lunedì 19 settembre 2016

Il trombone del cazzo

Indovinello: cosa vi fa venire in mente il nome di Pilogallo? 
Scommetto che nessuno ha in tasca la risposta esatta. Questo per dire quanto effimera e indelebile è la traccia lasciata, dalle sue più recenti comparsate, nella memoria albense.
Peggio: quale marchio ha lasciato nei vostri cuori? Eppure si fregia di aver operato e di averci rappresentato per tre anni nella realtà albense, a suo dire “lontano dai riflettori e dagli ignari operatori culturali del luogo”.
Non propongo neanche la domanda di riserva, per sapere da quale pianeta proviene questo novello Mosé della cultura, così affaticato nel tirarci fuori dalla pozza dell’ignoranza e dal fango dell’arretratezza culturale, che serpeggia sull’habitat albense.
Sarà stato che in soli pochi anni oblio e indifferenza hanno soffocato il chicchirichì di questo gallo e sepolto la sua opera civilizzatrice. Sta di fatto che basterebbe questa constatazione a svelare il patetico trombonismo con cui l'albense rullio di tamburi mediatici ha accompagnato le sue gratuite(?) fatiche.
Beninteso “trombonismo” è riferito sia al trombone aggettivo, quanto al trombone sostantivo.
Ottanta o centomila presenze che siano nel Carnevale, per quanto brutto e senza iperbole, pur senza gallinacce spoglie e canti di galli alieni, ed anche con qualche trafiletto degli esclusi per fuorigioco, cosa importa?
Agli Albensi veri importa di più quando il resto della comunità continua a essere in tutte altre faccende affaccendato e preoccupato, sull’erosione, sui divieti di balneazione, sulla mancanza di lavoro, sull’aiuto ai disabili, sulla mancanza del verde, sul traffico, sulla pulizia, sulla sicurezza, sulla gestione del territorio…
Al momento dei tromboni del cazzo non ce ne frega proprio niente. zac

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