martedì 11 ottobre 2016

LA GUERRA DELLE PAROLE

Nei giorni trascorsi sui giornali locali il chiacchiericcio delle alleanze in vista delle elezioni comunali ha lasciato il fianco scoperto a chi ha tirato fuori dagli scaffali polverosi della memoria il brevetto usato nel passato per amministrare la nostra comunità.
Sia ben chiaro: titolo valoriale di prospettiva che oggi serve studiare, per vedere come è stato usato ieri e utile a riconoscere i meriti e considerarli utili per il futuro.
Le fandonie, buone per cucinarci gli accordi sottobanco, servirci l’utopia della trasparenza e della collegialità e farci ingoiare il mito del dialogo con la base e il territorio, sono oramai considerate del tutto inutili.
Le panzane che raccontano sui giornali sono accreditate come morte. Così, assieme a loro, moriamo un po’anche tutti noi.
Sono noiosi, ripetitivi, vanitosi e dispensano prediche in controtendenza rispetto al sentire della gente comune. Da svariati anni sono in cattedra, cercano ancora di influenzare i cittadini albensi, per molto tempo hanno tenuto banco, studiando come farci fessi con mille associazioni, saltando come scimmie da un ramo politico all’altro, ma alla fine hanno combinato poco o nulla.
Lasciando in frantumi sul territorio albense l’esibizione scalcagnata di parole e comportamenti, senza riuscire a salvaguardare la sola ricchezza che abbiamo, il bene più prezioso: la spiaggia.

Se c'è qualcosa di prezioso da conservare, che per nostra fortuna ci viene regalato dal passato, se non amiamo la nostra tradizione, la nostra storia, se non coltiviamo il nostro passato, la nostra memoria, se non rispettiamo le cose che esistono, che madre natura ci ha regalato, le sole parole non bastano a combattere il rigor mortis della nostra Alba.

Basta far la guerra con le sole parole ! zac

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