insieme ha voce solo per beccarsi tra loro e di potersi esibire sui tavoli apparecchiati
come prezzemolo della politica. Zac
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