Non usciremo dal cono d'ombra della nostra possibile scomparsa fisica, politica e culturale importando dalle megalopoli statunitensi la moda dei giustizieri folli.
Non offenderemo i nostri simboli, le nostre bandiere, i nostri eroi, facendone l'alibi per solitudini ossessionate, per fallimenti esistenziali, per individualismi ringhiosi.
Il nostro compito, oggi, è immaginare una società alternativa al bestiale modello in via di dispiegamento, e, soprattutto, saper incarnare questa alternativa attraverso una grande avventura collettiva, un atto di civiltà, un'opera di rifondazione dall'altissimo contenuto etico.
Il rivoluzionario, oggi, non è la scheggia impazzita ma l'uomo che si riscopre erede, figlio, fratello, padre, il patriota, il membro di una comunità di destino, l'uomo consapevole dei propri legami e anche degli obblighi morali che da tali legami discendono.
Questa società fa di tutto per infilarci in vicoli ciechi. Sta a noi essere quelli che aprono vie.
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